Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

E se succedesse a noi? Ma c’è da stabilire prima di tutto una cosa decisiva: noi chi? La fetta del mondo occidentale che gode di un sistema socio-economico in grado di sostenere, bene o male, il benessere? Probabilmente sì, noi siamo proprio quella parte di mondo che può permettersi tale astrazione intellettuale e immaginare l’occasione, certo remota, in cui si debba necessariamente migrare, cercare un posto migliore per vivere, a ogni costo, anche della vita stessa. Scusate se non siamo morti in mare, allo Spazio Diamante, è un testo scritto da Emanuele Aldrovandi nel 2015, finalista nei maggiori premi nazionali come il Riccione e Scenario, messo in scena allora con un cast e un’idea registica diversi da questa versione, diretta dallo stesso autore. Siamo in mare, o appena prima, nel porto dove un container sta per contenere tre nuovi migranti: un agitato millantatore di ricchezze probabilmente mai avute (Luca Mammoli), una giovane ragazza afrodiscendente che però in Africa non c’è mai stata (Sara Manzoni), un giovane improbabile che ha piegato le camicie in valigia (Thomas Leardini). Li accoglie lo scafista (Debora Zuin), un traghettatore sadico e cinico che non lascia trasparire, almeno all’inizio, la minima umanità. Il viaggio costa molto, non si conosce la destinazione ma non importa: ovunque è meglio che qui. Il container è stretto, il mare in tempesta, la relazione tra i migranti ha delle onde simili alla superficie del mare, ognuno cerca di sostenere la propria motivazione al viaggio, di far sopravvivere non solo il corpo ma l’intima convinzione ad arrivare, da qualche parte. Lo spettacolo, che tiene insieme elementi di commedia in una tragedia apocalittica, tiene alta la tensione ma forse perde limpidezza nelle intenzioni, nella seconda metà. Una cosa è evidente: non saremmo in grado, non preparati a una simile evenienza. Ma non solo dal punto di vista strumentale, proprio è un problema di attitudine al rimanere vivi, rinunciando a tutto. Un naufragio rivela tutta l’inadeguatezza. Che sia quello in mare aperto o quello, più intimo, di ogni giorno in cui si ignora che possa accadere anche a noi, poco importa. (Simone Nebbia)
Visto a Spazio Diamante. Crediti: con Thomas Leardini, Luca Mammoli, Sara Manzoni, Debora Zuin; scene Francesco Fassone; luci Antonio Merola; costumi Costanza Maramotti; movimenti Olimpia Fortuni; ambiente sonoro Riccardo Tesorini; trucco Giorgia Blancato; aiuto regia Bianca Giardina; testo e regia Emanuele Aldrovandi; produzione Autori Vivi e Teatro Stabile di Torino














