ROOM

    Questa recensione fa parte di Cordelia, ottobre 2022

    Foto Richard Haughton

    Sarà stato un sogno in cui si piomba mentre tutto è già iniziato: le pareti hanno dimensioni spropositate e si muovono a piacimento, senza mai incastrarsi perfettamente, liberando o occludendo; le anime che abitano questo luogo cangiante cambiano anch’esse, persone con i nomi reali, manager stressati e tecnici burberi, e poi dandy, donne in nero, mostri dorati, dame ottocentesche in attesa di vivere, nascosti o  appena scovati dentro una scrivania, futuri artisti che attendono di essere provinati e cantanti consumati in abiti sgargianti. Room è lo spazio dell’immaginario dell’architetto-regista-sognatore James Thierrée, che lui stesso dall’interno vive e governa (anche tecnicamente, guardate i crediti) pianificando alla sua scrivania, volteggiando in aria, cadendo, guidando e divertendosi molto. Artista inclassificabile dentro un unico codice – danza, circo, musical, dramma… – ma che anzi, coerentemente spinge a squadernare spazi e mezzi per il fine ultimo del generare meraviglie. Il palco del Teatro Argentina ospita per Romaeuropa quest’ultima creazione che trova i pubblici delle serate estasiati, anche in quelle fasi centrali in cui il gioco circense diventa un po’ esercizio fine a se stesso. Ma forse è quel senso di libertà che può prendersi un artista che ha da sempre (anche in famiglia, vista la discendenza chapliniana) vissuto nel mondo onnisciente e spaventoso e fantastico del teatro. Un luogo in cui ci si può permettere di rallentare e velocizzare il tutto, trasformare una sala decadente in un musical agée, vivere mille vite, sbagliare anche, e riprendere di nuovo in una giostra senza fine. (Viviana Raciti)

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    Visto a Romaeuropa festival, Teatro Argentina.  Creato, diretto e interpretato da James Thierrée. Musica originale: James Thierrée
    Con: Anne-Lise Binard, Ching-Ying Chien, Mathias Durand, Samuel Dutertre, Hélène Escriva, Steeve Eton, Maxime Fleau, Nora Horvath, Sarah Manesse, Alessio Negro. Luci: James Thierrée, Lucie Delorme, Samuel Bovet. Regia del suono: Lilian Herrouin, Loïc Lambert, Jean François Monnier.
    Costumi: James Thierrée. Realizzazione costumi: Laurette Picheret, Sabine Schlemmer Direzione generale: Rodolphe Padel.
    Scenografia: Olivier Achez, Mathieu Fernandez, Christelle Naddéo, Félix Page, Sam Dutertre & Anthony Nicolas, Thomas Delot, Joanny Guillaumin.
    Patine e dipinti: Marie Rossetti. Produzione e Coordinamento: La Compagnie du Hanneton, Emmanuelle Taccard, Hélène Dubois. Clicca qui per i crediti completi
    Viviana Raciti è studiosa e critica di arti performative. Dopo la laurea magistrale in Sapienza, consegue il Ph.D presso l'Università di Roma Tor Vergata sull'archivio di Franco Scaldati, ora da lei ordinato presso la Fondazione G. Cinismo di Venezia. Fa parte del comitato scientifico nuovoteatromadeinitaly.com ed è tra i curatori del Laterale Film Festival. Ha pubblicato saggi per Alma DL, Mimesi, Solfanelli, Titivillus, è cocuratrice per Masilio assieme a V. Valentini delle opere per il teatro di Scaldati. Dal 2012 è membro della rivista Teatro e Critica, scrivendo di danza e teatro, curando inoltre laboratori di visione in collaborazione con Festival e università. Dal 2021 è docente di Discipline Audiovisive presso la scuola secondaria di II grado.

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