Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26

Cosa accade quando la scena rispecchia ciò che viviamo? Lo sguardo non resta neutrale: è chiamato a prendere posizione. La riflessione proposta da Michela Lucenti accompagna lo spettatore, durante lo svolgimento della pièce e nei giorni successivi, a interrogarsi sulla responsabilità civile. Sul palco, ad attendere il pubblico, il corpo del rider al suolo, ricoperto di sangue, segno di una violenza quotidiana restituita dalla scena senza filtri. Le pareti bianche disposte a V, il motorino sospeso, la borsa gialla aperta: elementi che definiscono lo spazio, costituendo presenze drammaturgiche precise. Sin dall’incipit, aperto sul luogo dell’incidente, non si ragiona tanto sulla tragicità talvolta inscritta nell’imprevedibile, sulla fugacità dell’esistenza o sull’essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Piuttosto, si segnala un sistema lavorativo precario, ormai consolidato, che colpisce soprattutto i giovani. I sette attori raccontano la vicenda dal proprio punto di vista: ogni narrazione concorre alla creazione di un poema-fisico e musicale – che diventa poi atto di denuncia. La compagnia Bellini Teatro Factory – attraverso un’attenta padronanza scenica – mette in luce anche i lati oscuri della città di Napoli (e non solo) con azioni, parole e gesti incisivi. Michela Lucenti realizza una pratica performativa dalla solida e lucida consapevolezza sul presente, in grado di intrecciare musica, danza e recitazione in un dialogo inter artes. Citando i classici Mia Martini, Pino Daniele, Roberto Murolo, le figure avanzano con movimenti radenti e nervosi, tra cadute e slanci, per dare così corpo a un messaggio concreto. La gestualità dei performer diviene linguaggio del dolore che chiede di essere attraversato. Gli spoken-word, studiati ad hoc per ciascun personaggio, modulano slanci comici a momenti di tensione e obbligata accettazione, articolando così la narrazione in sequenze ritmiche dinamiche. Di fronte all’incontrollabile e ineluttabile destino di morte, l’urgenza comune è una: respirare. Ma la scena non si esaurisce con sollievo. Asfalto riflette sulla vita e lascia una velata provocazione tanto potente quanto efficace: Ti aspettavi di meglio? Sì. (Sara Raia)
Visto al Piccolo Bellini. Regia e coreografia: Michela Lucenti Con la compagnia Bellini Teatro Factory: Sofia Celentani Ungaro, Cristoforo Iorio, Tarek Ismail, Valeria Martire, Giuseppina Ruggiero, Luigi Savinelli, Lucia Straccamore Assistente alla regia: Antonio Basile Assistenza alla creazione: Maurizio Camilli Drammaturgia: Balletto Civile Testi: Emanuela Serra Musiche e progetto sonoro: Antonio Della Ragione Collaborazione al progetto sonoro: Rainer Monaco Disegno luci: Michela Lucenti/Balletto Civile e Maurizio Di Maio Scene: Accademia di Belle Arti di Napoli Cattedra di Scenografia Luigi Ferrigno; con gli studenti Alessia Di Pace, Claudia Pugliese, Roberta Fierro, Laura lloret Gracia, Sabrina Oliva, Alessandra Avitabile, Salvatore Esposito, Emanuela Bartoli, Lucrezia Maria Aita, Claudia Sabella Costumi: Enzo Pirozzi Foto: Flavia Tartaglia Produzione: Fondazione Teatro di Napoli-Teatro Bellini












