HomeMedia partnership«L'avanguardia è già passata». Intervista a Claudio Morici

«L’avanguardia è già passata». Intervista a Claudio Morici

foto di Matteo Abati

Claudio Morici andrà in scena con il monologo 46 tentativi di lettera a mio figlio sul palco del Teatro Nido dell’Aquila il 31 agosto, nel cartellone di Todi Off- Futuro Anteriore. Morici, raggiunto al telefono, ha raccontato in termini schietti il proprio percorso, tra romanzo e scena: una prospettiva inedita e “decentrata” dalla quale osservare e commentare alcune dinamiche del mondo teatrale, romano e non solo.

Qualche battuta sul tuo percorso e sul lavoro che presenterai.

Io sono uno scrittore, ho sempre scritto romanzi. Poi, per motivi anche pratici, ho iniziato a leggere le cose che scrivevo in pubblico e poi a farle per il teatro. Un percorso accidentale, legato anche a motivi complessi, e di tempo. Non ho mai studiato teatro e il teatro non è la mia passione; ad un certo punto, tornato a Roma, è diventato una forma di sopravvivenza. 46 tentativi di lettera a mio figlio è l’ultimo di cinque monologhi che ho scritto utilizzando un certo tipo di umorismo e alcune dinamiche che ho usato anche nei miei romanzi. Forse ora vorrei ricominciare a scrivere narrativa. In questo testo mi rivolgo a mio figlio, indirizzandogli una lettera per ciascun anno della mia vita. Uno dei nodi è la separazione da sua madre: in questo c’è un parziale autobiografismo perché ci siamo lasciati poco dopo la sua nascita. Il tempo narrativo cerca una vicinanza con i fatti, gli racconto la mia storia a partire da due anni prima che lui fosse concepito, l’incontro con sua madre e l’ansietà di crescere un bambino in una famiglia non ordinaria, nel bene e nel male. Sulla scena sono circondato da giocattoli: vogliono un po’ simboleggiare l’immaginario di un bambino di tre anni, ma anche il mio tentativo di esprimere – attraverso un linguaggio semplificato e cifrato, a volte goffo – qualcosa che non so bene mettere a fuoco.

Che cosa rappresenta la piazza di Todi Off per il tuo percorso artistico?

Non volendo fare teatro, ma trovandomi a farlo, per me è tutto basato sul pubblico, e sul passaparola. In spazi come il Teatro Vascello o il Teatro Quarticciolo di Roma raccolgo centinaia di persone. E così anche fuori Roma, in un circuito specifico, tra Torino e Milano. Appena metto il naso fuori da questo giro, che conta una quindicina di posti, non mi conosce nessuno. Todi, in questo senso, è una prima volta. Essendo dentro un contenitore, prevedo la presenza di un pubblico, anche di addetti ai lavori, programmatori: insomma credo che per me sia un’occasione perché può mettere in comunicazione dei mondi che a volte sono molto separati.

Che cosa pensi delle limitazioni anagrafiche che sempre di più caratterizzano le opportunità di produzione e circuitazione?

Nel mio mondo ideale lo Stato non dà soldi a nessuno ma non tassa nessuno. Immagina un sistema in cui l’agibilità viene garantita a tutti e in cui poi è il pubblico a decidere chi sopravvive e chi no. Quello attuale – e ci metto dentro anche il meccanismo dei bandi – è un sistema che non funziona assolutamente, a cui non mi presto. Il processo scenico è un qualcosa tra pubblico e performer, e lo Stato inserendosi diventa un ostacolo. Poi io vengo dai centri sociali, dagli spazi autogestiti: cose più fighe, vite più brevi. Infatti mi piace molto fare teatro nelle case, è una dimensione non mediata.

Che cosa significa per te il termine OFF? 

Dipende in che città lo dici, e con chi stai parlando. A Roma, il termine off può voler dire almeno tre cose: per alcuni è l’India, il Quarticciolo (un “off istituzionalizzato”)¹; per altri è il Cinema Palazzo, Carrozzerie n.o.t., l’Angelo Mai²; per altri ancora è Teatro Studio Uno. E poi c’è l’“off dell’off”: un sottobosco di gente fighissima e sconosciuta. Il termine off, in fondo, conviene non usarlo.

Una considerazione sulla formula Futuro anteriore, titolo della rassegna

L’avanguardia è già passata. Un paradosso interessante.

Redazione

Note
¹ Il teatro India è una delle sale del Teatro di Roma; il Quarticciolo è uno spazio pubblico del circuito dei Teatri in Comune.
² Il Cinema Palazzo e l’Angelo Mai sono spazi occupati; Carrozzerie n.o.t. e Teatro Studio Uno sono spazi militanti che offrono programmazione e residenze

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