Teatro la Fenice. Esperienze di governance, di Giorgio Brunetti, Titivillus (2023)

Ripercorrendo l’evoluzione gestionale e amministrativa del Teatro La Fenice di Venezia, il nuovo volume pubblicato da Titivillus ci restituisce in sintesi la più generale evoluzione delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane dagli anni Novanta alla nuova riforma del FUS del 2014. Un percorso di relazioni complesse tra pubblico e privato, di adeguamento alle nuove normative, di impegno soprattutto dedicato alla ricerca, talvolta disperata, di soci e finanziatori privati, nuova necessità che però stimola una gestione innovativa sia nel rapporto con il pubblico e i territori, sia nell’immaginare una rinnovata sostenibilità economica. La Fondazione Fenice, orfana del suo principale palcoscenico dal 1996 al 2003, si è ristrutturata attraverso una stagione in continua espansione, con un ragionamento profondo nell’equilibrio tra produzione e repertorio, divenendo un esempio, si può dire, felice nella gestione delle economie; per chi abbia un poco di confidenza con i bilanci, ad esempio, è facile notare una distribuzione virtuosa delle risorse, con incassi invidiabili (circa il 23% del rendiconto annuale), e costi fortemente destinati al lavoro e agli organici piuttosto che agli allestimenti scenici. Un percorso messo in grave difficoltà, tuttavia, dalla crisi finanziaria del 2007-2008, che intaccò pesantemente i finanziamenti pubblici agli enti culturali causando un dissesto finanziario generalizzato che lo Stato tentò di contrastare con commissariamenti e pesanti interventi sull’autonomia delle Fondazioni precedentemente privatizzate. Brunetti ci accompagna in questo percorso come osservatore coinvolto ma critico, lasciandoci al 2015 con una grande enfasi sulle misure che portarono quello della produttività a farsi perno del ragionamento ministeriale sullo spettacolo dal vivo, approccio che ha generato effetti diversi e contrastanti, che sarebbe interessante analizzare, sui diversi settori. Sebbene il libello richieda un poco di confidenza con il lessico amministrativo e gestionale, restituisce uno spaccato affascinante, affatto pacifico, del maggior ambito di intervento culturale del nostro Paese, che forse meriterebbe un approfondimento e un approccio più attento a intercettare buone pratiche amministrative e di gestione.

Angela Forti
Angela Forti, di La Spezia, 1998. Nel 2021 si laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo presso La Sapienza Università di Roma, con un percorso di studi incentrato sulle arti performative contemporanee. Frequenta il master in Innovation and Organization of Culture and the Arts all’università di Bologna. Nel 2019 consegue il diploma Animateria, corso di formazione per operatore esperto nelle tecniche e nei linguaggi del teatro di figura. Studia pianoforte e teoria musicale, prima al Conservatorio G. Puccini di La Spezia, poi al Santa Cecilia di Roma. Inizia a occuparsi di critica musicale per il Conservatorio Puccini, con il Maestro Giovanni Tasso; all'università inizia il percorso nella critica teatrale con i laboratori tenuti da Sergio Lo Gatto e Simone Nebbia e scrivendo, poi, per le riviste Paneacquaculture, Le Nottole di Minerva, Animatazine, La Falena. Scrive per Teatro e Critica da luglio 2019. Fa parte della compagnia Hombre Collettivo, che si occupa di teatro visuale e teatro d’oggetti/di figura (Casa Nostra 2021, Alle Armi 2023).

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