Saverio La Ruina in un libro. L’identità da liberare

In omaggio alla ventesima edizione Primavera dei Teatri 2019, una Quinta di copertina dedicata a Identità sotto chiave, la drammaturgia di Saverio La Ruina, in un libro di Angela Albanese per Quodlibet Studio.

Foto Redazione

Per una riflessione acuta sulla drammaturgia testuale, non è possibile prescindere dagli sviluppi e dagli stimoli connaturati alla messa in scena; e ciò perché il teatro suda dei corpi, brilla nell’umidità della saliva per ogni parola che si riversa in platea. Meglio ancora se poi le parole raggiungono lo spazio d’ascolto per bocca dello stesso autore, come deve di certo aver pensato Angela Albanese quando ha deciso di riflettere sulla poetica di Saverio La Ruina, autore e attore della storica Scena Verticale alla cui opera ha dedicato questo Identità sotto chiave, edito da Quodlibet Studio (2017).

Lingua e stile nel teatro di Saverio La Ruina è invece un titolo minuto, che esplicita al dettaglio quanto davvero sia profonda la ricerca non solo tra le parole ma nei gesti, nella cadenza sonora, nell’intenzione di un attore che incarna il proprio testo come se fosse parte della storia segreta e pur maestosa, che fa delle periferie del mondo l’angolo in cui ha origine la grandiosità del mondo stesso.

Le prime indagini sono per il premiatissimo Dissonorata e per il contiguo La Borto, due personaggi femminili per altrettante vicende di umiliazione di una civiltà derelitta, in cui Albanese rileva un’eco da Eduardo De Filippo e in cui si avverte dell’identità lo squarcio di una negazione; Italianesi è la storia di un moderno Telemaco – ancora Albanese – senza padre e con una patria incerta, nebulosa, una «domanda di padre» più universale, proprio alla ricerca di un’identità dischiusa alla prospettiva; in Polvere tutto cambia, La Ruina «non più vittima ma carnefice», qui dove l’identità si fa duplice e in trasparente contrasto, dove il monologo si fa dialogo, o presunto tale, tra uomo e donna, non intesi come stereotipo, ma come sviluppo intimo di maschile e femminile, nella cui relazione delimitare i frutti maturi da quelli ormai marciti; infine è Masculu e Fìammina, un dialogo con la propria intimità di un uomo la cui identità esterna è separata da quella interna, la cui difficoltà è quella «di riconoscersi nella prerogativa binaria del maschile o del femminile».

Un volume strutturato e denso quello di Angela Albanese, la cui scrittura non eccede in formalismi né si lascia andare a parentele bibliografiche che parrebbero imposte e sovrastanti, ma cerca di dare giustizia per la vocazione drammaturgica del teatro di storie, raffinando un discorso, non banale e non fossilizzato, sull’identità come veicolo di appartenenza alle storie stesse, dei tipi umani ai quali occorre di essere al mondo per affermarla in nome di una sempre mal disposta, e pur necessaria, libertà.

Simone Nebbia

IDENTITÀ SOTTO CHIAVE. LINGUA E STILE NEL TEATRO DI SAVERIO LA RUINA
di Angela Albanese
editore Quodlibet Studio, Lettere – ISBN 9788822901262
anno 2017
pp. 176
140×215 mm, brossura, con illustrazioni bn

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