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EVERYBODY HAS A FATE / GIRARE LE VITI (DNAppunti Coreografici)

Questa recensione fa parte di Cordelia di ottobre 26

Che cosa accade al movimento quando smettiamo di osservarlo nella sua progressione lineare, schiacciandolo in una prospettiva infinita? Il corpo continua a correre, ma lo spazio non scorre più sotto i suoi piedi. È il paradosso attorno al quale Riccardo De Simone costruisce Everybody Has a Fate, progetto vincitore di DNAppunti Coreografici l’anno scorso, presentato nella sua forma compiuta a Dancing Days, nell’ambito di Romaeuropa Festival. Su due slide boards, De Simone e Laura Chieffo disegnano traiettorie parallele, accelerazioni e rallentamenti, inseguimenti pattinati che non producono alcun reale avanzamento. Il movimento si ripiega su se stesso, mentre i corpi diventano metronomi di un tempo che sembra consumarsi senza trascorrere. Una corsa immobile, la cui reiterazione sottrae al gesto la promessa di una destinazione. A tradire l’inquietudine di questo destino svuotato sono gli sguardi rivolti al pubblico: ora rapidi, nervosi, ora vuoti, attoniti, quasi stupiti di una distanza che, nonostante ogni sforzo, non si lascia colmare. È allora l’attrito, o piuttosto la sua sottrazione, a diventare una chiave del lavoro: scivolando sulle superfici, i corpi perdono quella resistenza attraverso cui il movimento misura il mondo e ne fa esperienza. L’assenza di attrito non libera, ma sospende: sottrae al gesto la possibilità di incidere sullo spazio, trasformandolo in una durata senza attraversamento o incontro. Manca dunque anche il colore, soppiantato da un contrastatissimo chiaroscuro che acceca e non descrive, ritaglia la presenza senza commentarla né consegnarla al senso.  Al rapporto tra corpo e spazio guarda, da un’altra prospettiva, anche girare le viti di Noemi Piva, studio premiato dalla giuria di DNAppunti Coreografici 2026 e presentato nella stessa giornata. Una ricerca ancora da sviluppare, che interroga la cartografia come dispositivo di potere e la distanza tra spazio rappresentato e spazio vissuto. Due differenti tentativi di restituire al corpo la misura, sempre instabile, della propria esperienza del mondo. (Andrea Zangari)

Visto al Mattatoio, Romaeuropa Festival Concept e coreografia: Riccardo De Simone; performer: Riccardo De Simone e Laura Chieffo; musiche: Andrea Gianessi; luci: Nicola Mancini; assistente: Laura Cossignani; costumi: Riccardo De Simone; produzione: Cinqueminuti APS; supporto alle residenze e partner: DiD Studio (Bando NAOpf25), Mousikè, L’Arboreto

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Andrea Zangari
Andrea Zangari
Architetto, laureato presso lo IUAV di Venezia, specializzato in restauro. Ha scritto su riviste di settore approfondendo il tema degli spazi della memoria, e della riconversione di edifici religiosi dismessi in Europa. Si avvicina al teatro attraverso laboratori di recitazione, muovendosi poi verso la scrittura critica con la frequentazione dei laboratori condotti da Andrea Pocosgnich e Francesca Pierri presso il festival Castellinaria prima e Short Theatre poi, nel 2018. Ha collaborato con Scene Contemporanee, ed attualmente scrive anche su Paneacquaculture. Inizia la sua collaborazione con Teatro e Critica a fine 2019, osservando la realtà teatrale fra Emilia e Romagna.

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