Volver, ritornare in Sicilia. Spettatori Migranti intervista Giuseppe Provinzano

Lo Spazio Franco, Amunì e Volver

Volver di Giuseppe Provinzano. Foto di Nayeli Salas

Dall’oblò dell’aereo, mentre si intravede la Sicilia, Alagie guarda il Mediterraneo; lo vede per la prima volta da così in alto. Siamo stati invitati a Palermo – come Spettatori Migranti – dal progetto Amunì, una di quelle realtà che grazie al bando MigrArti ’18 – Mibact stanno dando vita a una serie di esperimenti sociali, artistici, alla ricerca di un nuovo senso di comunità, partendo dall’arte.
Alagie la parola Sicilia la conosce bene, torna dopo quasi un anno e mezzo; tempo durante il quale ci siamo conosciuti in un centro d’accoglienza, abbiamo lentamente iniziato a parlarci in italiano, ci siamo avvicinati al teatro insieme da spettatori, come pratica sociale, di apprendimento linguistico, di scoperta di codici e confronto culturale, e poi anche da performer con il progetto Dance Across Border.
Ad aspettarci – in quel luogo virtuoso che risponde al nome di Cantieri Culturali alla Zisa – c’è il regista Giuseppe Provinzano. Da quest’anno la sua compagnia Babel e il progetto Amunì sono assegnatari di uno dei numerosi spazi gestiti dal Comune di Palermo nel quale dar vita ai propri percorsi artistici, all’interno dei Cantieri. È qui che partecipiamo a due delle giornate di teatro, incontri e cinema organizzate dal 4 al 7 luglio. È qui che assistiamo a Volver, nuova produzione della Compagnia dei Migranti Amunì dopo Il rispetto di una puttana. In scena e dietro le quinte le origini dei ragazzi, giovanissimi, sono Mali, Nigeria, Marocco, Tunisia, Sri Lanka Bangladesh, Isole Mauritius, Iraq e Italia. Dopo lo spettacolo incontriamo il regista e ci facciamo raccontare lo Spazio Franco, il progetto Amunì e il perché dello spettacolo Volver.

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