PEEPDANCE per strada. Libertà da guardare

A Cagliari, va in scena la quinta edizione di Love Sharing. Festival di teatro e cultura nonviolenta, organizzato dalla Compagnia Theandric. L’intervista al coreografo di Tami Dance Company, Nimrod Freed, in scena con la performance di danza site specific PEEPDANCE – The Body id the Lady Space for Freedom. Contenuto pubblicato in mediapartnership

Foto Ufficio Stampa

La tua danza combina diversi generi: quali sono le caratteristiche del tuo lavoro come coreografo?

Io inizio a lavorare dopo aver già ideato il concept della singola opera, e aver scelto i giusti artisti – danzatori, musicisti, designer – come collaboratori. Trovare le giuste persone è la chiave. Come coreografo, io lavoro con la creatività del mio team, sfidandoli a superare ciascuno i propri confini. Assieme, con me in veste potremmo dire di direttore d’orchestra, creiamo un autentico linguaggio di movimento, una sorprendente composizione e una specifica relazione umana che porta con sé anche dei valori estetici. 

Spesso lavori scegliendo un particolare luogo per le tue creazioni, come avviene nella performance che presenterai all’interno del festival Love Sharing: quanto influisce sulla coreografia? La performance cambia al mutare del setting? 

Sì; il nostro lavoro PEEPDANCE – The Body id the Last Space for Freedom, è un evento di danza site specific. La nostra performance è influenzata da ogni luogo che specificatamente scegliamo per il suo svolgimento. Noi rispondiamo sia allo spazio che agli spettatori mentre agiamo la performance. Ogni volta è differente per noi. Spesso cambiamo qualche pezzo della coreografia in dialogo con lo spazio scelto. 

Potresti raccontarci delle questioni iniziali che hanno mosso PEEPDANCE in merito alla struttura che richiama l’idea del “peepshow, alla relazione tra singolo spettatore e performer, ai limiti che vengono, di volta in volta, creati o dissolti? 

In PEEPDANCE  il nostro intento è di sfidare la percezione della tradizionale modalità di visione di una pièce di teatro o danza. Così sono approdato all’idea del  “peeping”. Quando abbiamo iniziato a danzare e a giocare con la struttura a stanze, ho realizzato che  in realtà stavamo riflettendo sulle connessioni tra osservazioni e voyeurismo, intimità e vita di tutti i giorni, provando a dire qualcosa di quel “Grande Fratello” che ci osserva e spia in ogni momento…

Il sottotitolo della performance è “Il corpo è l’ultimo spazio di libertà”. Mentre creavi la coreografia, come hai lavorato con questi due concetti, il corpo e la libertà?

Nella nostra era i nostri corpi sono quasi, se non gli unici, luoghi di libertà, sebbene con tutte le limitazioni del caso. Quando carichiamo il corpo con le giuste intenzioni, con un chiaro linguaggio di movimento e con una passione che senza compromessi riesce a comunicare, abbiamo allora la possibilità di rendere i nostri corpi liberi. 

Love Sharing é il primo festival di cultura non violenta. Se dovessi scegliere una icona, passata o attuale all’interno di questa tradizione, a quale penseresti?

John Lennon.   

Redazione

Scarica il programma di Love Sharing Festival 2019

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