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BOW (concept e coreografia di Wojciech Grudziński)

Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26

Vi è in giro una sorprendente disseminazione di lavori sul gesto dell’inchino che dovrebbero, credo e spero, avvertire e scongiurare l’avvento di nuovi servilismi. Ilenia mi avvisa: vedrai ti piacerà, eppure così indifeso, in piazza (e gratuito) trova il suo limite. Vado allora con Massimo e la raccomandazione di stare davanti, per non perderne tutta la forza. Si tratta di BOW di Wojciech Grudziński, in piazza Ganganelli per il Festival di Santarcangelo, insieme a Tamara Briks e Ana Kuszarecka. Sono tre performer molto diversi tra loro, ma ugualmente incredibili. È il compimento site-specific della performance «sulla natura dell’inchino – la sua forma, funzione e rilevanza sociale», già anticipata qui nel 2023. E si capisce che il pubblico ora, così ‘non scelto’, a ridosso di questi corpi ossessivamente (e invariabilmente) inchinanti in un incessante ritmo a molla che li piega tra sudore e dissolvenza fin oltre il perimetro che li racchiude, è a forza portato in un dialogo sottomesso e senza presupposti. Le finali incursioni dei performer tra le prime linee del pubblico sono perentorie, mai fuori controllo. Infatti, tutt’attorno, chi assiste costruisce quasi le pareti di protezione di questa esibizione, assai fisica e ostentata, eppure in tanta custodia spaziale va in scena una ambigua distanza. L’equivoco è sulla scontata cura che dovrebbe seguire la performance di tanta vulnerabilità. Certo, nessuno azzarda alcunché durante la visione, eppure i commenti perplessi, le appropriazioni indebite, gli sguardi distratti rischiano di far scivolare la visione in una partecipazione fredda, epidermica, cursoria. Sebbene nessuno si muova, nemmeno i bambini accasciati sui bordi e chissà se volontari o costretti, anche dopo 30 minuti, negli ulteriori ultimi (pesanti) 15 minuti. Di fronte alla sovranità del giudizio istantaneo (‘questa non è arte’), al capriccio imperioso del distinguo pubblico (‘questa non è danza’), Massimo, catturatissimo, invece filma pure qualche sequenza. (Stefano Tomassini)

Visto in Piazza Ganganelli per il Festival di Santacangelo, concept, coreografia Wojciech Grudziński, creazione, danza Tamara Briks, Wojciech Grudziński, Ana Kuszarecka, musica Wojciech Blecharz, luci Jacqueline Sobiszewski, video Rafał Dominik, costumi Marta Szypulska, collaborazione artistica Igor Cardellini, responsabile di produzione Filip Pawlak, produzione Pawilon Tanca.

Cordelia, giugno-luglio 2026

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini
Insegna studi di danza e coreografici presso l’Università Iuav di Venezia. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar (NYC); nel 2010 Scholar-in-Residence presso l’Archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e nel 2011, Associate Research Scholar presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University (NYC). Dal 2021 è membro onorario dell’Associazione Danzare Cecchetti ANCEC Italia. Nel 2018 ha pubblicato la monografia Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell’impossibile (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi.

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