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To be or not to be under 35?

La Compagnia Cercamond ha vinto la seconda edizione del Premio Leo de Berardinis per artisti e compagnie campane under 35 con lo spettacolo L’Appartamento 2B. Andrea Cioffi, regista, racconta cosa vuol dire essere giovani artisti immessi nel mercato dei bandi teatrali.

Foto di Ivan Nocera

«C’è un passo del Talmud che mi diverte molto. C’era questo Rabi Barak che va al mercato dove incontra il Profeta Elia e gli dice: “C’è qualcuno in questo mercato che appartiene al mondo del futuro?”. Nonostante ci fosse tanta gente, nessuno apparteneva a quella categoria. Dopo un po’ di tempo, il Profeta Elia si avvicina al Rabi Barak e fa: “quei due appartengono al mondo del futuro”. Il Rabi Barak allora va dai due e chiede quale fosse la loro professione. “Noi siamo buffoni. Quando la gente è triste la facciamo ridere, quando litiga la facciamo riappacificare”». A parlare è Andrea Cioffi che, insieme a Sara Guardascione, fa parte della compagnia Cercamond (l’antico trovatore). La compagnia, composta anche da Gregorio De Paola, Ciro Grimaldi e Fortuna Liguori, ha vinto la seconda edizione del Premio Leo de Berardinis per artisti e compagnie campane under 35 (che dalla prossima edizione interesserà le compagnie under 35 di tutto il territorio nazionale) con L’Appartamento 2B. Aimo (Cioffi) è un precario di trent’anni e vive in un anonimo e misero appartamento in città; conduce una vita per di più solitaria, se non fosse per i messaggi vocali che riceve dalla madre vedova (Rosaria De Cicco), dalla fidanzata esigente Amanda (Lucienne Perreca) e dal collega Claudio (Edoardo Sorgente). I messaggi gli procurano violenti attacchi di rabbia e panico: la madre sola tenta in tutti i modi (ricatto morale incluso) di farlo ritornare a casa, la fidanzata quasi quasi trova un altro uomo più divertente e disponibile di lui, e dal lavoro gli chiedono con insistenza di compilare quei progetti a scadenza dove anche i pagamenti sono a decorso lunghissimo.

Foto di Ivan Nocera

Con che spirito si partecipa a un bando? Si parte dal presupposto che il bando è un sostegno materiale considerevole, o è la consapevolezza di una raggiunta maturità professionale che spinge al salto? «Partecipare a un bando come quello del de Berardinis vuol dire avere a disposizione trentamila euro di produzione: è la possibilità di fare qualcosa in grande. È la possibilità, rispetto a un inizio da teatro off, di misurarsi con una platea diversa, con mezzi diversi, e anche con una politica diversa. A fare bandi su bandi ci siamo accorti che non esiste una diretta correlazione tra la qualità del progetto proposto e la vittoria. Non vince il migliore, ma la cosa che in quel momento intercetta delle specifiche sensibilità. È assurdo che per sperare in una produzione bisogna competere». Sembra un ragionamento contraddittorio, ma non lo è affatto. Va da sé che in questo sistema è difficile immaginare un’alternativa. «Due sono le possibilità: o fai i bandi o ti metti dietro a qualcuno e speri di entrare nella fascia protetta di quel qualcuno, e questo ti permette una certa continuità. Ma così non cambia nulla. In entrambi i casi non si sprona alla ricerca poetica, di linguaggio e politica». Con questi presupposti, le conseguenze sono di due ordini: uno è propriamente materiale, e l’altro è, come scritto sopra, poetico. L’eccezionalità del bando, che diventa l’occasione, e la burocratizzazione di un processo creativo provoca non soltanto frustrazione, ma anche precarietà: si insegue il caso, senza guide. Chiuso oppresso nell’angusto appartamentino (curato nei minimi dettagli di una quotidianità domestica sciatta e disgraziata grazie alla bravura e inventiva di Trisha Palma) Aimo è schiacciato da responsabilità impari rispetto al suo tenore di vita, rispetto all’emotività claudicante che gli impedisce fluidità di movimento e pensiero. Ma il mondo attorno a lui non ha umori più rosei: una sua vicina, Lisa (Guardascione) è una giovane donna disoccupata e completamente dedita alle cure dei genitori anziani con cui vive reclusa; Ivan (De Paola) è un ragazzo dalla sessualità fluida, dipendente da Grindr e smanioso di affetto; Patricia (Liguori) è l’invadente donna delle pulizie, sbrigativa e un po’ grossolana,  alla costante ricerca di una compagnia.

Foto di Ivan Nocera

«Sospendo un giudizio morale sulla questione bandi under trentacinque. Voglio dire questa cosa, voglio farlo in questo determinato modo? Lo faccio. Quando non potrò più troverò un’altra soluzione». Aimo una soluzione l’ha: vorrebbe morire. Appare un alto figuro vestito di bianco e con un enorme sorriso (Grimaldi) che gli ricorda il suo proposito porgendogli un flacone di medicine. Veniamo alla questione poetica. Chissà che non esista una sorta di progettazione di una “direzione artistica” rispetto alle nuove generazioni (fermo restando che il cambio generazionale ancora non si è capito dove posizionarlo), e, se è così, quali sono le forme più insistenti delle nuove direzioni. Quale sarà il rapporto con l’originalità? Tentare di vincere, di emergere, vuol dire tentare di essere originali. Sforzarsi di essere originali. «Fare l’attore è un conto, vincere i bandi è un altro. Il teatro di oggi rischia di essere un po’ circolare: che diventi una serie di lavori che, solo per assecondare la direzione artistica dei bandi, siano politica articolata in figura con quel linguaggio. Il bando magari lo passo, ma che sto facendo? È un lavoro sociale non perché tratta di temi sociali o ha una forma smaccatamente sociale, ma perché il teatro è da sempre specchio della società. Oggi fare questo è difficile perché la società si è allontanata dal teatro che ha preso una connotazione elitaria. Nel secolo scorso, in reazione a un teatro ormai imborghesito le Avanguardie hanno rivendicato una forma che lo scardinasse. Quella forma ora è il mainstream».

Foto di Ivan Nocera

La società a teatro c’è, ma è un pezzo molto selezionato. «Fare il teatro vuol dire farlo per il pubblico, vuol dire renderlo attento su di un determinato argomento, o, perché no, farlo ridere di quell’argomento. Vuol dire raccontare una storia, renderla comprensibile su più livelli interpretativi. Parlando a tutti. Popolare non è una brutta parola». Spinti da un sincero e raro piacere per il raccontare, attitudine che ha della generosità e della passione a cui in platea si è risposto ridendo con gratitudine, Cioffi e Guardascione impongono l’elemento letterario come direzione della scena: nel modo in cui le scenografie mobili (interessanti e stuzzicanti i riferimenti televisivi) soffocano o isolano Aimo, o nella tipizzazione di ogni personaggio (scritti abilmente e ancor più abilmente interpretati: tesi, instabili, mai costanti, a tratti macchiettistici, ma non parodistici) che è reso immediatamente riconoscibile e davvero parlante; il modo in cui l’elemento surreale delle apparizioni accompagna e chiarisce l’instabilità di Aimo, l’amplifica e la conduce a un livello di comprensione maggiormente emotivo. Il sottotesto da tragedia shakespeariana (dove in quel 2B or not to be c’è l’interrogativo di cosa voglia dire essere presenti, quando e se si è presenti, a sé stessi e al mondo) è proprio l’espediente e la premessa narrativa. Niente di nuovo: ce lo diciamo ridendo, entusiasti.

 Valentina V. Mancini

Ridotto del Mercadante, Napoli – Maggio 2023

L’APPARTAMENTO 2B

da un’idea di Andrea Cioffi e Sara Guardascione
drammaturgia e regia Andrea Cioffi
con Andrea Cioffi, Gregorio De Paola, Ciro Grimaldi, Sara Guardascione, Fortuna Liguori
scene Trisha Palma
costumi e maschera Rosario Martone
musiche ed effetti sonori Emanuele Pontoni
disegno luci Andrea Savoia
con la partecipazione in voce di Rosaria De Cicco, Lucienne Perreca, Edoardo Sorgente
aiuto regia Salvatore Scotto d’Apollonia
direttore di scena Flavia Francioso
elettricista Angelo Grieco
macchinista Nicola Grimaudo
foto di scena Ivan Nocera
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

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