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In questa sezione vengono raccolti gli articoli dedicati alla media partnership creata con il festival di danza Fuori Programma. Qui maggiori info sulle nostre media partnership.

La parola alla direzione artistica, Valentina Marini

Tensione internazionale, attitudine che coniuga il processo al risultato, possibilità di lavorare su più spazi e con più formati: sono questi i principali punti di forza di Fuori Programma 2019, il festival di danza curato da Valentina Marini che quest’estate avrà luogo in tre diversi luoghi della Capitale, il Teatro Quarticciolo, tutto il Teatro India e gli spazi del DAF – Dance Arts Faculty. «Bisogna fare i conti con le reali possibilità, mantenendo l’ambizione di costruire un disegno organico, sempre più articolato» racconta Marini spiegando la necessità di dover ridisegnare la geografia del festival (inizialmente pensato al Vascello) a progettazione già avviata, «mi piace considerare questa necessità non tanto come un imprevisto ma come una sfida, riuscita grazie all’ascolto e alle disponibilità dei teatri che ci ospiteranno dal 24 giugno al 7 di settembre».

Sfida che pone fin dalle sue fondamenta un’attenzione nei confronti dei luoghi in cui gli spettacoli andranno a inserirsi, bypassando il rischio di «appiccicare un qualsiasi progetto su un qualsiasi spazio, senza considerare quanto questa scelta possa esaltarne o ucciderne la fruibilità». Da qui allora la presenza di performance non soltanto adattabili (quasi mai in situazioni frontali) per le quali è stato creato un percorso dedicato, ma anche più propriamente site specific, sia nei confronti della geografia urbana che di quella umana.

Fungono da esempio, allora, gli spettacoli di apertura e chiusura del festival. Il primo, considerato da Marini un felice «inizio al contrario» rispetto alla pratica di centralizzazione dei quartieri e del grande evento. Partendo dagli spazi del quartiere Quarticciolo, lo spettacolo di Salvo Lombardo «parte dalla strada, dalla città e dalla sua gente»: nato da un laboratorio anche con non professionisti, incontrerà la città in una performance (27 giugno) dall’alta potenzialità partecipativa. L’ultimo invece, sempre al Quarticciolo (6-7 settembre), sarà un altro progetto site specific molto particolare, una performance-istallazione per pochissimi gruppi di spettatori, in grado però di dare risalto alla «migliore espressione della capacità compositiva del teatro danza di Emanuele Soavi». L’idea dell’adattabilità in contesti non teatrali appartiene anche all’atteso lavoro de La Veronal; inizialmente concepito per spazi museali, Equal Elevations (24 luglio) si estenderà all’interno del foyer del Teatro India.

Sempre all’India saranno presenti anche importanti realtà italiane: oltre a Future Man della Spellbound Contemporary Ballet (24 luglio), anche lo spettacolo di e con Michela Lucenti (10 luglio) Concerto Fisico che sugella i festeggiamenti per i 15 anni di Balletto Civile, seguito da Erectus di Abbondanza Bertoni, doveroso contraltare al maschile de La morte e la fanciulla visto durante la scorsa edizione.

La volontà di creare reti è un altro degli obiettivi in espansione: lo attesta la collaborazione con Bolzano Danza, altro importante festival di danza estivo con il quale quest’anno Fuori Programma condividerà due progetti: Camilla Monga assieme al trombettista Filippo Vignato presenterà a Roma la versione slim del progetto Variation n.1 (8 luglio) che troverà veste estesa nel festival trentino. Il secondo è lo spettacolo di Sita Ostheimer al primo tour in Italia: la storica assistente di Hofesh Shechter sarà prima a Bolzano Danza e subito dopo (27 luglio) a Roma.

Non soltanto spettacoli da fruire ma anche diversi laboratori da poter frequentare: «fondamentale è l’esperienza diretta, garantire una possibilità della pratica, che non soltanto crea dei percorsi interessanti da andare ad approfondire, ma arricchisce la semplice visione», Da una parte i partecipanti dunque potranno acquisire una maggiore consapevolezza dei processi creativi e dall’altra, gli spettatori potranno osservare una varietà di restituzioni, a cui poter conferire un valore diverso proprio perché situate all’interno di un contesto ben preciso. Dopo Lombardo, altra residenza intensiva sarà quella condotta da Emanuel Gat la quale troverà la sua restituzione in una performance il 31 luglio.

La varietà riguarda anche i linguaggi affrontati: chiudiamo la carrellata con un accenno al lavoro di Thomas Noone, che, nelle parole di Marini «sfiora un altro tipo di immaginario e di contesto, essendo molto legato al teatro di figura; spero possa attrarre anche un pubblico di famiglie». Il suo “duetto per un danzatore solo” sarà l’occasione per poterlo osservare al lavoro con il suo alter ego in forma di pupazzo, che Noone ha lavorato e costruito con uno dei più famosi coaching del settore, Duda Paiva, impiegando un anno di residenza e ricerca per riuscire a umanizzarlo e professionalizzarne il movimento.

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