Questa recensione fa parte di Cordelia di marzo 26
«Non c’è più tempo». Seduta a terra, con un cono di luce che la illumina, l’attrice, autrice e regista Giorgia Mazzucato inserisce una dietro l’altra queste parole a comporre una dichiarazione che, nel flusso monologante, crea una detonazione nelle nostre coscienze e, come questa, ce ne saranno altre di così aggreganti in tutti gli 85 minuti di Stomaco, primo, fortissimo, appuntamento scelto dalla Direzione Artistica Partecipata di Dominio Pubblico per la rassegna Under 35 Green Days Nel tempo che resiste. Prima nei panni della pre adolescente nel 2001 e poi della donna nel 2026, Mazzucato traccia una parabola dialetticamente e politicamente infallibile di satira civile che in un devastante raccordo collega le torture del G8 di Genova e l’omicidio di Carlo Giuliani all’attualità. Non c’è morale, non c’è demagogia, neanche retorica, forse a tratti un velato compiacimento riscontrabile più che altro nella vis comica: Stomaco è un testo teatrale – diventato anche libro – che usa i fatti di 25 anni fa come strumenti di educazione e memoria. È un documento di lotta che fa dell’ironia un approccio tramite il quale criticare attivamente le ingenuità dialettiche, le derive di manipolazione della realtà, la percezione dei fatti inquinata da mai sopiti rigurgiti post fascisti. “Securitario” non è sinonimo di sicurezza, né di tutela, neppure di difesa, è semmai un termine – e come altri sarà contestualizzato dall’autrice – inserito in un linguaggio coercitivo, repressivo e colpevolizzante che non previene la violenza ma la fomenta e giustifica. Mazzucato lo ribadisce, e lo sostiene facendo riferimento a un’impalcatura documentaria notevole, che gli impuniti per i fatti del G8, per la mattanza alla Diaz e il lager di Bolzaneto, ricoprono oggi dei ruoli direttivi nella Polizia di Stato e non solo…È un dolore allo Stomaco quello che sentiamo durante e alla fine; una stretta di rabbia che però ci allerta rispetto a quello che accade in Italia e nel mondo. Per questo, «NO» è un dissenso che sentiremo pronunciare spesso in scena. E non a caso. (Lucia Medri).
Visto al Teatro Argot Studio: scritto e interpretato da Giorgia Mazzucato, luci di Martina Bonati, musiche di Giorgia Mazzucato. Una produzione SB Teatro.











