Oltremare. Viaggio in un interno

Oltremare. Da un testo di Giorgio Serafini Prosperi alle Carrozzerie n.o.t. Recensione

Oltremare
Foto Ufficio Stampa

Interno. Presunta, sera. Slobo è un giovane uomo e accudisce Anna, una donna ammalata, o degente, più grande di lui; lo fa per soldi, in apparenza, è scostante, arrabbiato, non le concede alcun vezzo dell’età, non le perdona nessun cedimento all’incombenza di un malessere fisico che si mostra, a tratti, invalidante. Pian piano però, in un quartiere che solo si scorge dai vetri delle finestre da tenere tuttavia chiuse, si instaura una relazione tra i due, è inquieta, a tratti febbrile. Siamo già nella scena, piuttosto satura di oggetti, di Oltremare, nato dalla penna di Giorgio Serafini Prosperi su progetto di Saša Vuličevič, diretto alle Carrozzerie n.o.t. da Giles Devere Smith per l’interpretazione di Caterina Casini e Alessandro Marmorini.
Lei è ancorata alla memoria, lui la reputa inutile e insiste ferocemente per volerla cancellare, ma la memoria di lei è aleatoria, esiste per consumo del presente, quella di lui è invece urgente e troppo recente, una ferita che sanguina ancora. In un disegno un po’ schematico, lo spettacolo svolge tradizionalmente un percorso verso il conflitto: i due si nascondono e celano qualcosa di inespresso, che appartiene al loro passato comune di migranti da quella che nel frattempo divenne la ex Jugoslavia; tuttavia con l’andare dei minuti questa tensione tende a scomparire, sostituita da una rifrazione del racconto su sé stesso, finché gli stessi caratteri dei personaggi si appiattiscono su una situazione che non fa progressi visibili e, cosa peggiore, compositivi.
In questo interno di una probabile sera, attraversata da un morbo inguaribile, lungo il filo sospeso dell’ocra tenue si avverte il fiato pesante di vite naufraghe che annaspano sul ciglio del mare. Già, il mare. Fulcro dei loro discorsi è il grande assente; quella culla pneumatica, bolla avvolgente e compressa, è contemporaneamente anche limite naturale che separa, ossia l’esatto contrario. La sua contraddizione, in fondo, è la stessa che muove all’accoglienza e che, insieme, compita un rifiuto.

Simone Nebbia
Twitter @Simone_Nebbia

Questo articolo fa parte di un Taccuino Critico

Carrozzerie n.o.t. Roma – aprile 2015

OLTREMARE
con Caterina Casini e Alessandro Marmorini
Regia: Giles Devere Smith
Testo: Giorgio Serafini Prosperi
Scene: Maria Inferrera
Tecnica: Piero Ercolani

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