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NICO, DESERTSHORE_STUDIO (di e con Giovanfrancesco Giannini)

Questa recensione fa parte di Cordelia di dicembre 25


Ha debuttato nella rassegna Körperformer, ideata da Gennaro Cimmino nel 2017 per fare spazio «ai giovani coreografi campani e alle loro nuove visioni», alla sua ottava edizione, la rassegna torna come ogni dicembre al Teatro Sala Assoli, nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Si tratta di Nico, Desertshore_Studio di Giovanfrancesco Giannini in scena con Roberta Racis: è un lavoro che ruota attorno ai temi e ai mondi complessi, anche oscuri, di Nico. Ad alcuni brani di questo incredibile album del 1970 della iconica cantante tedesca (pseudonimo di Christa Päffgen, 1938-1988, nonché attrice e modella) si aggiunge il sound, efficacissimo, di F. De Isabella. Racis è già in scena, seduta a terra assai vigile e dentro un mood lento, capace di costruire lo spazio (il pubblico è sui quattro lati) ma non per il nostro sguardo: è uno spazio interiore, che accoglierà fra poco Giannini, in una temporalità consimile ma non coincidente. Sembrano cercarsi seppure restano distanti: qui non ci sono significati da inverare, né storie da riconoscere, basta solo farsi immergere in questo lento flusso caleidoscopico di musica e presenza. Tutto è austero, essenziale, anche allusivo eppure ipnotico: in perfetta linea con l’estetica musicale di Nico che non amava facili atmosfere. Senza angosce, però, né inutili inquietudini. Le due figure sembrano forse sostenere un difficile dialogo tra realtà troppo lontane, l’impossibile connessione tra solitudini troppo irredimibili. Tutto però sembra concorrere al compimento sonoro e scenico dell’arrivo finale di Janitor of Lunacy, una delle più belle canzoni di Nico, e qualcosa allora si rafforza. Forse anche lo spiraglio di un altrove in cui tale connessione può compiersi. Tanto avranno anche contato le suggestioni da La cicatrice intérieure film del 1971 di Philippe Garrel, nel quale furono inserite alcune canzoni del disco. Giannini ha un ampio spettro di valide ragioni per espandere questo lavoro che aspira a una durata meno effimera. (Stefano Tomassini)

Visto al Teatro Sala Assoli, Körperformer Concept, coreografia e regia Giovanfrancesco Giannini Performance Roberta Racis, Giovanfrancesco Giannini Sound environment F. De Isabella Direzione tecnica e light design Valeria Foti Produzione: Körper | Centro Nazionale di Produzione della danza

Cordelia, dicembre 2025

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini
Insegna studi di danza e coreografici presso l’Università Iuav di Venezia. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar (NYC); nel 2010 Scholar-in-Residence presso l’Archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e nel 2011, Associate Research Scholar presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University (NYC). Dal 2021 è membro onorario dell’Associazione Danzare Cecchetti ANCEC Italia. Nel 2018 ha pubblicato la monografia Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell’impossibile (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi.

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