Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

Il thriller fantascientifico non è un genere solitamente frequentato nel teatro italiano, specie se Under 35, spesso più propenso a declinare varie soluzioni post-drammatiche ad autofiction, ragionamenti saggistici e drammi famigliari. Invece, Data, scritto da Eliana Rotella, sembra a tutta prima un blockbuster catastrofico: in un futuro dominato da un’Azienda che controlla i dati personali di ciascuno, uno sparuto gruppo di ribelli difende l’ultimo scampolo di libertà identitaria. In scena, due di loro (Salvatore Alfano, Maria Bacci Pasello) armeggiano intorno a un gigantesco server, minacciati dall’arrivo di un gruppo di agenti. Man mano che avanza, la narrazione viene sempre più frequentemente interrotta da alcuni reel, “scrollati” fino a un «Basta!» pronunciato dalla voce fuori scena addetta alle didascalie. Lentamente la trama evapora, il server diventa un letto e i personaggi lasciano il posto all’alter-ego della drammaturga (Anna Manella), la cui attenzione è sospesa tra la scena da terminare e le immagini dei social network. Siamo stati per tutto il tempo dentro la sua testa, intrappolati, noi e lei, in un pensiero sedotto e liquefatto dallo schermo. L’alter-ego si affossa dietro il letto, viene incensato dai titoli di coda e poi ricompare in platea: racconta un finale alternativo, con il passaggio dall’isolamento domestico alla comunione con altri corpi, di cui Alfano e Pasello leggono le storie e i cortocircuiti tra dati di nascita e identità scelte, mentre i canti di quello che dovrebbe essere il Pride chiudono lo spettacolo. La falsa partenza, il finto finale, il meta-teatro, la decostruzione del personaggio fino a farlo disperdere nella schiera, sono elementi, questi sì, post-drammatici che Rotella domina con grande sapienza. Quando però c’è necessità che l’ironia e l’astrazione facciano spazio alle masse dei corpi, politiche, e ancora prima umane, la loro presenza non è avvertita e quelle storie, che avrebbero dovuto spazzare via la tensione accumulata nelle quarte, quinte, seste pareti, brillano in un’esplosione più concettuale che scenica. (Matteo Valentini)
Visto al Teatro Fontana. Regia Claudio Autelli, drammaturgia di Eliana Rotella, con Salvatore Alfano, Maria Bacci Pasello, Anna Manella, scene e costumi Gregorio Zurla, disegno luci Omar Scala, musiche originali e progetto sonoro Gianluca Agostini, assistente alla regia Luca Gerili, montaggio video Alberto Sansone, responsabile tecnico Martino Minzoni, organizzazione Camilla Figini e Dalila Sena














