Letizia Forever: la realtà è una cosa confusa

Teatrino controverso emoziona a Carrozzerie N.O.T. con Letizia Forever. Recensione in taccuino critico

foto Ufficio Stampa
foto Claudio Cavalli

«Immaginati il teatro, che tu sei l’attrice del teatro e che c’è tanta gente, muta, che t’ascolta». Riesce a immaginarlo fervidamente Salvatore Nocera, interprete potente e fragilissimo di Letizia Forever con la regia di Rosario Palazzolo. Nella stessa maniera con cui Teatrino Controverso riesce a immaginare un teatro indipendente, intimo, che dietro lustrini e paillettes dei fabulosi anni ’80 presenta un corpo nudo, capace di ostentare la bellezza semplice e disarmante di un’idea registica, un testo e un attore. Ospite a Teatri di Vetro la compagnia siciliana mostra di aver trovato l’asse attorno al quale ruotare, lasciando al pubblico romano il piacere di illuminare le caleidoscopiche facce di una disco ball che riflette, tra neologismi e hit anni ’80, la distonia di personalità e la realtà molteplice di Letizia Forever sulle pareti di Carrozzerie N.O.T.

«Mi chiamo Mossa Letizia, e sono nata a Palermo il 6 gennaio del 1963». Inizia con accento palermitano a raccontarsi, Lei. Ma il racconto scenico inizia da subito, sul corpo di Letizia, che aspetta seduta in sala. Salvatore Nocera riempie con un’eleganza timida e delicata il vestito e le scarpe rosa, lo sguardo e le movenze di donna, vestendo con la stessa naturalezza la barba e le fattezze da uomo muovendo un interrogativo forte: perché raccontare così una storia? E soprattutto: chi è Letizia, cosa nasconde?

foto Ufficio Stampa
foto Claudio Cavalli

Sarà la “cura della canzone” a dar voce al racconto della donna che, solo azionando il tasto play, riuscirà a far suonare quella voce dentro la testa, così da ripercorrere la fuga d’amore di una donna del sud, ma insieme anche la casa vista-case del nord e la monotonia semplice, brutale, della famiglia. Il registro interamente femminile si sdoppia tra il play del racconto sgrammatico, esilarante, gettato tutto d’un fiato tra le note disco e la luce stroboscopica, ad amplificare l’inganno del rebus, e uno stop intimo, trasognato, di dialogo con il pubblico a luci ferme. Poi, tra una Romantici di Viola Valentino e una canzone di Pupo, il nastro si inceppa, qualcosa è successo. Il destino tragico di ignoranza e infelicità ha inseguito Letizia e suo marito.

Letizia Forever è uno spettacolo dalla poesia sottile ma emotivamente invadente. Chi muore quando muore un amore? E chi è davvero Letizia? Ci chiederebbe sognante, Lei. Poi alzerebbe le braccia perché «la realtà è una cosa confusa» e «capisce solo il capibile la gente», allora in silenzio, sorridendo, ci farebbe ascoltare ancora una volta Romantici «Ma noi che di vita ne abbiamo una sola…». Durante gli applausi, convinti, pieni, la voce di Viola Valentina e il viso ironico di Letizia sembrano suggerirmi una risposta. È una domanda: ma noi, di vita, ne abbiamo una sola?

Letizia Forever è in scena venerdì 27 novembre 2015 a Leonfronte (Enna) presso il salone del SS. Salvatore

Luca Lòtano

Visto a Carrozzerie N.O.T. – novembre 2015

Questa recensione fa parte del Taccuino Critico. Clicca qui per leggere le altre

LETIZIA FOREVER
scritto e diretto da Rosario Palazzolo
con Salvatore Nocera
assistente alla regia Irene Nocera
scene Luca Mannino
disegno luci Toni Troia
organizzazione Stefano Mascagni Giada Biondo
produzione Teatrino Controverso e T22

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