#mollotutto e apro un teatro. A Sambuca di Sicilia, il Teatro L’Idea

#MolloTutto e apro un teatro: una rubrica per raccontare di resistenza teatrale. Nel #6 appuntamento Costanza Amodeo, presidente del Teatro comunale L’Idea di Sambuca, racconta l’esperienza di fare impresa culturale in un piccolo borgo lacustre, tra i boschi e le colline della Sicilia. Intervista

Aprire un teatro in luoghi periferici, in zone in cui le politiche territoriali non siano necessariamente abituate a gestire le attività culturali pensando al palcoscenico come uno dei primi luoghi deputati alla costruzione di un senso di comunità, in cui la comunità stessa non sia solita inserire il teatro nel novero delle possibilità di offerta, per consuetudine o per necessità. In un momento in cui i concetti di resistenza e resilienza culturale ritornano frequentemente abbiamo deciso di provare a indagare e raccontare, attraverso le parole dei protagonisti, delle piccole e grandi storie di coraggio, piccoli e grandi progetti che trovano casa per volontà fuori dai grandi centri e dai grandi giri di circuitazione nazionale.

Perché la scelta di occuparsi di teatro in un territorio simile?
La Sicilia è una terra di teatri. Considerando anche i “teatri di pietra”, le rovine monumentali, se ne contano 309. Esiste dunque una fortissima tradizione del teatro, un’attenzione specifica, ma anche una tendenza all’“insularità”. Spesso finiscono per circuitare soprattutto le produzioni locali, ci sono spettacoli importanti che non riescono ad arrivare in Sicilia, o arrivano solo a Palermo e a Catania, e non si può trasferire sul pubblico la responsabilità di raggiungerli. La passione per il teatro dialettale, anche agìto, è un altro segnale di affezione delle persone alle scene, ma poi continua a mancare l’occasione di misurarsi con una dimensione più nazionale e internazionale.
Sono legata a Sambuca per ragioni personali, si tratta della cittadina di origine della mia famiglia, e ho sempre amato il suo piccolo teatro all’italiana, costruito a metà dell’Ottocento, che conta più o meno 240 posti. Così quando il sindaco, nel 2016, mi ha telefonato e mi ha detto: «Perché non prendi in mano il teatro?», ho pensato che fosse l’occasione di mettere la mia formazione manageriale al servizio di un fine artistico e anche comunitario.

Come hai fatto, quali sono le difficoltà che hai incontrato?
Mi sono trovata in un contesto di grande criticità finanziaria: il teatro era carico di debiti e i debiti portano con sé deterioramento su molti livelli. Accade un po’ ovunque, in Sicilia forse di più. Dico sempre che ho avuto tre vite – una da giornalista, una da manager e la terza è quella iniziata con la chiamata del sindaco – e che tutto mi è tornato utile per salvare il teatro.
Il giornalismo mi ha allenata a un’“operatività” che è stata indispensabile. Il teatro vive in due dimensioni: una propriamente “letteraria” e una fortemente fattiva.
La mia seconda vita, durata tredici anni, come direttore marketing e comunicazione dell’azienda informatica della mia famiglia, mi ha dato gli strumenti per guardare al teatro come a un’impresa culturale: una stagione artistica è sostenuta da una combinazione di talenti e competenze, tra cui anche quelle manageriali. Inoltre è stato necessario scrivere bandi e coordinare un insieme di maestranze.
Nella mia visione non può esistere il modello volontaristico, che spesso purtroppo sorregge tante realtà artistiche. La passione ha alti e bassi e lo spirito di servizio è sottoposto a molte variabili: un’impresa deve poggiare su altro. Desidero che i dipendenti vengano regolarmente formati dagli operatori dei grandi teatri nazionali, perché siano sempre aggiornati e sappiano gestire il processo nel futuro.

Quali sono gli obiettivi?
Fare del Teatro L’Idea un punto di riferimento per compagnie nazionali che vogliono venire in Sicilia. Si tratta di un angolo di Italia molto attrattivo ma segnato da tante difficoltà di accesso, che rischiano di perimetrarlo.
È anche una questione di sguardo e lo sguardo fiorisce nel tempo. Se non osi, se continui a dare al pubblico soltanto quello che ha sempre avuto, lo ghettizzi negli stereotipi. Accanto all’investimento crescente sulle nuove produzioni e sulla programmazione per le scuole, il mio obiettivo principale è quello di elidere questo confine. Vorrei che lo spettatore di Sambuca non percepisse la platea in cui siede a una distanza siderale da quelle di Roma o di Milano. Io apro il recinto.

(Costanza Amodeo) Teatro comunale L’Idea per Teatro e Critica

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