Orbita. La stagione 2023 della danza a Roma, internazionale e autoriale

Presentiamo il programma della prima stagione di Orbita dal 10 gennaio al 17 maggio 2023 a Roma, Teatro Pallaldium e Teatro Biblioteca Quarticciolo. Contenuto in media partnership.

Balletto Civile – Nothing

Quasi 5 mesi di danza, artiste e artisti provenienti da 3 continenti: oltre all’Italia, Francia/Argentina, Spagna, Iran, Israele, Libano, Canada le nazioni presenti; la stagione 2023 del Centro di Produzione Nazionale della Danza Orbita, porta a Roma un programma inedito e variegato. Orbita è un progetto di Spellbound curato da Valentina Marini e riconosciuto dal Mic come uno degli otto Centri di produzione della danza: fondamentale nella città di Roma, per il pubblico e gli appassionati dei linguaggi del corpo e della danza, non solo per l’alto livello della proposta ma anche per l’internazionalità sulla quale si basa. 

Il progetto già aveva mosso i primi importanti passi lo scorso anno con due rassegne, nel 2023 la programmazione si dispiega attraverso una vera e propria stagione. Rimane l’idea  policentrica di Orbita, non un teatro fisso, ma un percorso che possa abitare diversi luoghi della città, anche molto lontani tra loro, dal Teatro Palladium al Teatro Biblioteca Quarticciolo. Questi i due spazi che si apriranno alla stagione, Orbita/Diafanie. Materia e Luce: titolo che suggerisce non solo una concezione estetica ma anche una possibile postura dello sguardo da parte di chi assisterà. E allora gli spasmi dei corpi attraversati dalle luci o dalla loro assenza, le ombre che si caricano di densità coreutica qui viaggiano almeno su due direttive (oltre a quella classica dei debutti ospitati), una è l’internazionalità di cui abbiamo già detto l’altra è la progettazione pensata per piccoli focus, quasi delle monografie dedicate alle artisti e agli artisti in programma.

Poyo Rojo – Dystopia – foto di Hermes Gaido

Cominciamo dalla prima. A febbraio puntiamo lo sguardo verso l’Asia e il Medio Oriente:  Pina My Love e Under the flesh sono due lavori del coreografo libanese Bassam Abou Diab, in scena al Teatro Biblioteca Quarticciolo, la danza qui si palesa per mezzo di prospettive feroci interrogandosi su temi quali guerra, disumanità e tortura. Se continuiamo a  leggere la mappa creata da Valentina Marini con un desiderio di scoperta non possiamo non citare il collettivo franco-argentino Poyo Rojo, proprio quel duo che da quindici anni gira il mondo con lo spettacolo omonimo (lo raccontavamo qui e ora sarà di nuovo in scena al Palladium) e che qui presenterà, a  marzo, Dystopia, coreografia dedicata all’esasperazione tematica del controllo sociale. Un nome conosciuto a Roma e in Italia tra i coreografi internazionali è sicuramente quello dello spagnolo Marco Morau che in Los perros riflette su disumanizzazione e isolamento nel caso dei nativi digitali. Sui concetti di confine e libertà è incentrato il lavoro della coreografa iraniana Masoumeh Jalalieh con B-Or Der;  Jalalieh è una giovane artista di Tehran (e in questo periodo il pensiero non può che rivolgersi alle piazze iraniane), il cuore della sua ricerca è multidisciplinare:  “Il corpo è una complicata raccolta di tutti gli elementi della natura, come il tempo, lo spazio, l’ambiente, la velocità, la densità, la temperatura, la transizione, la concentrazione… Osservo, esploro e studio questi elementi attraverso il corpo e il movimento […]”. Rimaniamo sul versante medio orientale del continente asiatico con l’israeliano Michael Getman che presenta Songs & Border, lavoro in cui l’artista chiede a colleghe e colleghi, intellettuali provenienti da diversi paesi, religioni e culture apparentemente lontani di collaborare; il risultato è una ricerca che unisce etnografia ed etnomusicologica, composizione musicale, coreografia, narrazione e documentazione audio e video. Lo spettacolo di chiusura della stagione, Il 17 maggio, è anche l’ultimo tra quelli internazionali, Graveyards and Gardens, un lavoro della compositrice canadese Caroline Shaw con la coreografa Vanessa Goodman che ruota attorno ai concetti di memoria, corpo e identità.

Compagnia Abbondanza Bertoni – C’è vita su Venere – foto di Tobia Abbondanza

Il nostro excursus non può però terminare senza aver tracciato le linee che collegano i focus sugli artisti italiani. La stagione infatti comincia il 10 gennaio al Teatro Palladium con la riscrittura coreografica del Lear di Shakespeare, dal titolo Nothing ad opera di Balletto civile (la recensione) e prosegue proprio dedicando un ampio spazio a una compagnia fondamentale nella storia recente della danza, Abbondanza Bertoni. La finestra autoriale dedicata alla compagnia di Rovereto proporrà lo spettacolo Premio Ubu 2021 Doppelgänger, l’assolo C’è vita su venere e Unknown woman e Trust, due coreografie di Mauro Astolfi con Maria Cossu e Giuliana Mele. Non può mancare un focus sul lavoro di Virgilio Sieni, colonna portante della danza italiana, a febbraio in collaborazione con Auditorium Parco della Musica, al Palladium il nuovo Satiri. Curiosità per Shoes On della giovane Luna Cenere, come per le prove aperte di Lingua_da Claude Cahun di Alessandra Cristiani e Sfera, creazione di Mk apparsa anche nella programmazione dell’edizione 2022 di Short Theatre. Lo storico festival che si svolge alla Pelanda è d’altronde anche il luogo in cui apparve nel 2015 In Girum imus nocte et consumimur igni (ne scrivevamo qui) di Roberto Castello, spettacolo ipnotico e imperdibile del collettivo ALDES che tornerà a Roma proprio nella primavera dei corpi in cui ci immergeremo grazie ad Orbita

Programma completo con date e info biglietti: https://orbitaspellbound.com/stagione-danza-2023/

Il trailer della stagione 2023 di Orbita

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