Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

Vent’anni. E uno di più. Eleonora Danco sul palco, a piedi nudi sopra una distesa quadrata di segatura e, nel mezzo, un cumulo di sabbia, fa un rumore che questi vent’anni li fa risuonare in chi la ascolta. E non importa esserci stati. Perché quella febbrile ricerca di soddisfazione, del corpo e dello spirito, riempiva vuoti oggi ancora aperti, forse ancor più dilatati. Sabbia, testo del 2005 che affrontava il tema dell’omosessualità, inizia con un sipario di corpi femminili in proscenio, occhi che osservano, corpi esposti, preludio alla penetrazione dello sguardo nelle storie che Danco rovescia sul palco. La loro urgenza si manifesta a contatto con le registrazioni delle interviste che spezzano le scene, pregiudizi e libertà si alternano nelle parole conservate di un’altra epoca, ma cosa dicono a questa diversa epoca? Con chi parla oggi questo spettacolo? Il vuoto esistenziale di allora aveva forse un contesto comune in cui riconoscersi, sia pur sotterraneo, fatto di luoghi simbolici, di una reciprocità che dava la sensazione di “essere parte” di un movimento radicale; al contrario, il conseguente ampliamento di visibilità sui temi della ghettizzazione sessuale, pur portando l’attenzione necessaria là dove non c’era, ha forse un po’ disperso la motivazione più profonda, facendola diventare talvolta estetizzante, modaiola. La sorprendente performatività di Danco, che sulla scena usa il corpo come uno strumento di scavo, si spinge dentro una sabbia materialmente fragile, ma intimamente già dura come una scogliera. Le parole hanno intenzioni via via diverse: a volte sembrano colpi di piccone sulla sabbia, urlate da un tempo a un altro tempo, altre volte sembrano invece emblema di quella fragilità convulsa, scivolano pian piano nella materia come per diventare parte del silenzio. Vent’anni da Sabbia, eppure la necessità nel teatro italiano di una performer libera e unica come Eleonora Danco non mostra i segni del tempo. (Simone Nebbia)
Visto al Teatro Vascello, Antologia Danco. Musiche scelte da Marco Tecce per “INTRATTENIMENTO VIOLENTO” intervento in voce di M¥SS KETA Nel ruolo della Quinta umana Livia Richelmy Assistente alla Regia Letizia Guido Aiuto regista Alex Lorenzin Accompagnamento al lavoro Benedetta Boggio Tecnico luci e fonica Martin Palma e Diego Labonia Graphic design Edoardo Perugini Costumista Leonardo Valentini un ringraziamento a MDM Disegno Luci e Regia Eleonora Danco Produzione La Fabbrica dell’Attore













