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Regione Lazio. Il nuovo corso dell’ATCL

Presentati i progetti di ATCL alla presenza dell’assessore Lidia Ravera della Regione Lazio

 

regione lazioCi sono lavori che si fanno in silenzio, senza dar fiato a trombe stonate prima ancora di emettere suoni, sono i lavori che appartengono alle politiche di prossimità e che si svolgono soltanto sviluppando pratica dalle urgenze: là dove una ferita genera sofferenza per una comunità, l’amministrazione dovrà trovare una sutura non solo durevole a contenere le perdite entro i limiti ma che sia anche propositiva; non un riparo dunque ma soluzioni. È ciò che sta accadendo in seno alla Regione Lazio, il cui presidente Zingaretti è autore di un lavoro sotterraneo, povero di proclami, ma non per questo meno valido. Il suo assessorato alle politiche culturali, assegnato a Lidia Ravera, era nato con alcuni dubbi generati dalle dichiarazioni della stessa scrittrice, cui mancava l’esperienza necessaria a simile incarico. Oggi si scorge in quelle prime posizioni una sincera promessa di disponibilità a imparare un mestiere sul campo, dimostrata poi con azioni meritevoli ben inserite nel quadro generale del governo regionale. Nel suo operato si inserisce il nucleo operativo dell’ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, circuito regionale che sta prendendo in carico le attività dello spettacolo dal vivo fornendo agli artisti un ascolto e un sostegno crescente.

Tra i molti passi in avanti compiuti dall’organizzazione guidata da Alessandro Berdini e presieduta da Luca Fornari è la realizzazione di un piano di rete che sappia legare, finalmente, gli spazi teatrali e chi davvero svolge lavori di valorizzazione culturale, inserendosi come filtro di dialogo e dando vita a una distribuzione più capillare, a una crescita residenziale di alcune zone meno servite dalla circuitazione artistica (indicativo è l’allargamento del progetto romano Dominio Pubblico verso i territori regionali), allo sviluppo di un piano formativo nella continuità, in linea con le scelte dell’assessorato che ha iniziato un percorso evolutivo lontano, ancora una volta finalmente, dalla sciatta politica dei grandi eventi.

Ecco allora che gli investimenti, siano essi legati ai bandi – sempre più veicolo di economie e strumento di analisi dell’esistente – oppure si tratti di erogazione per i cachet degli artisti, prendendo la via diretta di una paga lavorativa, stanno aumentando e si sta allargando il numero di occupati in attività culturali. Proprio i numeri sono straordinari, e lampanti: nei 50 comuni coinvolti per 32 strutture teatrali, le compagnie (140) hanno svolto lo scorso anno 400 recite, con oltre 1000 lavoratori occupati e oltre 100000 spettatori totali (promosso anche un Abbonamento per tutti che cerca di spostare il pubblico verso i territori provinciali), per un incasso di un milione di euro e un investimento a cachet di 1,5 milioni.

La stessa Lidia Ravera, che ha ricordato il grande impegno nel restauro dei teatri del Lazio e che domani presenterà la legge regionale in sostituzione della “provvisoria” targata 1978, definisce il teatro come «ultimo luogo per abbattere il muro virtuale e metterci tutti in uno spazio di salvaguardia delle relazioni tra gli uomini», facendo eco a quanto Alessandro Berdini riconosce come «un sentimento sicuro, da cui è impossibile essere traditi», proprio perché ricco dell’operato umano quando si accorge che per altri uomini è svolto. La politica culturale deve passare attraverso una sistematizzazione delle pratiche e deve mantenere nel protocollo questo obiettivo manifesto: l’uomo lavora per l’umanità, non per sé stesso, o meglio, per ciò che di sé stesso riconosce nell’umanità. E allora se il flusso migratorio è in continuo rivolgimento da e verso i centri nevralgici, tramite un decentramento finalmente concreto occorre moltiplicare gli organi propulsori in alternativa alla centralità di Roma, mai mancando però attenzione alla città capoluogo invece oggi in forte sofferenza, così che la necessità sociale e comunitaria sia da ossatura al mantenimento della densità sotterranea, intima, chiusa nel binomio da cui tutto ha origine: politica – sostegno, sostantivo, dell’aggettivo culturale.

Simone Nebbia
Twitter @Simone_Nebbia

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Simone Nebbia
Simone Nebbia
Professore di scuola media e scrittore. Animatore di Teatro e Critica fin dai primi mesi, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de "I Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa); ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo Rosso Antico (Giulio Perrone Editore)

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