Che fine ha fatto il teatro per le nuove generazioni?

Un approfondimento sullo spettacolo dal vivo dedicato alle spettatrici e agli spettatori più giovani durante il blocco delle attività legato alle restrizioni da Covid-19. Tra scuole chiuse, didattica online e tentativi di guardare al pubblico del digitale, il teatro ragazzi cerca di affrontare una crisi durissima.

Infernoparadiso – Teatro Del Drago – Drammatico Vegetale

Teatro ragazzi e pandemia. Da dove cominciare?

Questo è senz’altro uno degli ambiti più colpiti e più delicati del più espanso problema “teatro e pandemia”, poiché il teatro ragazzi non vive delle sole dinamiche che regolano il teatro, ma è fortemente legato a numerose altre dinamiche, come, in primo luogo, quelle della scuola.

Come per tutto il settore dello spettacolo dal vivo, le problematiche che sono sorte in questi mesi sono state di ordine differente tra il primo e il secondo lockdown. Se a marzo 2020 la prima necessità è stata quella di riempire un vuoto improvviso e inatteso, andando a intercettare alcune vecchie e nuove necessità delle comunità di spettatori, la seconda fase – pressappoco cominciata a ottobre – ha visto sovrapporsi l’emergenza sanitaria ed epidemiologica a tutte le nuove dinamiche di una vita lavorativa e sociale che, nel bene e nel male, è dovuta ripartire. Questo ha reso senz’altro più complesse le modalità di intercettazione dei pubblici e dei loro bisogni, poiché non si è trattato più di colmare un apparente vuoto, bensì di trovare nuovi spazi in cui far sopravvivere l’esigenza culturale.

Il teatro ragazzi ha subìto fasi alterne in questi mesi: da una parte esso è stato tra i primi – insieme alle macro categorie del teatro di figura e del teatro di strada – a poter tentare una rinascita durante i mesi estivi, intercettando piazze e spazi aperti, tornando all’attacco nelle sue versioni più versatili.

Ben diversa è stata la situazione all’inizio dell’autunno: tutti i centri dedicati al teatro ragazzi hanno tentato, sin dall’estate, di immaginare una stagione 2020/21 per forza di cose ridimensionata, coronata dall’incertezza: non solo rispetto all’apertura dei teatri, ma anche rispetto all’enorme incognita della scuola. Il teatro ragazzi ha capito la difficoltà del nuovo anno ben prima che i teatri venissero nuovamente chiusi, ovvero nel momento in cui è stato annunciato che le scuole non avrebbero potuto effettuare uscite didattiche.

Ovviamente, come era già successo nel primo lockdown, con le nuove chiusure molto presto anche il teatro ragazzi è tornato a convertirsi in una forma online, digitale. In forme molteplici e molto differenti: si va dalle fiabe in diretta Facebook o in televisione, ai laboratori teatrali e di costruzione, mini art-attack in diretta Zoom, agli spettacoli di burattini e ai prodotti pensati ad-hoc per la fruizione online.

È davvero complesso entrare nel merito delle singole produzioni: la maggior parte delle realtà ha tentato di recuperare il contatto con la propria comunità di famiglie, immaginando piccole azioni dedicate; e le attività presentate in questo senso sono davvero molte. Per quanto riguarda i grandi centri di produzione, invece, alcuni hanno preferito investire su nuove produzioni da presentare dal vivo quando sarà possibile. È il caso di Teatro del Drago/Drammatico Vegetale e Teatro Gioco Vita/Balletto di Roma, che hanno presentato le nuove produzioni Infernoparadiso e Il piccolo re dei fiori online in attesa del debutto in teatro. Altri, come Teatro delle Briciole/Solares Fondazione delle Arti, dopo mesi di silenzio, hanno risolto la questione con brevi fiabe “lette dai grandi attori” e pubblicate sulle pagine Facebook. Infine, le produzioni ad hoc: dal Nickname @Leonechestriscia di Davide Giordano e Riccardo Reina (produzione La Piccionaia/Associazione Micro Macro) o Il Gatto con gli Stivali di Riserva Canini (produzione Riserva Canini con il sostegno di Next), al Prometeo di Señor Serrano (nato dalle residenze digitali di Kilowatt/Armunia). Progetti profondamente differenti per quanto riguarda tematiche e modalità narrative, ma che condividono un processo di ricerca inedita sul mezzo digitale e si strutturano sulle specificità del contesto virtuale e della fruizione da remoto.

Da un punto di vista generale, sembra più semplice intervenire sull’infanzia: le attività di laboratorio e pure di spettacolo trovano una facilità di interazione maggiore con i bambini fino alla scuola elementare, così come il fatto di interagire direttamente con la famiglia garantisce maggiori possibilità di successo e di comunicazione.

Il lavoro sulle fasce adolescenziali (le più colpite dalla didattica a distanza, del resto), invece, sembra molto più complesso, innanzi tutto perché deve passare necessariamente attraverso le scuole, anch’esse fortemente provate dal carico di lavoro organizzativo e del personale che caratterizza questo lungo periodo.

Un altro grande problema che il teatro ragazzi sta affrontando in questo periodo è quello della comunicazione: ancora più di un normale teatro, che già negli ultimi anni poteva aver sviluppato una propria campagna di promozione, ad esempio, sui social, il teatro dedicato ai più giovani è sempre rimasto più legato all’interazione diretta con le scuole e con le famiglie, così come ai territori di appartenenza. Rielaborare completamente la propria campagna di promozione, tramite i social e meccanismi di vendita dei biglietti online, sta rappresentando senz’altro un ulteriore ostacolo alla diffusione delle iniziative per i bambini e i ragazzi.

Ragionando sulla questione, sono numerosi i dubbi che possono sorgere: innanzi tutto è evidente come sia mancata, finora, totalmente, una gestione in qualche modo unitaria di questo ambito culturale, così come sia venuto a mancare il legame – fondamentale in questo contesto – con le amministrazioni. Ogni attività è immaginata, promossa, venduta dal singolo ente. Per di più, il terreno di “guerra” si è esteso a dismisura nell’incontro con la terra di nessuno che sono i social network, dove indirizzare la propria campagna pubblicitaria richiede specifiche competenze e dove la concorrenza non conosce limiti. Questo, se per alcuni aspetti rappresenta un grande vantaggio – il poter far incontrare, ad esempio, bambini e ragazzi di scuole diverse, così come di paesi e nazioni diversi, così come il poter dare nuova visibilità a realtà altrimenti sconosciute – dall’altra priva gli enti del proprio tessuto territoriale, del pubblico con il quale era stato precedentemente costruito un rapporto di fiducia e di continuità, e mette il singolo prodotto alla mercé di un contesto in cui immagine e capacità comunicativa sono tutto.

Si ritrovano, così, sullo stesso piano, nello stesso scrolling degli “eventi della settimana”, esperienze di ricerca e teatro tradizionale, fiabe e percorsi interattivi nei quali lo stesso spettatore fa fatica ad orientarsi.

Interattività: su questo termine sembra giocarsi la grande sfida del teatro ragazzi in questo periodo. Si contrappongono costantemente la forma televisiva del servizio culturale (passiva, incentrata sulla narrazione e, più raramente, sulle immagini), a quella del gioco interattivo, che pure sacrifica molto all’aspetto prettamente estetico dell’esperienza performativa per concentrarsi sulle possibilità interattive del mezzo digitale. Possibilità nuove, da scoprire, e molto, molto distanti da quelle che siamo soliti vivere nel contesto del teatro (sia esso un teatro o l’aula di una scuola). Dinamiche che il teatro ragazzi sta tentando di indagare anche dal punto di vista teorico, con iniziative come il ciclo di incontri La cassetta degli attrezzi del teatro ragazzi organizzato da Assitej Italia.

Certo, in questo mare di informazioni, di iniziative occasionali e di piccoli eventi è difficile rintracciare un percorso di sviluppo. Così come è difficile immaginare un’alternativa costruttiva nel momento in cui cultura e amministrazione percorrono strade parallele, senza mai incontrarsi. Eppure, ci sono compagnie che hanno già saputo sviluppare il mezzo digitale in direzioni nuove, tramite lo studio e la conoscenza delle piattaforme (Zoom, Obs, per esempio), che permettono quanto meno di immaginare creazioni inedite, che per giunta tentano di indagare un aspetto nuovo e prepotente della nostra contemporaneità e hanno la grande potenzialità di poter raggiungere le generazioni più giovani e incontrarle sul loro stesso terreno di gioco. Le possibilità di questa ricerca si intravedono, così come si intravede – o almeno torna alla mente quella che in teoria è stata sempre la proprietà del teatro ragazzi – quella di un supporto attivo e alternativo alla didattica e al percorso scolastico. Ed è difficile comprendere come ora, in un momento in cui la didattica sembra avere più che mai bisogno di nuovi stimoli e vie d’uscita, con un corpo docente stremato e messo alla prova da nuove modalità e da nuovi bisogni, non si consideri anche il teatro tra i mezzi culturali in grado di sostenere un percorso formativo, di espanderlo. Questa assenza eccellente, questo vuoto che è venuto a crearsi è anche da intendersi legato al concetto per cui se i teatri sono chiusi, allora il teatro non esiste. A ribadire questo sembra essere, per prima, la categoria dei lavoratori del teatro che da mesi chiede la riapertura, che inneggia a “il teatro in streaming non è teatro”, ma che difficilmente si interroga sui ruoli trasversali che le diverse competenze potrebbero assumere nella vita culturale di una comunità, spesso non rendendosi, apparentemente conto di quanto il grido “o teatro o morte” possa apparire anacronistico.

No, probabilmente il teatro non interessa più a nessuno se non a quelli che lo fanno. Se non a un settore che tenta – seppur sempre in modo sconnesso e sgangherato – di portare una voce a proprio favore nel disordine di questi mesi. Che sembra sempre chiedere la luna e chiedere qualcosa che in questo momento appare, alla stragrande maggioranza delle persone, come superfluo.

Nel teatro ragazzi questo è molto visibile: il servizio che si svolge rappresenta sempre un extra, un di più, un diversivo della domenica pomeriggio. Il fatto che le amministrazioni non considerino affatto le proprie forze culturali territoriali come supporto e come stimolo alla risoluzione e alla gestione di problemi sociali di più ampia scala non può essere soltanto attribuito alla loro cecità. Non si tratta, qui, di cercare i colpevoli. Si tratta di rendersi conto di un presente in cui il nostro ruolo di operatori culturali non è riconosciuto, perché non vuole essere riconosciuto ma anche perché, forse, spesso, non siamo stati in grado di farlo riconoscere. Nel teatro ragazzi questo, purtroppo, è particolarmente vero. È il risultato di anni e anni di compromessi, con le amministrazioni, con i teatri, ma prima di tutto con il pubblico. È il frutto di un annichilirsi al teatro come uscita didattica, come svago e passatempo, al rinunciare progressivamente al proprio ruolo di formazione attiva dei cittadini. Questo non vale per tutti, ovviamente. Realtà virtuose sono già crollate sotto il peso di interessi ben poco virtuosi e che con la cultura non hanno nulla a che fare. E lo stillicidio continua, ogni giorno. Questo periodo forse ci sta mostrando come sia il caso di reinventarsi non soltanto nelle forme, bensì, innanzi tutto, nel proprio ruolo di parte civile, di intervento politico e di presenza. Con o senza il teatro.

Angela Forti

Leggi articoli e riflessioni su Coronavirus e teatro

Leggi altri comunicati e news su Covid 19

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da più di 10 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here