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Quando il verso era un canto. I Turcs tal Friùl di Alessandro Serra

Recensione. A Udine un nuovo spettacolo di Alessandro Serra, il testo in friulano di Pier Paolo Pasolini I Turcs tal Friùl. Una produzione del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia

Foto Alessandro Serra

Si apre con un’immagine molto potente la versione di I Turcs tal Friùl  portata in scena a settembre al Teatro Giovanni da Udine, in prima nazionale. L’intera compagine di tredici attori guidati da Alessandro Serra solleva un fondale, restando proiettata su di esso con le mani alzate, faccia al muro, come un gruppo di condannati a morte. La morte, la guerra, la distruzione aleggiano sul testo che Pier Paolo Pasolini scrisse in friulano nel 1944, prendendo spunto dall’invasione del 1499 da parte dei “turchi” ma alludendo, presumibilmente, ai nazisti. I turchi, cioè gli ottomani, devastarono la regione ma risparmiarono Casarsa, come testimonia un lapide votiva nella chiesa di Santa Croce, proveniente da un’altra chiesa più piccola che fu edificata in segno di ringraziamento. Scampare ai rovesci della sorte, in una società contadina e stanziale, che identifica sé stessa con i propri borghi e i propri campi, è qualcosa che richiede una certa dose di fatalismo, un sentimento popolare che permea integralmente la lingua e il dramma di Pasolini e che, al contraro di quanto si possa pensare, non ha a che fare con la rassegnazione. È a questa disposizione, alla sua dilatazione in forma di metafora, che si è fatto probabilmente appello nella prima messa in scena di questo testo rimasto inedito e recuperato nel 1976, per la Biennale di Venezia, a pochi mesi dal devastante terremoto che uccise quasi mille persone e a nemmeno un anno dalla morte del poeta (un’altra celebre versione, degli anni Novanta, fu diretta da Elio De Capitani e aveva le musiche di Giovanna Marini). 

Foto Alessandro Serra

Alessandro Serra sceglie di allestire questo dramma nel segno della bidimensionalità: la parete, che si trasformerà in porta e in varco, proietta tutta l’azione sul proscenio, da dove gli abitanti osservano prima l’arrivo dei turchi, oscillando tra il desiderio di restare in paese e quello di mettersi in salvo nei boschi, e poi gli incendi e la devastazione della zona. Una delle attrici, ritta su una scala (sono pochissimi gli oggetti di scena), scruta verso la platea e descrive quanto accade. Il disastro è fuori scena, il pericolo incombe ma sembra non materializzarsi, se non nella morte di Meni, uno dei due fratelli protagonisti del dramma, che sceglie di andare incontro all’invasore. 

Nella visione di Serra l’intero dramma si gioca su queste due corde, quella della minaccia incombente e quello della speranza di scamparla, resa con un disegno delle luci che punta a evidenziare ora il senso d’angoscia ora quello di fede – molto bella la scena il fondale esplode di luce, trasformando al contempo gli abitanti in silhouette completamente nere. Ma soprattutto è la ricerca sonora e del canto, come già nei precedenti lavori del regista, a dare corpo e intensità allo spettacolo. Le voci e i canti, affidati alla cura di Bruno de Franceschi, fanno virare decisamente I Turcs tal Friùl verso il terreno della sacra rappresentazione. Ed è qui che si concretizza quel sentimento di fatalismo che non è rassegnazione ma, appunto, un’oscillazione tra speranza e disincanto, una fede non cieca, una domanda al divino, all’invisibile, dell’“accada quel che può”.

Foto Alessandro Serra

Un’altra oscillazione presente nel testo, che anticipa un tema caro a pasolini, è quello della bestemmia. Il linguaggio popolare è in bilico tra invocazione del sacro e dissacrazione e così è anche per i paesani protagonisti del dramma. La bestemmia, per quanto possa sembrare paradossale, non è una negazione del sacro, ma una sua riaffermazione attraverso il ribaltamento che rovescia le gerarchie. Le lingue locali come il friulano sono spesso infarcite di bestemmie, sciorinate nel momento della collera e della disperazione, una prassi linguistica che è certamente un’offesa alla divinità ma rappresenta anche un’oscillazione, per l’appunto, nel rapporto col sacro. Non a caso Pasolini intitolò “Bestemmia” la raccolta di tutta la sua opera in versi.

Foto Alessandro Serra

Dopo Macbettu, spettacolo pluripremiato realizzato in barbaricino, e Tragùdia, che attinge al bacino di suoni del grecanico, con “I Turcs tal Friùl Alessandro Serra prosegue la sua ricerca attraverso tradizioni linguistiche locali che trovano la loro forza espressiva nel suono, nella vocalità e che spesso, come in questo caso, dialogano con il canto. È un filone ricco, solo apparentemente arcaico, perché in realtà indaga l’archeologia dell’espressività popolare trasformandola in oggetto artistico del presente. Lo stesso Pasolini aveva in un certo senso “reinventato” il fruilano dei suoi versi (ragione per cui Serra definisce la lingua de I Turcs tal Friùl poetica e non fonetica). E lo studioso di letteratura dialettale Franco Brevini, nel suo ultimo saggio “In parole povere”, sottolinea proprio la capacità di riemersione delle lingue locali e dei dialetti, il loro riaffacciarsi continuo, oggi non più come lingue autonome – le generazioni di parlanti “esclusivi” sono praticamente estinte – ma come un bacino di espressioni, di parole, di significati che riemergono dagli abissi della lingua e continuano a innervare il nostro parlato, la nostra espressività. Non è un caso che gli spazi espressivi che maggiormente hanno mantenuto un rapporto con queste lingue sono legati all’oralità: la musica in primo luogo, ma anche il teatro e la poesia. Perché il verso, diceva Borges, anche quando diventa arte scritta, non dimentica di essere stato un canto.

Graziano Graziani

Udine, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, settembre 2026

 

tournée
20 ottobre 2026 ore 20.45
Cervignano del Friuli (UD), Teatro Pasolini
21 ottobre 2026 ore 20.45
Casarsa della Delizia (PN), Teatro Pasolini
22 ottobre 2026 ore 20.45
Gemona del Friuli (UD), Teatro Sociale

I Turcs tal Friùl

Pier Paolo Pasolini / Alessandro Serra

locandina

anno
2026
testo
Pier Paolo Pasolini
drammaturgia, regia, scene, suoni, luci e costumi Alessandro Serra
interpreti
Valerio Ameli, Aurora Cimino, Erika Cordisco, Salvo Drago, Diamara Ferrero, Noemi Grasso, Alessandro Maione, Chiara Michelini, Felice Montervino, Francesca Pica, Valerio Pietrovita, Mirko Soldano, Aida Talliente
e
voci e canti Bruno de Franceschi
assistente ai canti Noemi Grasso
movimenti di scena Chiara Michelini
collaborazione ai costumi Francesca Novati
direttori di scena e macchinisti Alberto Antonel e Luca Berettoni
tecnico del suono Alessandro Orrù
datore luci Francesco Peruzzi
produzione
la produzione è parte del progetto di Cinemazero I Turcs tal Friùl 1976-2026: 50 anni dopo il terremoto
a cura di Luca Giuliani e Roberto Calabretto
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia,
con Teatri Stabil Furlan, Teatro Nuovo Giovanni da Udine e con Teatropersona
con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, di Confindustria Udine e di Banca 360 FVG

con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine
in collaborazione con Centro Studi Pasolini di Casarsa della Delizia, ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, i Comuni di Casarsa della Delizia e Gemona del Friuli, Associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV
si ringrazia per la collaborazione il Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume (HNK Ivana pl.Zajca u Rijeci)

spettacolo in friulano con sovratitoli 

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