Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26
L’articolata struttura scenica di Michelangelo Tomaro, su cui campeggia l’insegna ‘Postremos Greek & Chinese Takeaway’, suddivide lo spazio in due livelli: quello superiore, raggiungibile attraverso una scala, attiene a un certo tipo di intrattenimento mondano adornato di luccicanti lustrini e sorretto dall’efficace vocalità di Erika Petti, brava interprete di brani musicali riconoscibili (tra cui ascoltiamo quelli di Arisa, Fred Bongusto, David Bowie) che puntellano la messinscena e accompagnano le immagini proiettate sui pannelli laterali; l’ambiente sottostante, invece, funge da nascondiglio per due giovani donne, killer assoldate da un uomo misterioso (che scopriremo essere padre dell’una e amante dell’altra), da cui attendono disposizioni. L’attesa rivelerà, infine, l’ordine estremo, definitivo (da cui il titolo dello spettacolo che ne riprende il significato dall’etimologia latina), ovvero l’uccisione stessa del mandante, figura assente quanto determinante nella vita delle protagoniste. Tra messaggi da decodificare, traumi irrisolti, sensi di colpa, invettive contro il patriarcato e l’oppressione maschile di cui si fa fatica a liberarsi, la drammaturgia palesa alcune criticità che l’impianto scenico non contribuisce a risolvere. Il racconto procede assecondando uno sviluppo lineare, perdendo l’occasione di costruire in maniera più efficace il climax della storia. E anche nei momenti di maggiore affondo, le improvvise rivelazioni non concedono il giusto respiro all’approfondimento delle psicologie dei personaggi: «da piccola» racconta Rosa, «avevo un amico immaginario. Era un gufo, un gufo parlante». Ma «col tempo, s’è fatto strano, cattivo». A fare da cassa di risonanza alla decisiva partita tra la vita e la morte – a cui rimandano anche la scacchiera con le pedine e gli stessi bei costumi di Marisa Vecchiarelli, caratterizzati da elementi geometrici bianchi e neri – sono le immagini video, che offrono una panoramica di eventi storici e volti iconici che, nel finale, vediamo scorrere velocemente all’indietro, per svelarne, forse, la ricerca di un senso più profondo e meno mediatico. (Giusi De Santis)
Visto al Teatro Belli. Emilia Agnesa e Xhuliano Dule; Con: Bianca Mastromonaco e Eva Sabelli; Regia: Stefano Sabelli; Scene: Michelangelo Tomaro; Costumi: Marisa Vecchiarelli; Luci e audio: Valerio Amedeo














