Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26

Che cosa resta addosso, quando il mondo non è più una promessa ma la mappa iridescente di una combustione? In To My Skin, progetto di Cornelia Dance Company, la crisi climatica non arriva come tema né come monito: sale dalla superficie dei corpi, li accende, li costringe a cercare una nuova abitabilità. Il dittico composto da Before/After, firmato da Mauro de Candia e Ardor, coreografia di Antonio Ruz, sembra scegliere con precisione uno sguardo generazionale. È quello dei millennial: nati nell’acme del benessere, dentro l’ultima forma espansa di un sovraconsumo bruciante che, mentre prometteva comfort, crescita e desiderio illimitato, finiva per bruciare il pianeta. Qui il cambiamento climatico non è prospettiva storica, né catastrofe futura. È urgenza epidermica, cambio d’abito: un calore che riguarda il corpo prima del pensiero, un non-stare-più-nella-pelle che diventa bisogno di cercarne una nuova, riscrivendo una relazione possibile con il mondo e con l’altro. Qui sta l’intuizione più interessante: una generazione che non ha scelto la crisi, ma non può estraniarsi dalla responsabilità di risignificare il proprio stare-nella-crisi, abitarlo con pratica poeticità, senza fingere innocenza né cedere alla paralisi. La prima parte trattiene il movimento in una grammatica composta, quasi a misurare la distanza tra un prima e un dopo. Poi la scena si apre a una coralità febbrile, agonistica e a tratti agonizzante, dove i corpi non cercano solo di resistere, ma di negoziare un’altra possibilità di contatto. È in questa tensione che la parola irrompe: HOMESICK: A Plea for Our Planet di Andrea Gibson, pesca nella memoria dell’infanzia quei dispositivi di consumo che hanno normalizzato la catastrofe. Un buco nell’ozono di cartapesta modellato per una tesina delle elementari; una Barbie a bordo piscina, la cui plastica che si scioglie come ghiaccio nel suo cocktail. To My Skin mescola registri e figure auliche e pop, ma sempre crudeli, e non pensa al pianeta come a un corpo astratto; piuttosto riconosce quanto quel corpo sia già passato attraverso il nostro nei giochi, negli oggetti, nelle estati sempre più calde. (Andrea Zangari)
Visto a Teatro India. Coreografia Mauro de Candia e Antonio Ruz; Collaborazione coreografica e danzatori Ginevra Conte, Leopoldo Guadagno; Manuela Facelgi, Nicolas Grimaldi Capitello, Marta Ledeman, Francesco Russo, Antonio Tello, Eleonora Greco; Musica Julia Wolfe, Aire; Produzione Cornelia Dance Company













