“Voglio fare uno spettacolo sulla Rivoluzione Francese”, Mnouchkine. 1789

1789 – 40 anni dopo è un film documentario di Stefano Missio, uscito in cofanetto lo scorso mese insieme alla versione restaurata del film tratto dall’omonimo, storico spettacolo del Théâtre du Soleil. Recensione

 

Foto Stefano Missio
Alcuni dei protagonisti di 1789 – Foto Stefano Missio

«Con Ariane ci conoscevamo già da qualche anno, avevo lavorato in produzione nel 2011 per il suo ultimo film, Les Naufragés du Fol Espoir. Un giorno la Mnouchkine mi si avvicinò e disse “ho saputo che sei un regista di documentari, uno di questi giorni, quando finiamo presto le riprese, organizziamo con la troupe la proiezione di un tuo lavoro”. E, con mia grande sorpresa, così fu. Immagina che quando un regista è impegnato con la realizzazione di un suo lavoro, soprattutto dovendo gestire un calendario di riprese non facile e un gran numero di attori, non è per nulla evidente che abbia il tempo, la voglia e la curiosità di dedicarsi alla visione di lavori di suoi collaboratori… e ora mi hanno chiesto di realizzare questo piccolo film doc sull’avventura di 1789.»: Stefano Missio racconta con queste parole l’inizio della collaborazione con il Théâtre du Soleil per il documentario 1789 – 40 anni dopo. Il lavoro del registaautore di diversi altri documentari tra cui Quando l’Italia non era un paese povero e Che Guevara – il corpo e il mito e direttore di un portale sull’argomento –, contenuto all’interno di un cofanetto dvd e bluray uscito il mese scorso (in vendita in Francia e acquistabile on line), si unisce alla versione restaurata del film tratto nel 1970 dalla pièce di Ariane Mnouchkine, storica fondatrice del collettivo francese.

 Foto Alberto Guerri
Stefano Missio – Foto Alberto Guerri

Ad essere ripercorsi assieme ai suoi attori protagonisti e alla regista, il processo per la nascita ma anche la “vita” successiva dello spettacolo, sorta di punto a segnare una svolta tanto per la compagnia quanto per la storia del teatro contemporaneo. Il montaggio alterna un’intervista frontale a Mnouchkine a momenti di dialogo e narrazione corale con l’aiuto di Béatrice Picon-Vallin, tra i quali si inseriscono foto e documenti originali di cinegiornali e frame di riprese inedite realizzate da Martin Franck, all’epoca collaboratrice del Soleil. Il risultato è un racconto progressivo che disvela parte di quel meccanismo di “creazione collettiva” generatosi nella sinergia, nell’interazione performativa e ideale tra interpreti e regista.  Partire da un input di base per sviluppare l’azione e ritrovare in questo modo la sua matrice concettuale: «La parola favola… credo che la transizione dal racconto fu esattamente questa. Credo. Forse no. Penso che venne da me. Che a un certo punto dissi che la vicenda era la rivoluzione francese a una fiera. Era un piccolo suggerimento… Una cosa gigantesca e il mio un proposito basico, rudimentale. Rivoluzione Francese, acrobati, fiera. Andiamo su questo. Fate ciò che potete».

Foto Stefano Missio
Ariane Mnouchkine – Foto Stefano Missio

«Ho la sensazione che la scintilla di 1789 fu prima del 1968. Era nella nostra fondazione. Penso, effettivamente, che il rapporto fra 1789 e il pubblico si sia articolato sotto l’influenza del 1968. Assolutamente. Ma non sono sicura che lo spettacolo fosse sotto l’influenza del 1968. Eravamo alla ricerca, stavamo cercando la bellezza del gesto teatrale, quando parlavo agli attori il proposito era minimo. Dicevo loro “Voglio fare uno spettacolo sulla Rivoluzione Francese, in una fiera  usando tutte le forme di teatro popolare di quel tempo”. Questo era tutto. Non ho mai menzionato il maggio 1968»: quasi una scoperta, un “dono” che si configura per una serie di congiunzioni sincroniche e diacroniche come un avvento e  come un’epifania, giunto in un momento cruciale per le vicende politico-culturali del periodo, almeno quanto lo fu per quelle del gruppo. È noto ai più infatti che lo spettacolo coincide con l’ingresso definitivo, tutt’altro che privo di difficoltà, a La Cartoucherie, dimora artistica rilevata, resa fruibile e adattata alle esigenze rappresentative, divenuta negli anni polo di riferimento teatrale internazionale. Meno noto invece, fra gli avvenimenti, il ruolo determinante avuto dal Piccolo Teatro di Milano e da Paolo Grassi, il quale, dopo aver assistito ad una rappresentazione di Sogno di una notte di mezz’estate, invita Mnouchkine e i suoi compagni in Italia favorendo le condizioni di realizzazione non solo materiale dell’opera. Emerge un’immagine netta, incisiva e  profondamente umana nel racconto della regista francese: «Noi creammo 1789 in un’enorme palestra, quasi uno stadio coperto. Si chiamava il PalaLido. Era lui che lo aveva trovato e io ero in una delle gallerie sopra alla prima. Così vedevo la folla, gli attori. Ma da una galleria superiore vedevo Paolo con una maglia a maniche corte. Stava “ballando” con la platea. Era, se possibile, più nervoso di quanto fossi io. E, se possibile, ancora più contento di vedere l’accoglienza degli spettatori italiani che fu straordinaria […] Amava il teatro, il pubblico, la giovinezza e tutte le cose che noi rappresentavamo».

La conclusione è quasi di un viaggio, viaggio mnemonico certo, ma allo stesso tempo prospettico: «Perché c’è un desiderio di utopia, lo so,  quando parlo con persone, studenti. Il desiderio esiste. Il desiderio del sublime, di procedere elevandosi. Tutti hanno la propria collina, ma bisogna risalirla. Non scendere. […] una strada va su e una giù. Bisogna scegliere quella che sale […] E molte, molte, persone sono indecise […] Loro devono sapere che possono sperimentare ciò che noi abbiamo sperimentato e ancora sperimentare. Possono viverlo. Ma devono lavorare duramente».

Marianna Masselli

1789 – 40 ANNI DOPO
47 min, 2017, Francia
di Stefano Missio
produzione Bel Air Classique
con Lucia Bensasson, Georges Bonnaud, Jean-Claude Bourbault, Joséphine Derenne, Myrrha Donzenac, Nicole Félix, Gérard Hardy, Jean-François Labouverie, Daïna Lavarenne, Jean-Claude Penchenat, Geneviève Penchenat, Rosine Rochette
e Ariane Mnouchkine
intervistata da Béatrice Picon-Vallin
produttori François Duplat, Jacques-François Suzzoni
direttore della fotografia Rémi Mazet
operatori camera Stefano Missio, Rémi Mazet
ingegnere del suono Damien Luquet
montaggio Stefano Missio
missaggio Tito
color correction Rémi Mazet
coordinamento Théâtre du Soleil, Franck Pendino
responsabile di produzione Adrien Castello

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