Naufragi emotivi. Intervista a Roberto Zappalà

Nel Municipio V di Roma, la prima edizione di FuturaMemoria, rassegna multidisciplinare su tematiche di inclusione e memoria diretta da Valentina Marini, dal 31 ottobre al 28 novembre 2019. Abbiamo intervistato il coreografo Roberto Zappalà della Compagnia Zappalà Danza, che il 28 novembre e dopo il debutto del 2010, riporta in scena Naufragio con spettatore, tratto dall’omonimo saggio di Hans Blumenberg.  Intervista in mediapartnership

Foto di Renato Mangolin

Naufragio con spettatore è il saggio di Blumenberg basato sul dualismo tra l’imperturbabilità dello spettatore e la partecipazione del protagonista di fronte al naufragio. Il suo spettacolo omonimo come prosegue questa interrogazione attraverso la scrittura coreografica?

Non mi pongo mai la domanda del come, credo che gran parte della creatività debba rimanere nell’alveo dell’immaginazione e non del calcolo, in quella soglia dell’impossibilità di comprendere la creatività fino in fondo, e allora so da cosa sono partito ma non esattamente come ci sono arrivato, e se ci sono arrivato. Questo saggio possiede una sua complessità e richiede esperienza nella lettura, io mi ci sono approcciato con la semplicità dell’urgenza e della tragedia, quella degli sbarchi a Lampedusa, quella che mi coinvolge da siciliano tutti i giorni. Penso spesso al titolo di questo saggio, e del mio spettacolo quindi, ed è per me inquietante, mi sembra quasi di tornare all’Antica Roma in cui si assisteva allo spettacolo della morte. L’Occidente in senso assoluto, il sistema politico nazionale e internazionale e non solo quello europeo, sono spettatori. Siamo spettatori inermi, è vero, ma credo che possiamo esserlo da persone sensibili che si interrogano.

Lo spettacolo è del 2010 ed è parte di un progetto dedicato all’emigrazione/immigrazione dal titolo Re-mapping Sicily: come è cambiato in questi anni anche, e soprattutto, in relazione alle scelte relative alle politiche migratorie?

Noi occidentali continuiamo a fare molto poco, sono aumentate le polemiche senza le soluzioni. Il progetto nasce in realtà in sala prove, come parte di un percorso parallelo, non era stato pensato come spettacolo autonomo, poi quando sono venuti a vederlo alcuni amici, mi hanno convinto a portarlo in scena, e allora si è nutrito della musica di Bach, della sua neutralità che si adatta perfettamente a qualsiasi stato emozionale. Materiale scenico che è poi confluito prima nell’Odisseo, il quale poggia sull’antitesi tra viaggio di disperazione e viaggio di piacere, e poi nel macro progetto Transiti Humanitatis (ndr 2015-2017): stiamo transitando e per questo dovremmo ricordarci sempre che non siamo eterni, che esistono i passaggi, che l’umanità è in movimento. Rispetto a ciò, la riflessione attorno allo spettatore che guarda e non agisce è tematica che colpisce l’osservatore attento. La mia terra, la Sicilia, è pienissima di migranti, siamo i primi osservatori diretti del fenomeno e non possiamo per questo essere spettatori non attivi, non presenti a noi stessi e a coloro che hanno bisogno di aiuto. Per esempio nella nostra struttura abbiamo collaboratori diversi e alcuni di questi sono migranti coinvolti in diversi ambiti.

Lo spettacolo è nutrito da un incisivo immaginario pittorico…

Se pensiamo all’idea di naufragio, la nostra civiltà non può prescindere dal dipinto La zattera della Medusa di Théodore Géricault. Le immagini ricreate dallo spettacolo lavorano su quell’istante e da quel momento ritratto sono derivati spunti resi poi movimento dinamico. Il pubblico conosce quel quadro ancora prima del saggio di Blumenberg ed è stato stimolante per me pensare a come il dipinto abbia prima ispirato il saggio e poi la mia danza. L’arte tutta, e la danza in particolar modo, è veicolo di contatto con le emozioni degli spettatori, è più adatta a entrare nei cuori delle persone, lascia spazio al ragionamento, alla riflessione e alla fantasia. Di fronte a quella che è a tutti gli effetti una guerra, un conflitto reale che persiste, una tragedia del quotidiano, la danza non può determinare soluzioni, quello dovrebbe spettare ai politici, ma può arrivare ai sentimenti. Il pubblico spesso vuole comprendere prima di emozionarsi, io credo il contrario, viene prima l’emozione della comprensione: prima li salviamo, poi comprendiamo.

Un messaggio da lasciare a Futura Memoria

Non è affato semplice rispondere a questa domanda. Lascerei un messaggio di convivenza: la terra è rotonda, non ci sono confini, né angoli, ed è in grado di accogliere tutti. Non è pensabile che l’individuo non possa spostarsi e di conseguenza non possa o non debba accogliere. Vero è che ci sono regole normative ma non possono mettere in crisi quello che è il vivere comune. La difesa territoriale è follia pura per me e sono piuttosto ottimista nel credere che non tutti certo, ma la maggior parte delle persone la pensi così.

Posso aggiungere una cosa se mi è possibile? Volevo dire che mi ha colpito molto lo sfregio fatto giorni fa ai danni de La Pecora Elettrica e all’utilità sociale e preziosa di quel luogo. Vorrei dire ai ragazzi di insistere e di andare avanti, con tutti i miei auguri e stima per il lavoro che fanno.

Redazione

Info e programma http://www.contemporaneamenteroma.it/progetto/futura-memoria/

NAUFRAGIO CON SPETTATORE
dedicato a Sergio
prima tappa di Odisseo, dal progetto re-mapping sicily
liberamente ispirato a Naufragio con spettatore di Hans Blumenberg
coreografia e regia Roberto Zappalà
musiche J.S.Bach (preludi e fughe dal Clavicembalo ben temperato), C. Gounod
drammaturgia Nello Calabrò e Roberto Zappalà
danzatori Fernando Roldan Ferrer, Roberto Provenzano
al pianoforte Luca Ballerini
voce Marianna Cappellani
luci e scene Roberto Zappalà
costumi Debora Privitera
direttore tecnico Sammy Torrisi
management Maria Inguscio
coproduzione compagnia zappalà danza – Scenario Pubblico Centro di Produzione della Danza
in collaborazione con Teatro Stabile di Catania, ArtEZ Arnhem (NL), uva grapes Catania contemporary dance festival, AME Associazione Musicale Etnea

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