In vista del Climate Pride di domani 15 novembre, durante i giorni della COP30, una riflessione sulle arti performative e sulla transizione ecologica a partire dallo spettacolo WE DID IT! di Ateliersi, visto durante la scorsa edizione di Attraversamenti Multipli dal titolo coesistenza

Le circostanze nevralgiche che stiamo attraversando, ultimamente definite con il termine di “policrisi”, interessano tutti gli ambiti della sfera politica, sociale e personale. Anche le arti performative, dal punto di vista della creazione, produzione e fruizione, ci sfidano a un ripensamento del nostro esserci e richiamano l’attenzione sull’urgenza di alcune tematiche, al fine di ridefinire i contorni della nostra presenza sulla Terra: dovremmo spostare un po’ più in là i confini antropocentrici e iniziare ad ascoltare l’ambiente e gli altri esseri che come noi lo abitano. La responsabilità sociale e la responsabilità ambientale sono gli immediati obiettivi di coscienza e azione, l’una non può prescindere dall’altra in quanto se parliamo di crisi climatica dobbiamo necessariamente riconoscere quanto si tratti di una frattura diffusa e trasversale che ingloba la sfera economica, sociale, democratica, ecologica, erodendo quindi la nostra facoltà di creare sempre nuove, e vitali, prospettive. L’immaginario è nutrimento e punto di riferimento della collettività, attraverso di esso si trasmette e/o sovverte una cultura; non c’è un pianeta B perché oltre a distruggere questo stiamo progressivamente denutrendo il nostro pianeta immaginativo.
La seconda edizione del Climate Pride, che si terrà domani 15 novembre a Roma, è una manifestazione nazionale, o meglio, un’alleanza tra la specie umana rappresentata da associazioni ecologiste e sociali, movimenti, cittadinƏ e la multispecie terrestre composta da animali, piante, batteri e ogni forma vivente che rivendicano l’urgenza di uno shock trasformativo per una fattiva transizione ecologica e quindi sociale. L’utilizzo delle maschere di animali, di travestimenti gonfiabili è finalizzato a ricordare non solo il carattere multispecie e intersezionale ma a ribadire il pacifismo dell’azione, a scoraggiare qualsiasi attacco violento di soffocamento della rivolta da parte della polizia. Come è successo negli scorsi giorni a Roma in cui è comparso un unicorno in mezzo al corteo pro Pal richiamando il caso emblematico delle proteste a Portland e la diffusione della pratica Operation Inflation: chi oserebbe manganellare una ranocchia o un papero? Pratiche performative e militanti come queste dimostrazioni pacifiche, e come le tante che si susseguono e si sono susseguite contro il genocidio palestinese, a livello internazionale, e quelle del movimento romano Vogliamo tutt’altro, impattano sui linguaggi e sul modo in cui parliamo del presente: «Sta cambiando la grammatica culturale intorno a noi, i segni linguistici dati per assodati come simboli del potere vengono sovvertiti. Non vogliamo cadere nella spettacolarizzazione delle lotte ma creare una strategia partecipativa e complessa che possa durare nel lungo periodo. Questo è artivismo, la crisi non è più singolare, autoreferenziale, ma condivisa e plurale». In una serata di fine settembre, durante il festival romano Attraversamenti Multipli, l’artivista e uno dei coordinatori del Climate Pride Valerio Gatto Bonanni, al termine dello spettacolo WE DID IT! della compagnia Ateliersi, ha ribadito l’importanza di prendere parte a un momento collettivo e ludico come il Climate Pride – organizzato domani negli stessi giorni della COP30, ovvero la Conferenza delle Parti, l’evento globale per le discussioni e i negoziati sui cambiamenti climatici ospitato dal Brasile.

Nelle ultime tre edizioni, da quando Attraversamenti Multipli si è spostato nel parco di Torre del Fiscale, la direzione artistica di Margine Operativo ha iniziato a insistere su una linea curatoriale che comprendesse e si interrogasse circa le tematiche relative alla sostenibilità: «Vogliamo amplificare la risonanza intorno a tutto ciò che ci circonda creando connettività: il festival è fatto di performance e spettacoli ma vogliamo accrescere di più le occasioni di talk, residenze, laboratori per aprire nuovi fronti di discussione». Per ripensare la relazione delle performance in cartellone con il verde urbano, molti spettacoli sono stati programmati al tramonto, sono state scelte tecnologie agili e meno impattanti per poter lavorare con attenzione nel rispetto dell’ambiente del parco e delle specie che lo vivono. «In un momento così duro per la società vogliamo creare delle dinamiche “morbide” di accoglienza per contrastare la spigolosità del presente. Questa è una scelta che rispetta la biodiversità: un’ecologia di forma che diventa anche di contenuto» afferma Alessandra Ferraro che insieme a Pako Graziani dirige il festival dal 2001. La durezza del presente, esplicitata dall’attivismo per la giustizia climatica e sociale, si manifesta nella Capitale, e non solo, anche per quanto riguarda la situazione delle politiche culturali, instabilità che il festival stesso si è trovato a dover fronteggiare: «una tempesta nella relazione col Ministero della Cultura che ci ha visto esclusi con una decurtazione di 17 punti per la qualità artistica, poi di nuovo reinseriti con l’istanza di riammissione che ha fatto slittare il festival da giugno a settembre. In questo esterno faticosissimo per tutta la scena del contemporaneo, cercare di tracciare nuove traiettorie ci ha permesso di fortificarci con resilienza e inclusione rispetto a un attacco diretto del potere ai corpi e alle modalità in cui questi si uniscono».

Tra queste traiettorie, WE DID IT! di Ateliersi (ideazione e drammaturgia di Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi che è anche interprete in scena) si presenta come «un esperimento di sostenibilità e di accessibilità teatrale» che la compagnia da Bologna ha portato fino al parco di Torre del Fiscale su un furgone 100% elettrico, preparato con pannelli fotovoltaici che alimentano gli impianti audio e luci grazie all’energia solare. Secondo Menni e Mochi Sismondi «i temi di questo progetto viaggiano avanti e indietro nel tempo, tra passato, presente e futuro – comunità solari, riappropriazione dello spazio pubblico, stoccaggio dell’anidride carbonica, disarmo – e attraverso la narrazione invitano il pubblico a immaginare un’alternativa possibile per discutere il linguaggio sul contemporaneo: ci chiediamo come possiamo affrontare alcuni argomenti urgenti, bucarli, senza usare parole già masticate, assertive, piegate a retoriche uniformanti». La drammaturgia compone temporalità diverse, tra un prima, un oggi, e un domani, tuttavia il testo che Mochi Sismondi incarna seduto su una sedia, sotto gli archi del parco, come unica voce recitante, costituita però a sua volta da altre voci (estratti da Tolstoj, Aldo Rosselli, Paolo Nori, Anna Carson, Ilaria Palomba, Luigi Malerba, Esther Kinsky…), sembra viaggiare su un eterno presente, un’atemporalità fluida che collega le diverse dimensioni percettive.
Come riportato in due passaggi del testo di WE DID IT! dovremmo allora continuare a nutrire i nostri immaginari, personali, sociali e creativi, prendendo spunto dall’ambiente che ci circonda, da quello che ci comunica per la sua e nostra sopravvivenza: «Aggiungevo ogni volta nuovi particolari, coinvolgendo così i miei compagni di vita nella pratica in cui io stesso mi stavo esercitando da qualche tempo: / comporre immagini mentali sempre più dettagliate». Ed ecco che dalla testimonianza della figura in scena emerge una comunità di bio-immaginisti: «mentre nel mondo aumentava la disponibilità di immagini esterne, nelle persone inaspettatamente cresceva il desiderio di comporre all’interno dello spazio invisibile della loro immaginazione”». Lo spettacolo lascia al pubblico la libertà di dilatare le proprie facoltà immaginative, per oltrepassare la catastrofe e ripensare le alleanze tra i viventi. In questo modo la visione drammatica, teatrale, è riconsiderata in relazione all’insegnamento della Natura, alla sorprendente energia con la quale fa nascere e alimenta reti, famiglie, regni, in connessione simbiotica.
Lucia Medri











