Autunno Danza. Da ventun anni a Cagliari e oltre

Siamo stati a far visita ad Autunno Danza, una rassegna di danza contemporanea nata nel 1995. Un breve resoconto di questa realtà, in un dialogo con i direttori artistici.

 

Arno Schuitemaker, The Fifteen Project - foto di Hans Van den Bos
Arno Schuitemaker, The Fifteen Project – foto di Hans Van den Bos

Almeno per quanto riguarda il pubblico delle arti performative, se è vero che l’Italia è ancora un’accozzaglia di signorie e comuni con poche caratteristiche ricorrenti di regione in regione, è ancora più vero quando si parla della Sardegna, isola vicina ma chissà come troppo spesso separata da canali di comunicazione che stentano a farsi efficaci. Di chi sia la responsabilità è tutto da stabilire, fatto sta che poco si parla delle attività di questo vasto territorio. E allora, dopo già qualche intervento pubblicato di recente, ci siamo detti: andiamo ancora una volta a verificare di persona.
Trascorrere qualche giorno a Cagliari è un piacere a prescindere: è una città che accoglie e avvolge subito, usa le coste scoscese per abbracciare il mare e regala luci e venti che non hanno cittadinanza nel resto della penisola. Capitarci per andare a visitare un festival di danza contemporanea che esiste da ventun anni affianca al piacere il dovere, aggiungendo calore e senso.

La rassegna Autunno Danza – organizzata da Spaziodanza e che percepisce fondi ministeriali pur se piuttosto esigui – esiste dal 1995 e quest’anno è stata in parte inserita nell’interessante esperimento di 10 Nodi, network finanziato nell’ambito di Cagliari Capitale Italiana della Cultura 2015 e che mette in connessione altrettanti festival autunnali locali. Così Sardegna Teatro, Vox Day, Tuttestorie, Spaziomusica, Cada Die Teatro, Is Mascareddas, Carovana, Sardex, TiconZero e Spaziodanza hanno agito in coprogettazione aprendosi anche a ingegnose intersezioni, come quella tra Autunno Danza e Spaziomusica.
Tra un bicchiere di vino e un tocco di formaggio locale, dopo una puntata all’installazione interattiva Genesìa di Manuel Attanasio (a cura di Emanuela Falqui e con la partecipazione di Andrea Colombu) che amplifica e moltiplica il passaggio del pubblico in una sorta di empatica scatola sonora, incontro i fondatori di Spaziodanza Momi Falchi e Tore Muroni nel foyer alla Sala Il Crogiuolo, una delle ali di quella che un tempo fu una Vetreria e ora è spazio interamente teatrale gestito da diverse associazioni.

una delle sale de Il Crogiuolo
una delle sale de Il Crogiuolo

La domanda sulla difficoltà di fruire altrove le esperienze nate in Sardegna la giro subito a entrambi. Di certo il motivo è che una regione ha più risorse di un’altra, o le investe in maniera diversa. «Tolta la letteratura – commenta Momi Falchi – che forse ultimamente sta riuscendo a smarcarsi, ci sono sempre molte difficoltà a uscire da questo contesto, ad esportare la nostra arte: fuori dalla Sardegna si aspettano che i sardi facciano i sardi». Tore Muroni aggiunge che «è stato sempre più facile arrivare in Europa che in Italia». Anche nella stessa Sardegna i lavori girano con qualche difficoltà per questioni logistiche: «gli spazi sono pochi, gli ultimi investimenti impegnati hanno creato grandi sale con palcoscenici minuscoli». Senza contare il rischio di mettere a bando i luoghi pubblici – tentando di uscire da logiche clientelari – per poi trovarsi di fronte a gestioni assolutamente inadeguate dal punto di vista qualitativo. «Anche questo complesso – spiega Falchi – è stato messo a bando tre anni fa, prima era dato agli “amichetti”, con un’attività prettamente teatrale che ha Cada Die Teatro come capofila».

Ventuno edizioni sono molte. «La prima, nel 1995, era di soli quattro spettacoli, ora è cresciuta molto». Se prima venivano presi in affitto teatri, proprio in questi giorni – dopo un’apertura al Teatro Massimo – è stato inaugurato Il Crogiuolo, un vero e proprio spazio modulare, un open space di due piani in grado di ospitare eventi di varia portata e funzione, dalle performance site-specific ai workshop permanenti. «Abbiamo sempre tentato di puntare su livelli alti – spiegano i direttori artistici – associando nomi affermati con giovani e innovazione. Le direttive sono sempre seguire il lavoro di alcuni autori consolidati, trovare qualche giovane da scoprire e poi anche un sostegno alla produzione locale. Un’altra direzione è quella della formazione – curata sia da artisti interni che da ospiti di rilievo, come Cristiana Morganti quest’anno». Altra sponda importante, di cui si vedono gli effetti osservando l’età anagrafica dei collaboratori è, specifica Falchi, il lavoro con i giovani, «invitati a partecipare anche alle mansioni organizzative».

Vita e morte di Zelda Fitzgerald - foto di Riccardo Polignieri
Vita e morte di Zelda Fitzgerald – foto di Riccardo Polignieri

Parleremo in altre pagine del lavoro che Spaziodanza ha realizzato insieme a Spaziomusica (Esercizi di vertigine), ma l’interesse su un piano generale, come spiega Tore Muroni, è di «mischiare i linguaggi, creare intersezioni tra danza, video, musica elettronica e nuove tecnologie, tentando di inserire una presenza umana in queste interazioni». Un esempio è di certo il passaggio di Joseph_Kids di Alessandro Sciarroni, quello della Piccola Compagnia della Magnolia di Torino (Zelda, vita e morte di Zelda Fitzgerald).
E infatti, in coda allo spettacolo di Cristina Rizzo Bolero Effect e in coda a Esercizi di vertigine si è inserita la programmazione del festival Spaziomusica portando la performance Inire di Krzysztof Pawlik and Małgorzata Dancewicz, duo polacco impegnato in una intensa e ipnotica commistione tra video, parola e elaborazione elettronica e il concerto dell’Ensemble Sinogerman Sounds, incontro tra il sassofono e il tarogato di Nikola Lutz, il violino cinese di Zhenfang Zhang e il liuto cinese di Lingling Yu.

L’idea è di costruire uno spazio di lavoro aperto al flusso di interesse che pure ci sarebbe, in questa regione, per sostenere la creazione e la circolazione ancora difficile dall’interno verso l’esterno e viceversa. Se l’opportunità di 10 Nodi è ancora «tutta da verificare», c’è di certo l’intenzione di potenziare la comunicazione verso l’esterno, di riunire pensiero artistico e programmazione in una dimensione da un lato locale, dall’altro di grande apertura al nazionale e all’internazionale, inclusiva e che miri all’attivazione di luoghi reali e virtuali che permettano di ritrovare il tempo della creazione e dello sviluppo critico. Tutte caratteristiche importanti per la danza e le arti di oggi.

Sergio Lo Gatto

Prossimi appuntamenti

Venerdì 20 novembre
Teatro Auditorium Comunale
ESECUZIONI
di e con Michele Abbondanza e Antonella Bertoni

Sabato 21 novembre
Teatro Auditorium Comunale
ENTER LADY MACBETH
coreografia e concezione scenica di Simona Bucci

Venerdì 27 novembre
Teatro Auditorium Comunale
SONATE BACH
coreografia e regia di Virgilio Sieni

Venerdì 5 dicembre
Teatro Auditorium Comunale
L’INCONTRO
Scrittura coreografica e interpretazione di Maria Muñoz Raffaella Giordano

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. Alla Sapienza. Università di Roma svolge un dottorato di ricerca tra teorie della critica e filosofie del digitale. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Graziano Graziani ha curato il volume La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013), con Matteo Antonaci Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017.