#MolloTutto e apro un teatro. A Mondavio, il Teatro Apollo.

#MolloTutto e apro un teatro: una rubrica per raccontare di resistenza teatrale. Nel #3 appuntamento Paola Ricci e Filippo Paolasini raccontano l’esperienza del Teatro Apollo a Mondavio. Intervista

Aprire un teatro in luoghi periferici, in zone in cui le politiche territoriali non siano necessariamente abituate a gestire le attività culturali pensando al palcoscenico come uno dei primi luoghi deputati alla costruzione di un senso di comunità, in cui la comunità stessa non sia solita inserire il teatro nel novero delle possibilità di offerta, per consuetudine o per necessità. In un momento in cui i concetti di resistenza e resilienza culturale ritornano frequentemente abbiamo deciso di provare a indagare e raccontare, attraverso le parole dei protagonisti, delle piccole e grandi storie di coraggio, piccoli e grandi progetti che trovano casa per volontà fuori dai grandi centri e dai grandi giri di circuitazione nazionale.

Perché avete aperto un teatro in un territorio simile?

Non abbiamo mollato tutto, ma abbiamo inziato da qui. Qui è dove sono le nostre radici ed è per questo, che lo abbiamo scelto. Quando stai cercando un’identità, quando scegli che lavoro fare, è sempre bene partire dall’inizio, e per noi l’inizio è stata la nostra casa, il luogo dove siamo nati, cresciuti che poi abbiamo abbandonato per cercare le “buone pratiche” che vivono, o meglio sopravvivono, nella nostra penisola. La cosa molto importante per noi è stato plasmare il nostro teatro sull’esperienza delle realtà conosciute da prima e poi diventate autentici collaboratori o più semplicemente maestri a cui far riferimento. Ci piace ricordare uno su tutti il Teatro delle Albe (Ravenna). Con gli anni la proficua collaborazione con AMAT ha fatto sì che la nostra identità diventasse un profilo riconosciuto con tratti ben definiti.

Come avete fatto, quali sono le difficoltà che incontrate?

Abbiamo fondato nel 2016 la compagnia (under 35) e sempre sotto il nome di Asini Bardasci (che in marchigiano arcaico significa ragazzini), abbiamo iniziato a produrre e promuovere attività progettuali di tipo teatrale nel territorio marchigiano e non solo. Nel 2018, con la prima produzione: Fratellino e Fratellina, abbiamo ottenuto un importante riconoscimento nazionale con la Menzione al Premio Scenario Infanzia. Sempre nel 2016 abbiamo cominciato ad “abitare” il teatro Apollo di Mondavio (PU), con il progetto-rassegna “Anche questo è Teatro”, portando spettacoli di teatro contemporaneo di rilievo nazionale.

Ci siamo impegnati quotidianamente quotidianamente, cercando di rendere il nostro lavoro, ancor prima che lo diventasse realmente, una professione. Altro ingrediente di fondamentale importanza è stato il lavoro sul pubblico, sul nostro pubblico, c’è un senso di apparteneza che lega con un filo rosso la platea del Teatro Apollo con il primo asse di legno del nostro palcoscenico. Spesso gli spettacoli proposti sono a misura d’uomo, ovvero, spettacoli che dialogano con la vita di oggi, proponiamo un teatro che piaccia in primis a noi e che sia buon teatro. Questo rapporto di onestà, unito a una grande voglia di mostrare, mette insieme una platea sempre piena di nuovo pubblico, entusiasta e curioso, e, come un virus, si propaga, andando di bocca in bocca a raccontare che a Mondavio, il teatro è un’altra cosa, ma anche questo è Teatro (come il nome della nostra rassegna).

Ci piace affermare che non troviamo difficoltà; aspettate, le difficoltà esistono sempre, ma ogni volta che ne troviamo una davanti a noi, pensiamo subito a come renderla un’opportunità, un vantaggio o una nostra caratteristica particolare. Per esempio: siamo partiti senza un soldo. Perciò abbiamo inventato l’abbonamento più sconveniente d’Italia, perché chi si abbona sostiene la nostra stagione e di fatto paga di più; questo ci ha dato la possibilità di creare un rapporto con le compagnie ospitate diretto e vantaggioso per noi e per gli artisti e il pubblico si sente orgoglioso di vedere realizzare il nostro sogno che diventa così un sogno collettivo.

Quali sono gli obiettivi?

Ci piacerebbe che un giorno il pubblico stesso aprisse, durante i giorni di spettacolo, alle ore 15, il portone di legno del Teatro Apollo, come di solito facciamo noi. Qualcuno bravo a fare i conti si mettesse dietro il banco della biglietteria, qualcun’altro invece più accorto nei convenevoli accogliesse altro pubblico a sedere in sala. Ecco, ci piacerebbe, come tutte le forme più alte di partecipazione, che ognuno avesse voglia, magari con un nostro piccolissimo aiuto, di gestire il Teatro e di far sì che ogni artista, possa sentirsi a casa in ogni comunità piccola o grande che sia.

Teatro Apollo per Teatro e Critica

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