Teatrosofia #104. Storia e commedia di Erodico di Babilonia

Teatrosofia #104 su Erodico di Babilonia, alla ricerca di personaggi storici dentro le commedie.

IN TEATROSOFIA, RUBRICA CURATA DA ENRICO PIERGIACOMI – collaboratore di ricerca post-doc e cultore di storia della filosofia antica presso l’Università degli Studi di Trento – CI AVVENTURIAMO ALLA SCOPERTA DEI COLLEGAMENTI TRA FILOSOFIA ANTICA E TEATRO. OGNI USCITA PRESENTA UN TEMA SPECIFICO, ATTRAVERSATO DA UN RAGIONAMENTO. Il #104 si concentra su alcune opere di Erodico di Babilonia, tra le quali anche una che ricostruisce il profilo di alcuni personaggi storici considerando le commedie come fonte primaria.

Corrado Guzzanti

Erodico di Babilonia – discepolo del filologo Cratete di Mallo – scrisse numerose opere di varia erudizione e di polemica contro filosofi o letterati anche illustri. I frammenti dei tre testi più importanti ci sono conservati dai Sofisti al banchetto di Ateneo di Naucrati. La prima opera è il Contro gli adulatori di Socrate, che scredita come ingannatori, immorali, maligni Senofonte, Eschine, Antistene, Platone e altri Socratici. Il secondo testo consiste nel Simposio, dove Omero è lodato per le sue descrizioni dei banchetti degli eroi, allestiti con temperanza, religiosità e sobrietà. Questi raduni sono di nuovo contrapposti ai simposi dei “filosofi” quali Platone ed Epicuro, in cui sono invece la sciatteria, le oscenità e il disordine a dominare sia la tavola, sia le conversazioni. Il terzo e ultimo testo di Erodico si chiama Personaggi storici nelle commedie. Tale opera è composta da sei libri e, come da titolo, cerca di ricostruire il profilo degli uomini e delle donne realmente esistiti, attraverso la fonti dei comici antichi. Secondo i tre scarni frammenti che ci sono pervenuti, Erodico si era nello specifico occupato di restaurare almeno il ritratto di due ètere contemporanee di Demostene (= Sinope e Fanostrata) e del poligrafo Polemone di Ilio.

Benché questo è l’unico testo dedicato a un’analisi sistematica della commedia, i resti del Contro gli adulatori di Socrate e del Simposio ci mostrano a loro volta il metodo erodicheo all’opera, a volte anzi aggiungendo dei dettagli considerevoli. Il più importante è che Erodico sfruttava i versi dei comici per rinforzare il suo attacco contro i Socratici, rimproverati di essere stati testimoni confusi degli eventi della loro epoca.

Il Simposio contiene in realtà un’unica allusione comica. Erodico fa richiamo malevolo alle Nuvole di Aristofane che descrivono Socrate come un uomo cencioso e dai piedi sporchi. Egli lo usa per lanciare una frecciatina contro l’immagine che Senofonte dava del suo maestro. Il Socrate del Simposio senofonteo rinuncia al profumo, adducendo l’argomento che profumarsi non è confacente a un uomo virtuoso, mentre ammira le esibizioni delle danzatrici. Erodico trova però contraddittorio questo comportamento. L’ammirazione della danza è un segno di spregevolezza, quindi indegno della virtù che Socrate invoca. Inoltre, profumarsi sarebbe stato nel suo caso un bene. Avendo i piedi sporchi e una figura trasandata, il profumo avrebbe infatti giovato a Socrate sul piano dell’igiene. La citazione da Aristofane mostra, insomma, che per Erodico le Nuvole sono una fonte più degna della vita del filosofo, rispetto al ritratto idealizzato e contraddittorio di Senofonte.

Anche il Contro gli adulatori di Socrate muove attacchi al Simposio senofonteo. Stavolta Erodico colpisce la dichiarazione di Senofonte di essere stato uditore diretto dei discorsi di Socrate. Egli avrebbe ascoltato le parole pronunciate nei simposi allestiti da Callia in onore della vittoria dell’atleta Autolico al pancrazio. Ora, la cronologia non regge. Stando alla commedia Autolico del comico Eupoli, l’omonimo atleta avrebbe vinto al pancrazio quando Aristione era arconte e Senofonte era ancora bambino.

Il Contro gli adulatori di Socrate rivolge però i suoi sforzi soprattutto contro Platone. Si è già visto, in particolare, che Erodico tacciava il filosofo di una grave contraddizione: condannava nella Repubblica il teatro e le arti imitative, pur dando ai suoi dialoghi una struttura teatrale e mimetica. Notiamo adesso che le sue citazioni comiche si rivolgono, per un verso, contro la condotta morale di Platone e dei suoi discepoli. Con un richiamo alla commedia Il naufrago di Efippo, infatti, Erodico accusa i Platonici di essere calunniatori e mentitori avidi di denaro. Per un altro verso, le citazioni erodichee dai comici tolgono coerenza e storicità ai personaggi / ai fatti di alcuni dialoghi di Platone, attraverso la stessa strategia usata contro Senofonte.

In generale, Erodico è convinto che le ricostruzioni storiche dei testi platonici siano smentite proprio dal silenzio eloquente delle commedie antiche. Platone dice molte cose a cui i comici non alludono neanche lontanamente: per esempio, che Socrate fu figlio di un’ostetrica (Teeteto) e dormì nel letto con il giovane Alcibiade, senza consumare alcun rapporto sessuale con lui (Simposio). Se fossero stati veri, tali aneddoti “piccanti” non sarebbero stati taciuti dalle commedie, e ciò vale soprattutto per l’ultimo dialogo. Il Simposio annovera infatti Aristofane tra gli interlocutori di Socrate, ma il commediografo non si sarebbe certo lasciato scappare l’occasione per deridere la frigidità sessuale di un filosofo, che tenne vicino tra le coperte l’uomo allora più bello e desiderabile di tutta la Grecia.

Ma il testo che subisce i maggiori attacchi è il Protagora. Platone ambienta il dialogo nella casa di Callia, che aveva da molto tempo ereditato dal padre (lo stratega Ipponico) un’ingente ricchezza e, pertanto, attirava al suo interno molti sofisti interessati ad approfittarsene. Tra questi, vi è Protagora, che raggiunse Callia durante un suo secondo viaggio in Atene, e Ippia di Elide, che a quanto pare si mosse prima che la sua patria fosse coinvolta nella Guerra del Peloponneso contro gli Ateniesi – altrimenti, non avrebbe potuto circolare così liberamente. Platone propone dunque una datazione alta di questi eventi (432 a.C. circa). A ciò ostano, però, le testimonianze degli Adulatori di Eupoli, del Conno di Amipsia e dei Selvaggi di Ferecrate, che invece suggeriscono una cronologia “bassa”. Il secondo viaggio di Protagora, la morte di Ipponico e l’eredità di Callia andrebbero posticipati più in basso nel 422 a.C., quando ormai era avviata da anni la guerra del Peloponneso e Ippia non poteva affatto muoversi con sicurezza ad Atene. Ne segue che il Protagora è uno dei molti dialoghi di Platone che distorcono la realtà storica e inventano fatti mai accaduti per davvero.

Sempre in margine a questo testo, va in ultimo menzionato che Erodico nota incidentalmente un altro difetto. Il Protagora platonico dileggia Callia e i sofisti in modo persino più “teatrale” degli Adulatori di Eupoli. L’aggettivo è molto eloquente per la sua connotazione negativa. Il teatro in quanto fonte storica è per Erodico fondamentale, mentre come opera artistica è da respingere perché “esagerato”, “vano” e “deformante”. Se tale rilievo conferma ulteriormente la dimensione teatrale dei dialoghi platonici, esso non va tuttavia preso per un complimento. Il filosofo eccelle in quello che nelle commedie rappresenta la parte più trascurabile e dannosa: la finzione poetica.

Non sempre la polemica di Erodico coglie nel segno, o è animata da alcune riserve oggettive. Ad esempio, egli erra quando attacca lo Ione e la Repubblica di Platone, sostenendo che l’uno condanna in blocco tutti i poeti, l’altro muove un’invettiva contro Sofocle. Uno sguardo più attento mostra, infatti, che la verità risiede quasi nella tesi opposta. Lo Ione riconosce al rapsodo Ione il pregio di avere una natura “divina” e capace di cantare cose sapienti/belle per ispirazione, la Repubblica loda la continenza di Sofocle che, da anziano, afferma di essere contento di non subire più il tirannico impulso al rapporto sessuale e alle pene d’amore.

I ragionamenti di Erodico hanno infine un limite. Essi non tengono da conto che Platone scrisse dialoghi che distorcono volutamente i dati reali per alimentare l’immaginazione e favorire la discussione filosofica. Sono insomma commedie che, diversamente da quanto vuole Erodico, sono interessanti non tanto per la loro fedeltà alla storia, bensì per il loro valore poetico e conoscitivo.

 Enrico Piergiacomi

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D’altra parte, poiché mi risulta che anche alcuni oratori politici parlino delle etère per accusarle o per difenderle, ricorderò anche questi. Nel discorso Contro Androzione Demostene nomina Sinope e Fanostrata. Di Sinope Erodico Crateteo, nel libro sesto dei Personaggi storici nelle commedie, dice che era chiamata “Abido”, perché era una vecchia (Erodico di Babilonia, Personaggi storici nelle commedie, fr. 1 = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro XIII, cap. 50)

 

Apollodoro nel libro Le ètere registra due ètere di nome Frine, delle quali l’una era chiamata “Pianto e Riso”, l’altra “Sarpedina”, mentre Erodico nel sesto libro dei Personaggi storici nelle commedie, sostiene che l’una, detta presso gli oratori “Sesto”, era così chiamata perché passava al setaccio e spogliava quelli che la frequentavano; l’altra era invece chiamata “la Tespiese” (Erodico di Babilonia, Personaggi storici nelle commedie, fr. 2 = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro XIII, cap. 60)

 

[Polemone] era soprannominato anche “Ghiotto di iscrizioni”, secondo quanto ci dice Erodico, il discepolo di Cratete (Erodico di Babilonia, Personaggi storici nelle commedie, fr. 3 = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro VI, cap. 26)

 

E Socrate invece! Perché mai accoglie di buon grado le suonatrici di aulo, il ragazzo che danza e suona la cetra, e perfino la danzatrice con le sue acrobazie sconvenienti, mentre rifiuta il profumo? A dire il vero, nessuno avrebbe accettato senza ridere che lui si mettesse il profumo, soprattutto se avesse avuto in mente questi versi: “Quei visi pallidi, che vanno in giro scalzi, vuoi dire? / Tra questi quello sciagurato di Socrate e Cherefonte” (Erodico di Babilonia, Simposio, fr. 13; Aristofane, Nuvole, vv. 193-194 = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro V, cap. 13)

 

E Socrate: «Per Zeus, o Callia, ci tratti in modo perfetto! Non solo ci hai offerto un pranzo impeccabile, ma ci presenti anche spettacoli e musica graditissimi». E quello: «Che ne diresti se ci si portasse del profumo, perché mangiassimo pure in mezzo alla fragranza?». «No, davvero», rispose Socrate. «Perché, come altra veste va bene alla donna, altra all’uomo, cosi altro odore si addice all’uomo, altro alla donna. Non c’è dubbio che nessun uomo si profuma per l’uomo; le donne, poi, specie se da poco sposate, come quella del nostro Nicerato e di Critobulo, che bisogno hanno del profumo? È il loro odore, questo. Invece, l’odore dell’olio usato in palestra, se c’è, piace più che l’odore del profumo alle donne, e se non c’è, più lo si dèsidera. Schiavi e liberi, appena profumati, hanno subito lo stesso odore, mentre gli odori che provengono dalle fatiche liberali esigono davvero accurati esercizi e molto tempo, se vogliono riuscire graditi e degni di un libero». E Licone: «Ma questo vale per i giovani: noi che non ci esercitiamo più, che odore dovremo avere?». «Della virtù, per Zeus», disse Socrate. (…) Ora terminiamo il ragionamento, perché vedo la ballerina che sta qui, pronta, e uno che le porge i cerchi». E già l’altra cominciava ad accompagnarla col flauto, mentre uno stando vicino alla ballerina, le porgeva dei cerchi, dodici in tutto. Essa li prendeva e continuava a danzare e li gettava in alto agitandoli e calcolando a quale altezza dovesse lanciarli per riprenderli in cadenza (Senofonte, Simposio, cap. 2, §§ 3-8)

 

In tutto questo dunque i filosofi dicono il falso e non si rendono conto di scrivere anacronismi, come per esempio fa l’ottimo Senofonte, che nel Simposio suppone che Callia, figlio di Ipponico, sia innamorato di Autolico, figlio di Licone. Quando questi vince il pancrazio, Callia dà per lui un banchetto e Senofonte è presente con gli altri commensali quando forse non era neppure nato o era più o meno un fanciullo. Era l’anno dell’arcontato di Aristione. Fu allora che Eupoli fece rappresentare l’Autolico grazie a Demostrato, in cui canzonava la vittoria di Autolico (Erodico di Babilonia, Contro gli adulatori di Socrate, fr. 1; Eupoli, Autolico, fr. 63 = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro V, cap. 56)

 

Ma certo, secondo me, si deve ricordare quel che gli uomini perbene fanno, non solo quando agiscono in tutta serietà, ma anche quando si prendono qualche svago. È questa la mia opinione per essere stato presente a un fatto che voglio narrare. C’era la corsa a cavallo delle grandi Panatenee e Callia, figlio di Ipponico, amante di Autolico ancora fanciullo, era venuto alla festa col giovinetto che aveva vinto la gara del pancrazio. Terminata la corsa a cavallo, ritornava a casa nel Pireo con Autolico, e il padre di lui: l’accompagnava Nicerato (Senofonte, Simposio, cap. 1, §§ 1-2)

 

Perciò anche il poeta comico Efippo, nel Naufrago, ha rappresentato Platone in persona e alcuni suoi scolari addirittura come calunniatori a fini di lucro, mostrando che si adornavano riccamente e che dedicavano al proprio aspetto una cura maggiore dei debosciati dei nostri giorni; egli dice: «Poi s’alzò in piedi un giovanotto sveglio, / uno di quelli dell’Accademia, fintoplatonici / acchiappamonetinebrisonotrasimacheschi [sic], per le percosse del bisogno sposato all’arte di guadagnarsi una paga / con le chiacchiere, capace di parole ponderate; / ben rasati i capelli col rasoio, / ben fluente la barba in intonsa lunghezza, / ben calzato il piede nel sandalo con lacci attorti / sopra la caviglia in giri tutti uguali, / dalla rotondità della clanide ben corazzato il petto, / appoggiò sul bastone la figura solenne / e un discorso accattato, mica suo, mi pare, / iniziò: “O cittadini della terra attica…”» (Erodico di Babilonia, Contro gli adulatori di Socrate, fr. 5; Efippo, Il naufrago, fr. 14 = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro XI, § 120)

 

In realtà nessuna delle cose che Platone ha detto di Socrate c’è qualche poeta comico che la dice: non che fosse figlio di un’ostetrica truce, non che Santippe fosse una moglie ringhiosa che gli rovesciava sulla testa vasi da notte, non che lui giacesse con Alcibiade sotto la stessa coperta. Eppure tutto questo l’avrebbe dovuto divulgare al suono delle campane Aristofane, che era al simposio, secondo Platone: non avrebbe taciuto Aristofane […] sul fatto che lui corrompesse i giovani (Erodico di Babilonia, Contro gli adulatori di Socrate, fr. 4 = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro V, § 61)

 

Ma  come, ridicolissimo ragazzo, non hai sentito dire che io sono figlio di una levatrice assai eccellente e rigorosa, Fenarete? (Platone, Teeteto, passo 149a1-2; trad. Cambiano)

 

E così, io [Alcibiade], dopo quello che avevo ascoltato e detto, lanciati come dei dardi, credevo di averlo ferito: mi alzai, allora, e senza dargli la possibilità di dire più nulla, lo coprii con questo mio mantello (e infatti era inverno), mi sdraiai sotto il suo logoro soprabito, lo abbracciai, abbracciai quest’uomo demonico e davvero degno di meraviglia, e lì rimasi disteso per tutta la notte. E neppure su questo, Socrate, dirai che mento. Bene, nonostante io avessi fatto quel che ho raccontato, lui a tal punto fu superiore e disprezzò e derise lo splendore della mia giovinezza e lo trattò con tracotanza – e dire che pensavo valesse qualcosa, o giudici: perché giudici siete della superbia di Socrate – e sappiatelo bene, per gli dèi, per le dee, mi alzai, dopo aver dormito tutta la notte con Socrate, senza che fosse capitato nulla di diverso che se avessi dormito con mio padre o con un fratello più grande (Platone, Simposio, passo 219b3-d2; trad. Nucci)

 

E poi, anche il dialogo del Protagora, che si svolge dopo la morte di Ipponico, quando Callia ne aveva già ereditate le proprietà, menziona Protagora, arrivato per la seconda volta ad Atene non molti giorni prima. Ma Ipponico, nell’anno in cui fu arconte Eutidemo, era schierato, in qualità di stratego, con Nicia contro i Tanagresi e i rinforzi della Beozia, e nella battaglia poi ha vinto. È morto verisimilmente non molto tempo prima della rappresentazione degli Adulatori di Eupoli, nell’anno dell’arcontato di Alceo. E che sia cosa recente il fatto che Callia abbia ereditato il patrimonio, il dramma lo mostra. Sulla scena, infatti, Eupoli rappresenta Protagora in città, laddove Amipsia nel Conno fatto rappresentare due anni prima non lo annovera nel “coro dei Pensatori”. E’ chiaro allora che Protagora arrivò nell’intervallo tra i due momenti. Ma Platone ci presenta anche Ippia di Elide nel Protagora con degli altri suoi concittadini che sarebbe naturale non si trattenessero ad Atene in tutta sicurezza prima della conclusione della tregua annuale sotto Isarco, nel mese di Elafebolione. Egli presuppone che il dialogo avvenga in giorni in cui la tregua è cosa recente; dice per esempio: “Se fossero dei selvatici, come quelli che l’anno scorso il poeta Ferecrate rappresentò alle Lenee”. Ora, i Selvatici furono rappresentat sotto Aristione; dopo Aristione fu arconte Astifilo, e Astifilo fu quinto dopo Isarco, sotto il quale veniva conclusa la tregua. Dunque: Isarco, poi Aminia, poi Alceo, poi Aristione, poi Astifilo. Contro la storia, Platone nel dialogo mette ad Atene i nemici di Atene, Ippia e i suoi, quando nessuna tregua era in vigore (Erodico di Babilonia, Contro gli adulatori di Socrate, fr. 2; Eupoli, Adulatori, T2A; Amipsia, Conno, T2A; Ferecrate, I selvaggi, T1A = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro V, § 59)

 

Andiamo avanti: il suo magnifico Protagora, oltre a contenere un attacco contro molti poeti e uomini sapienti, ridicolizza la vita di Callia in modo piu teatrale degli Adulatori di Eupoli (Erodico di Babilonia, Contro gli adulatori di Socrate, fr. 4; Eupoli, Adulatori, T2A = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro XI, § 115)

 

Parecchie altre cose si possono dire su Platone e tutte concorrono a dimostrare che i suoi dialoghi sono frutto di invenzione. La sua ostilità nei confronti di tutti risulta chiara dal contenuto del dialogo intitolato Ione: qui prima parla male di tutti i poeti, poi anche degli uomini portati al potere dal popolo, Fanostene di Andro, Apollodoro di Cizico, e inoltre Eraclide di Clazomene (Erodico di Babilonia, Contro gli adulatori di Socrate, fr. 4 = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro XI, §§ 112-113)

 

Il Critone contiene un’invettiva contro lo stesso Critone, la Repubblica persino contro Sofocle (Erodico di Babilonia, Contro gli adulatori di Socrate, fr. 4 = Ateneo di Naucrati, I sofisti al banchetto, libro XI, §§ 115)

 

Ora a me è già accaduto di incontrare altri che non stanno così, e fra questi proprio Sofocle, il poeta. Ero presente una volta quando gli fu chiesto: “Come va, Sofocle, con i piaceri d’amore? Sei ancora capace di unirti a una donna?”. E lui rispose: “Taci, uomo. Con gran sollievo sono fuggito da tutto questo, come se scappassi da un padrone rabbioso e selvatico”. Mi parve allora una buona risposta, quella di Sofocle, e non meno buona mi sembra anche adesso: perché è del tutto vero che, almeno per cose di tal genere, nella vecchiezza sopravvengono una pace e una libertà grandi. Quando i desideri perdono la loro tensione e si rilassano, ecco che pienamente accade quel che Sofocle ha detto, e diventa possibile liberarsi da questi padroni numerosi e folli (Platone, Repubblica, libro I, passo 329b6-d1; trad. Vegetti = Sofocle, T80a Radt)

 

[I frammenti di Erodico di Babilonia sono raccolti e pubblicati da Ingemar During (ed.), Herodicus the Cratetean, New York-London, Garland, 1987. La traduzione dei passi di Ateneo di Naucrati è contenuta in Luciano Canfora (a cura di), I deipnosofisti: i dotti a banchetto, 4 voll., Roma, Salerno, 2001, quella del Simposio di Senofonte in Gabriele Giannanonti (a cura di), Socrate: Tutte le testimonianze, Roma-Bari, Laterza, 1971. L’aneddoto su Sofocle è compreso nella raccolta di Stefan Radt (ed.), Tragicorum Graecorum Fragmenta. Vol. 4: Sophocles, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 1999. Per Platone, si usano invece le seguenti traduzione:

  1. Giuseppe Cambiano (a cura di), Platone: Dialoghi filosofici, Torino, UTET, 1981;
  2. Mario Vegetti (a cura di), Platone: La repubblica, Milano, Rizzoli, 2007;
  3. Matteo Nucci (a cura di), Platone: Simposio, Torino, Einaudi, 2015]
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Enrico Piergiacomi è collaboratore di ricerca presso l’Università degli Studi di Trento. Studioso di filosofia antica e di teatro, è specialista del pensiero teologico antico e delle sue ricadute morali, dei Presocratici, dei filosofi ellenistici. Attualmente, lavora all’edizione italiana degli scritti di Phillip Mitsis sull’Epicureismo, supervisiona il Laboratorio Teatrale dell’Università degli Studi di Trento e cura la rubrica Teatrosofia (https://www.teatroecritica.net/tag/teatrosofia/) con Teatro e Critica. Dal 2016, frequenta il Libero Gruppo di Studio d’Arti Sceniche, coordinato da Claudio Morganti. È co-autore con la prof.ssa Sandra Pietrini di Büchner, artista politico (Università degli Studi di Trento, Trento 2015) e autore di una Storia delle antiche teologie atomiste (Sapienza Università Editrice, Roma 2017; di prossima pubblicazione). Un suo profilo completo è consultabile sul portale: https://unitn.academia.edu/EnricoPiergiacomi

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