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HomeCordelia - le RecensioniTCHAÏKA (di Natacha Belova e Tita Iacobelli)

TCHAÏKA (di Natacha Belova e Tita Iacobelli)

Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 24

A volte capita di vedere dei piccoli capolavori ma come li spieghi? Come li racconti? Perché ti dispiace, da critico, che i lettori non siano stati lì, non abbiano potuto fare il viaggio insieme. Poi tu trovi alcune parole, ma non è lo stesso. Questa sensazione mi ha trascinato via dal Teatro India dopo aver visto Tchaïka, il piccolo Gabbiano cechoviano di Natacha Belova e Tita Iacobelli che, sulla scena, ne guida movimenti e voce. Perché questo gabbiano è un burattino a misura d’uomo, no, di donna, precisamente un’attrice in là con gli anni ma non con l’età – lo so, sembra un gioco di parole, ma come la raccontereste un’attrice che all’ultima recita della sua vita vuole fare Nina e non Arkadina? Si sente giovane, l’arte le permette di considerarsi tale. In cuore, che è come dire nella memoria, le restano i personaggi di ogni recita, è stata mille volte madre e non ha mai avuto figli, è stata colpevole anche da innocente, la magia di stare in abiti di vite altrui, che solo il teatro sa restituire, esiste in lei come una particolare forma d’arte che riguarda la sua vita, non solo il suo mestiere. Tchaïka è al passo finale, l’addio alle scene, ma sarà poi vero? Non sta recitando anche il ruolo dell’attrice all’ultimo ruolo? Il dubbio si scioglie nella magia, la neve che dall’alto bagna il capo di Tchaïka sconvolge da fuori una scena d’interni ma, allo stesso tempo, quel clima sembra l’unico possibile in un salotto coperto di teli, sopra mobili in disuso che qualcuno, prima o poi, porterà via. È, quel salotto, la stessa attrice? Non lo sappiamo, ma nel dubbio i teli lei li tira via, non si sa mai che sia dimenticata. Nel salotto appaiono via via gli oggetti, saranno i personaggi di un Gabbiano tutto nella sua memoria; un po’ ha dimenticato le battute, un po’ fa finta di averle perse perché le fanno male, dicono cose che non vuole escano dalla sua bocca. Un peluche è Kostya, un libro è Trigorin, Nina beh, Nina è un gabbiano lo sanno tutti, sul greto di un lago dove si specchia il suo dolore… un lago? E come lo metti in un salotto un lago? (Simone Nebbia)

Visto al Teatro India. Credits: di Natacha Belova e Tita Iacobelli; con Tita Iacobelli; scenografia Natacha Belova; luci Gabriela González, Christian Halkin; musica Simón González dalla canzone La pobre gaviota di Rafael Hernández; in consolle Gauthier Poirier; produzione Ifo Asbl

Cordelia, maggio 2024

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Simone Nebbia
Simone Nebbia
Professore di scuola media e scrittore. Animatore di Teatro e Critica fin dai primi mesi, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de "I Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa); ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo Rosso Antico (Giulio Perrone Editore)

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