Coppélia all’Opera di Roma. Intervista a Giacomo Luci

Giacomo Luci sul palco del Teatro dell’Opera di Roma interpreta Franz in Coppélia. La seconda intervista del nostro ciclo dedicato al balletto classico.

 

foto di Yasuko Kageyama
Coppélia – foto di Yasuko Kageyama

Dopo l’esordio in Giselle nel ruolo di Albrecht, Giacomo Luci sta preparando un’altra importante prova: è uno dei danzatori scelti per interpretare Franz nella Coppélia di Roland Petit sul palco del Teatro dell’Opera di Roma.
Dopo gli anni della formazione accademica, anni in cui il tempo libero fuori dalla sala di danza è pochissimo, i più talentuosi tra i giovani ballerini entrano nel mondo del lavoro dove si trovano a confrontarsi con ruoli “da adulti”, molto esigenti dal punto di vista interpretativo oltre che tecnico.
Come un giovane di 20 anni possa incarnare stati emotivi così intensi e raffinati, sostenendoli non solo attraverso i virtuosismi del corpo, rappresenta l’evidenza del carattere misterioso di una vocazione all’arte che forse, da questo punto di vista, non si conoscerà mai pienamente. Durante l’incontro con Giacomo Luci ho cercato di sondare alcune sfaccettature della sua sensibilità di danzatore: le mie domande e le sue risposte sono il tentativo di fare luce sulla sostanza e sull’evoluzione di un dono che sulla scena trova la propria verità e la propria pienezza, permettendo a chi lo viva di esercitare una libertà piena e senza vincoli che congiunge corpo e anima anche al di là dell’esperienza.

Qual è stato il tuo percorso dalla formazione fino all’arrivo al Teatro dell’Opera di Roma?

Ho iniziato i miei studi all’Accademia Nazionale di Danza, dove sono entrato a 13 anni. Durante il mio percorso accademico ho avuto la possibilità di fare diverse esperienze di formazione all’estero: in Cina all’Accademia Nazionale di Danza di Pechino, in Kazakhstan con il Balletto di Astana e all’Accademia del Bolshoi di Mosca, per il mio ottavo e ultimo anno di corso. Mi sono diplomato nel 2012 con il maestro Zarko Prebil e poi ho lavorato per un periodo al Balletto dell’Opera Nazionale di Bordeaux. Rientrato in Italia, ho lavorato nello spettacolo Memorie di Adriano con Giorgio Albertazzi. Dopo ho danzato anche con Ismael Ivo in Mishima – The Garden of Forbidden Dreams al Ravello Festival. Quando sarei dovuto ritornare a Bordeaux, ho fatto l’audizione qui al Teatro e sono stato preso. Naturalmente, essendo di Roma, sono felice di aver fatto questa scelta!

Di solito il balletto e il teatro sono percepiti dal pubblico come due universi molto distanti. Che esperienza è stata quella in teatro per te che vieni dalla danza? Come lavora un ballerino accanto a degli attori?

C’è stata una forte contaminazione. Io interpretavo il ruolo di Antinoo, unico ruolo danzato nel contesto di uno spettacolo teatrale [con la regia di Maurizio Scaparro, ndr]. È stato interessante l’incontro avvenuto tra i diversi linguaggi, ma il linguaggio comune su cui abbiamo lavorato è, semplicemente, il linguaggio dell’arte. La mia danza, una coreografia di Ricky Bonavita, rievocava il monologo di Antinoo. Penso che il regista abbia scelto un danzatore per interpretare questo ruolo per la purezza che il movimento può trasmettere, come solo la danza può fare.

foto di Yasuko Kageyama
Giselle – foto di Yasuko Kageyama

Che cosa pensi del nuovo corso intrapreso dalla direttrice del corpo di ballo del Teatro dell’Opera Eleonora Abbagnato? Come stai vivendo questo momento?

Viviamo un momento di cambiamento che prima o poi sarebbe dovuto arrivare. C’è un grande spirito di collaborazione all’interno del teatro e questo agevola il lavoro che tutti dobbiamo portare avanti. È cambiato il modo in cui si guarda alle nuove generazioni: per esempio, la Direttrice ha avuto fiducia nei giovani come me, ci stiamo facendo le ossa. Con Patricia Ruanne [coreografa di Giselle, ndr] ho avuto l’opportunità di imparare molto; all’inizio ho studiato la parte da sostituto, poi alcune defezioni mi hanno permesso di andare in scena con questo ruolo. Si affrontano molte difficoltà in Giselle, tra cui la necessità di una grande resistenza fisica, inoltre ogni movimento ha un preciso significato: per questo il pensiero deve venire prima del gesto, la sensazione deve venire prima del movimento ed è questo, infatti, l’aspetto principale su cui abbiamo lavorato. Per me che ho poca esperienza nei ruoli dove c’è molta pantomima, ho dovuto affinare la qualità dei piccoli gesti come sguardi, sorrisi, il movimento delle mani… C’è un momento in cui Albrecht avvicina a sé Giselle per baciarla e per farlo le gira il volto verso di sé. In quel momento si deve sorprendere per la bellezza della ragazza e le deve dichiarare il suo amore. Ecco, la difficoltà in una scena come questa sta nel rendere vero quel momento, vivendolo veramente, questo probabilmente è in grado di fare la differenza. Riportare la sensazione personale in quel tipo di gestualità è la vera sfida del personaggio.
Adesso sto preparando con Luigi Bonino il ruolo di Franz per Coppélia: è la storia di un ragazzo spensierato che s’innamora di una bambola. Si tratta di un balletto divertente da interpretare, anche se non è affatto semplice da danzare. In stagione comunque quest’anno abbiamo un bellissimo repertorio, la nuova creazione de Lo Schiaccianoci con la coreografia di Giuliano Peparini e poi più avanti Preljocaj, Wheeldon, sono tutte enormi opportunità per noi giovani.

Per chi non conosce il mondo del balletto non è facile capire dove sia possibile reperire uno spazio di libertà all’interno di una carriera così impostata e che, nella maggior parte dei casi, inizia ancora prima dell’adolescenza. I ballerini passano la giovinezza in sala prove, eppure quando sono sulla scena ci raccontano sfumature della vita molto profonde, che evidentemente dipendono da una grande libertà interiore alla quale possono attingere…

Io mi sento assolutamente libero in quello che faccio. Ho fatto una scelta quando ero talmente giovane che, di fatto, non è stata una scelta! Si tratta di qualcosa che avevo dentro e che sto scoprendo piano piano. Qui in teatro ci sono bei progetti e per me è una continua crescita. Quello che mi interessa è fare arte, per me la danza è la forma artistica più sublime perché è quella che nel modo più nitido riesce a esprimere delle emozioni senza sporcarne l’essenza con le parole. Ogni tipo di repertorio, poi, offre diversi aspetti da scoprire. Personalmente preferisco il repertorio contemporaneo perché penso sia un linguaggio più vicino ai nostri tempi. Se la danza si sta evolvendo secondo certe estetiche è perché sta rispecchiando, in qualche modo, il corso della storia. Ovviamente sono messaggi più diretti, quelli del contemporaneo, mentre il balletto classico raggiunge quasi l’immortalità… In questo momento trovo che la danza sia un fedele specchio del nostro tempo: ci sono dei segnali di cambiamento e penso che questo sia un segnale significativo anche per Roma. È importante che la gente venga a teatro, perché c’è bisogno di arte, di un’arte che sia anche medicina, che faccia bene alle persone.

Gaia Clotilde Chernetich
Twitter @gaiaclotilde

COPPÉLIA
Balletto in due atti
Musica di Léo Delibes
Libretto di Roland Petit

DIRETTORE David Garforth
COREOGRAFIA Roland Petit
RIPRESA DA Luigi Bonino
SCENE E COSTUMI Ezio Frigerio
LUCI Jean-Michel Désiré

INTERPRETI PRINCIPALI
COPPÉLIUS Luigi Bonino 30, 31 /
Denys Ganio 4, 6, 7 (ore 15) /
Manuel Paruccini 3, 5, 7 (ore 20)
SWANILDA Alessia Gay 30, 31, 4, 7 (ore 15) /
Susanna Salvi 3, 5 , 6, 7 (20)
FRANZ Alessio Rezza 30, 31, 4, 7 (ore 15) /
Giacomo Luci 3, 5 /
Claudio Coviello 6, 7 (ore 20)

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
Previous articleArthur Miller e il prezzo di un passato immobile
Next articleChe fine ha fatto la commedia? Riflessioni sul comico a teatro
Avatar
Gaia Clotilde Chernetich ha ottenuto un dottorato di ricerca europeo presso l’Università di Parma e presso l’Université Côte d’Azur con una tesi sul funzionamento della memoria nella danza contemporanea realizzata grazie alla collaborazione con la Pina Bausch Foundation. Si è laureata in Semiotica delle Arti al corso di laurea in Comunicazione Interculturale e Multimediale dell'Università degli Studi di Pavia prima di proseguire gli studi in Francia. A Parigi ha studiato Teorie e Pratiche del Linguaggio e delle Arti presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e Studi Teatrali presso l'Université Paris3 - La Sorbonne Nouvelle e l'Ecole Normale Supérieure. I suoi studi vertono sulle metodologie della ricerca storica nelle arti, sull’epistemologia e sull'estetica della danza e sulla trasmissione e sul funzionamento della memoria. Oltre a dedicarsi allo studio, lavora come dramaturg di danza e collabora a progetti di formazione e divulgazione delle arti sceniche e della performance con fondazioni, teatri e festival nazionali e internazionali. Dal 2015 fa parte della Springback Academy del network europeo Aerowaves Europe, mentre ha iniziato a collaborare con Teatro e Critica nel 2013.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here