Una danza positiva. Intervista a Roberto Zappalà

Foto di Sara Nicoletti

Concludiamo il focus dedicato agli artisti del festival Fuori Programma: durante l’ultimo appuntamento di venerdì 27 luglio al Teatro Vascello andrà in scena Corpo a Corpo la nuova creazione della Compagnia Zappalà Danza, lavoro che insieme a Come le Ali si inserisce nel progetto LIEDERDUETT. Intervista al coreografo Roberto Zappalà

Ci parleresti di Corpo a Corpo e di come questo spettacolo si colloca all’interno del tuo percorso artistico?

Questa ultima creazione, come recita il sottotitolo prima meditazione su Caino e Abele, è incentrata su due figure alle quali la società fa continuamente riferimento e che sono entrate nell’alveo di una dialettica condivisa perché incarnano il primo conflitto dell’umanità. Corpo a Corpo è un lavoro nato in continuità con Transiti Humanitatis e Oratorio per Eva, un naturale prosieguo e riflessione attorno ai nascituri dell’umanità. Tuttavia si torna indietro ai primordi per rispondere a una domanda estremamente contemporanea e indicativa dei tempi che stiamo vivendo: “e se non ci fosse stato il primo omicidio, l’umanità tutta, adesso, in che condizione avrebbe vissuto? Come sarebbe stata?”. Se Corpo a Corpo si colloca dunque come il primo stadio della riflessione mantenendo un carattere più espressamente violento, il secondo, Come le ali, risulta essere mosso da una tensione più utopistica. Ricerco sempre soluzione positivistiche, mai risolte nella negatività perché mi piace pensare che seppure noi artisti non possiamo determinare nelle pratica azioni politiche, possiamo però muovere all’interrogazione.

Come e quanto è in grado di parlare al presente il linguaggio della danza contemporanea?

Dipende dalla lettura del pubblico. La danza di per sé non deve spiegare nella specificità, deve lasciarsi fruire nella bellezza. Alcuni spettatori si fermano al pregiudizio che la danza sia una disciplina ermetica ed è una convinzione che fa parte di quella retorica contro la quale ci scontriamo spesso. Io credo che la danza sia una lingua innanzitutto, dotata di sue specifiche parole e una delle arti più filosofiche in quanto capace di parlare alla sensibilità degli individui scegliendo diverse strade e non una sola direzione. La danza ha il suo tempo e non possiamo pensare di fare pubblicità attorno ad essa come se stessimo parlando di un prodotto da vendere. Oggi a differenza del passato siamo molti di più a creare, il che comporta confusione e smarrimento negli artisti di questa generazione ma anche grande forza nel sperare che se c’è bisogno di un cambiamento della società, questo non può che arrivare dall’arte. Per tale ragione non possiamo pensare di escludere lo spettatore ma dobbiamo andargli incontro e permettergli di fare delle scelte.

Cosa ne pensi del panorama attuale del sistema danza?

Confesso che è una domanda molto frequente. Io, a dispetto dell’opinione generale, rispondo sempre che la situazione che stiamo vivendo sia migliore rispetto al passato. La danza in Italia si trova al momento in uno stato di grazia: c’è molta offerta e ci sono sempre più nuovi giovani danzatori. Posso dire che eravamo indietro ma ora, e con gli sforzi dovuti, siamo a buon punto; e lo dico inoltre da siciliano che non ama paragonare la sua città (Catania ndr) alle capitali europee perché sarebbe pretenzioso: ogni realtà artistico lavorativa è a sé stante. Qualora volessimo fare un confronto, questo deve essere relativo a un trascorso di anni precedenti, dai quali ricavare un bilancio, e mi sento di dire che i tempi odierni sono sicuramente migliori. Il vero problema è imporre alla creazione di rispettare questioni meramente numeriche e assolvere a compiti burocratici portando in secondo piano la qualità e l’autenticità dei progetti. Si tende al numero?!? Ebbene, che si aumentassero allora gli spettacoli di danza. Ogni città dovrebbe avere almeno un mese totale di programmazione dedicata alla danza, lo spettatore così saprebbe scegliere.

Il vostro spettacolo verrà presentato all’interno di questa rassegna dal titolo “Fuori programma”. Che significato ha per voi questa espressione?

Faccio riferimento proprio alla natura artistica di questa rassegna: è un “fuori programma” che su Roma sia una compagnia (Spellbound Contemporary Ballet ndr) a doversi occupare di una rassegna di danza. In questo caso posso fare un paragone di sistema sottolinenando che all’estero, ad esempio, ci sono dei centri preposti alla produzione, quindi, quest’occasione è un fuori programma proficuo tanto per il pubblico, per il periodo dell’anno che per le compagnie scelte difficilmente programmate a Roma.

Redazione

CORPO A CORPO – 1° meditazione su Caino e Abele
Compagnia Zappalà Danza (IT)
da un’idea di Nello Calabrò e Roberto Zappalà
coreografia e regia Roberto Zappalà
musiche varie
danzatori Gaetano Montecasino, Fernando Roldan Ferrer
costume Roberto Zappalà
realizzazioni costumi e assistente Debora Privitera
luci Roberto Zappalà

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Questo contenuto appartiene alla sezione MEDIA PARTNERSHIP. In questa sezione vengono raccolti i contenuti prodotti dalla redazione in collaborazione con teatri, festival e realtà teatrali che scelgono la nostra associazione per accompagnare il loro lavoro attraverso storytelling, interviste e presentazioni. La presa in carico di eventuali proposte di media partnership è a totale discrezione della linea editoriale di Teatro e Critica. Per info e costi: redazione@teatroecritica.net

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