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Residenze artistiche vol 1 – Luoghi di spazio e tempo

Inizia con questo contributo di Fabio Biondi (L’Arboreto – Mondaino) un’indagine sul tema delle residenze artistiche come ambito di riflessione sulla produzione sostenibile nell’epoca contemporanea. Si cercherà di far corrispondere analisi dello stato attuale e proposte in divenire per individuare sviluppi di un settore che ha bisogno di una regolamentazione unitaria e concreta.

Dimora di Mondaino - foto www.thatscontemporary.com
Dimora L’Arboreto, Mondaino – foto www.thatscontemporary.com

La costituzione delle residenze artistiche. Prima e dopo l’applicazione dell’art. 45

Molti protagonisti della scena contemporanea (artisti, operatori, critici, amministratori) sostengono che da alcuni anni gli spettacoli più interessanti sono quelli realizzati dalle compagnie accolte nei luoghi e nei progetti di residenza. Artisti che hanno scelto, per desiderio e necessità, di usufruire delle possibilità (spazio e tempo; osservazione critica e accompagnamento organizzativo; servizi e contributi economici) offerte dagli operatori che gestiscono con continuità tali strutture; abitare i  luoghi per sperimentare processi creativi che nutrono la produzione di nuove opere; condividere le relazioni che i titolari di residenza hanno costruito nel tempo con le comunità di riferimento.
Se quest’affermazione corrisponde al vero, allora occorre davvero potenziare il valore e la necessità di questa pratica creativa: incrementare i contributi dello Stato e delle Regioni, creare connessioni vitali con tutto il sistema del teatro nazionale e internazionale.

Dopo due anni di applicazione dell’art. 45 e di aggiornamento continuo del significato e della centralità nel panorama teatrale, occorre concentrarsi sulle condizioni essenziali che consentono alle residenze di svolgere bene il proprio servizio all’arte: investire sulla qualità e l’autorevolezza dei progetti artistici che ne  caratterizzano le differenti tipologie; dotare gli operatori di risorse adeguate affinché non rinnovino gli stessi errori commessi in passato da altri segmenti del sistema teatrale italiano.
Lo Stato e le Regioni dovrebbero affidare alle residenze lo statuto speciale di “laboratori del contemporaneo” per permettere agli artisti di cercare e perdersi, cominciare e ricominciare, da soli o in compagnia di altri sguardi d’autore. Officine residenziali per riflettere e agire sui processi di ricerca e formazione che accompagnano la crescita di un’opera. Atti di pensiero e pratiche di lavoro per immaginare nuovi orizzonti delle arti sceniche contemporanee, oltre il visibile, per le acerbe generazioni in cerca d’autore e per quelle mature che inseguono ancora le ossessioni e le amate oscurità dell’arte del teatro, della danza e delle arti performative.

Per questi motivi, le residenze dovrebbero insistere maggiormente, soprattutto, sulla cura e il sostegno alla creazione, garantendo agli artisti le migliori condizioni possibili di lavoro e convivio, il fecondo tempo sospeso per studiare e provare: avvicinarsi lentamente alla composizione di una matrice poetica da rinnovare nel tempo.
Nelle mediazioni dell’art. 45, la dialettica fra lo Stato e le Regioni ha assegnato alle residenze diverse funzioni e obiettivi. Scelte amministrative che se da un lato hanno fotografato l’esistente, dall’altro hanno attribuito alle residenze alcune responsabilità che non gli appartengono, con la speranza che il nuovo corso del dibattito riesca a colmare dei ritardi legislativi, politici e culturali lasciati in eredità ai territori.

In questi ultimi anni, le residenze hanno espresso una ricchezza e una vitalità fondamentali: una possibilità reale per rinnovare dall’interno il sistema del teatro e mantenere in vita i dialoghi con i territori. L’insieme delle entità residenziali – l’unità delle differenze – rappresenta oggi uno scenario importante, avanzato, per sviluppare nuove ipotesi di relazione fra artisti e territori, periferia e centro, teorie e pratiche, tradizione e contemporaneità.
Nei dialoghi ravvicinati, nelle prossimità degli incontri, gli artisti e gli operatori hanno la responsabilità di interpretare con coerenza le dinamiche e le contraddizioni; le Regioni di sostenere con convinzione lo splendore delle residenze, evitando di ridurle a soli strumenti di lavoro per riordinare gli equilibri sui propri territori; lo Stato di favorire il dialogo fra le Amministrazioni regionali per coordinare i tempi e le modalità di una corretta attuazione dell’art. 45.
Tutti assieme, “la costituzione delle residenze” dovrebbe riprendere il dialogo e il confronto: per comprendere di nuovo le priorità e i principi fondanti della pratica nella sua acclarata acquisizione; nella costruzione di altre collaborazioni, alla pari, con le strutture e i teatri che si occupano prevalentemente di produzione e programmazione.

Fabio Biondi

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