Avere una musa di fuoco, di Piero Somaglino, Edizioni Seb27 (2023)

È il 1894 in una Torino che ha già smesso di essere capitale di un’Italia ancora fresca di Risorgimento e dove si rincorrono le ragioni del regno e quelle del socialismo sotterraneo, brulicante. Qui la famiglia d’arte di marionettisti Lupi intraprende l’esperienza ambiziosa del teatro stabile: acquista il Teatro d’Argennes, in una stagione che vivrà rigogliosa fino al 1936: protagonista il piemontese Gianduja, maschera e burattino che i Lupi hanno già reso cardine del loro teatro di marionette. Proprio grazie all’accoglienza di personaggi popolari, voce del popolo minuto e specchio di una società in mutamento, e ad una struttura spettacolare sempre più sofisticata, questo settore teatrale è stato ormai capace di svincolarsi dal contesto nobiliare per conquistare il grande pubblico, divenendo un fenomeno di proporzioni stupefacenti. Mentre i Lupi debuttano al d’Argennes, sono attesi in Italia “I fantocci” dell’inglese Thomas Holden, compagnia e famiglia d’arte “di giro” tra le più rinomate, impegnata in una tournée internazionale da capogiro con centinaia di repliche in Europa, in Asia, nelle Americhe. In questi anni, compagnie come quella dei Lupi ancora utilizzano un sistema tradizionale di animazione che prevede un perno centrale in ferro rigido (come quello dei pupi siciliani, per intendersi). Sarà proprio dall’incontro e dallo studio degli spettacoli di Holden che i Lupi mutueranno il nuovo metodo di animazione “a fili”, che permette di realizzare acrobazie e finezze fino ad allora inimmaginabili. Dalla Val d’Aosta, a Torino, fino al sud America, nei circoli operai con Edmondo De Amicis, nei carugi genovesi con Giuseppe Verdi, per accompagnarci Piero Somaglino ci affida a Jean, il vero protagonista di questo racconto. Una presenza costante, un “onomanzia”, come la definisce Alfonso Cipolla, che ci rimanda a tanti Jean e Giovanni reali, primo tra tutti Giovanni Moretti, e che, filo rosso del viaggio immaginativo, riesce a mettere insieme i frammenti di una storia che oscilla continuamente tra la minuzia di una vita quotidiana e la grande Storia, del Piemonte, d’Italia e di questo piccolo grande teatro. Un viaggio nelle epoche ai confini di un mondo che precipita verso il Novecento, sui passi di una “musa di fuoco” che è ora l’acrobata Elaine, la figlia adottiva di Thomas Holden, ora la grande idea di un teatro che si evolve in teatro delle genti. Uno spaccato storico e documentario fedele che sa, tuttavia, trascinarci con la raffinatezza del romanzo.. Angela Forti

Angela Forti, di La Spezia, 1998. Nel 2021 si laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo presso La Sapienza Università di Roma, con un percorso di studi incentrato sulle arti performative contemporanee. Frequenta il master in Innovation and Organization of Culture and the Arts all’università di Bologna. Nel 2019 consegue il diploma Animateria, corso di formazione per operatore esperto nelle tecniche e nei linguaggi del teatro di figura. Studia pianoforte e teoria musicale, prima al Conservatorio G. Puccini di La Spezia, poi al Santa Cecilia di Roma. Inizia a occuparsi di critica musicale per il Conservatorio Puccini, con il Maestro Giovanni Tasso; all'università inizia il percorso nella critica teatrale con i laboratori tenuti da Sergio Lo Gatto e Simone Nebbia e scrivendo, poi, per le riviste Paneacquaculture, Le Nottole di Minerva, Animatazine, La Falena. Scrive per Teatro e Critica da luglio 2019. Fa parte della compagnia Hombre Collettivo, che si occupa di teatro visuale e teatro d’oggetti/di figura (Casa Nostra 2021, Alle Armi 2023).

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