Metrocubo di Roberto Caccavo al Teatro Furio Camillo

Il Rialto Santambrogio è stato chiuso alla fine di luglio, hanno messo i sigilli a quello che era lo spazio più importante per la ricerca teatrale romana e non solo, dato che ospitava compagnie di tutta Italia, ma la questura per fortuna non può cancellare il lavoro fatto in anni di fatica, così ecco che gli spettacoli previsti per la stagione 2009/2010 del Rialto saranno ospitati in altri teatri che per l’occasione presteranno i propri spazi. Dopo il Teatro In Scatola (che ha ospitato An oak tree dell’ Accademia degli Artefatti) sarà la volta del Teatro Furio Camillo, dal 6 all’8 novembre sarà in scena Roberto Caccavo con Metrocubo. Già nel titolo di questo progetto ideato dallo stesso Caccavo, al quale partecipa, con la propria presenza in video, Andrea Cosentino, vi è esplicitata una condizione molto comune nei giorni nostri: la precarietà.
Precarietà non solo nel lavoro, ma anche nella vita quotidiana, in quella che gli americani chiamano “way of life”, con la conseguenza di una precarizzazione del’esistenza.

La consapevolezza della fragilità umana, occultata e dimenticata nei giorni di “fasto”, emerge prepotentemente nei momenti di crisi.
Oggi più che mai ogni ambito della vita, dal lavoro agli affetti, si precarizza, diventa labile.
Metrocubo nasce ancor prima da una visione: una casa in un teatro.
Quale casa costruire? La casa di un precario, o anche di un attore.

Pochi altri lavoratori sono precari quanto gli attori e i soggetti che gravitano intorno al mondo dello spettacolo, Caccavo prende spunto anche da questa costatazione per istaurare un filo diretto con lo spettatore attraverso una comunicazione metateatrale:

Vi siete mai chiesti cosa potrebbe accadere se una sera vi trovaste senza alcun preavviso a casa vostra di fronte a un pubblico pagante che attende di assistere a un vostro spettacolo? Questo l’incipit di Metrocubo: un uomo individua tra le pareti di un teatro apparentemente inutilizzato il luogo provvisorio per la sua casa provvisoria, ma un fatto imprevisto lo costringerà a ripensare drasticamente la giornata.[…]

Un uomo in scena con la propria vita, la propria storia.
Un uomo a cui non è stato detto di essere quella sera l’unico protagonista di uno spettacolo che non esiste.
Questo è un (non) spettacolo della precarietà, del teatro e della vita o della vita del teatro o del teatro della vita o della vita in teatro; è una presa di posizione, è un vero reality, un progetto sulla quotidianità, il piano emblematico di una società dell’esclusione, è l’estrema conseguenza che si traduce in grottesca, solitaria, litania popolare.

Lo spettacolo prende corpo proprio da questo imprevisto, e il rapporto tra chi è in scena per caso e chi invece è seduto ad aspettare qualcosa si trasforma lentamente in quello tra l’attore e il suo pubblico, in un continuo rimando al gioco metateatrale, a un equilibrio labile, precario tra il personaggio e l’attore.

in scena
dal 6 all’8 novembre 2009
Teatro Furio Camillo
Roma

METROCUBO
teatral rialitì
Finalista Premio Lia Lapini, Festival Voci di Fonte
un progetto di e con Roberto Caccavo
collaborazione di Andrea Cosentino
e di Luca Francescangeli
progetto scenico Ida Ballerini e Roberto Caccavo
scenografia Eva Sgrò
musiche Moozak – Massimo Liverani e Fabrizio Orrigo
video Luca Privitera e Jean François Fardulli
organizzazione Chiara Fallavollita
produzione 2009 Babalush e Capesante
co-produzione AREA06 e Collinarea Festival 09
in collaborazione con Rialtosantambrogio e Arteriosa

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