Sotterraneo: ecco perché siete pesci fuor d’acqua

Sotterraneo presenta Overload nel programma dell’ultima giornata modenese di VIE Festival. Recensione

Foto di Alex Brenner

Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?” I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa “Che cavolo è l’acqua?”.

Nel maggio 2005, data in cui lo scrittore statunitense David Foster Wallace presentò questo aneddoto ai neolaureati del Kenyon College, si poteva ancora dire che fossimo pressappoco incapaci di condividere gli istanti così come adesso li sappiamo: Facebook aveva da poco registrato il proprio dominio e non era del tutto consapevole del suo raggio, Youtube appena s’affacciava alla rete e non un uomo avrebbe immaginato la potenza racchiusa nei 140 caratteri di Twitter. Quella di Wallace è una storia breve sull’intelligenza critica, sulla sensibilità di avvertire la banalità del reale ed esserle devoti.

Foto di Matteo Tortora

Passano dieci anni, il dialogo del mondo è una babele magmatica d’informazioni, Wallace è morto suicida, maggio si ripresenta e stavolta è il quotidiano britannico The Independent a scrivere che a batterci sarebbero persino i pesci rossi (Our attention span is now less than that of a goldfish, Microsoft study finds è il titolo dell’articolo del 13 maggio 2015). Uno studio di Microsoft stima che la durata concessa all’interesse individuale sia di circa otto secondi, inferiore a quella dell’acquatico vertebrato che nasce e muore mnemonicamente nel corso di un’esplorazione completa di una boccia.

Se il nostro lettore, quindi, contro ogni dettame di ipotesi sociologica, avrà avuto la pazienza di sfidare i pochi secondi affibbiatigli dalla ricerca, giunto fin qui si troverà a chiedersi quale sia la connessione che intercorre tra gli aneddoti scenici di uno scrittore e un articolo divulgativo dell’Independent: la congruenza sta in un acquario di pesci rossi su un palcoscenico.
Paiono molte le vie per codificare il contemporaneo, alcune costruite nell’intercezione dello spettacolo dal vivo, in particolare una si percorre a ottobre in quattro città dell’Emilia. A Modena VIE festival 2017, organizzato da Emilia Romagna Teatro, ha ospitato al Teatro delle Passioni la compagnia Sotterraneo, accogliendo dunque una sferzata all’inchiesta sui nuovi linguaggi; perché questo tipo di teatro è in divenire nell’attimo stesso del compimento, con una necessità di guardare al tempo e allo spazio pari a quella dell’avanzamento tecnologico e nel frattempo, per ogni verità che lascia emergere, si trascina appresso una componente di corrosiva mordacia e ironico fatalismo pronti a digerirla.

Foto di Giancarlo Ceccon

L’acquario di pesci rossi di cui sopra è collocato a margine della scena per allestire la scenografia altrimenti sgombra; vicino, un Foster Wallace trepidante (Claudio Cirri) porta avanti l’ennesima elucubrazione ad alta voce, ma ne sovrasta occasionalmente il discorso un’infinità di episodi sospesa nel limbo dell’inconscio, plausibile o inverosimile, che fa rumore, che sbigottisce nella risata o attedia fino allo sbadiglio e che potrebbe coesistere in una sorta di comune traffico cerebrale ad alta voce. Infatti, l’occasione di zittire lo scrittore è data al pubblico da altre quattro figure concitate (Sara Bonaventura, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini) che, con un’icona cartonata in mano, a intervalli regolari suggeriscono di attivare nuovi contenuti in scena attraverso un semplice “stand up”. Così, mentre Foster Wallace mantiene la propria identità per il tempo della pièce, i colleghi si perdono in un bagno riproduttore di umanità varia, in situazioni e luoghi diretti dalla platea che, così facendo, attiva un potere nei confronti del luogo originariamente pensato come primario: il palcoscenico. E la drammaturgia di Daniele Villa è calibrata inaspettatamente dalla volontà concorde di tutti. La mente non fatica mai e si apre libera a fagocitare ogni input scenico, tanto è breve, tanto qualcuno che ne ha abbastanza c’è sempre e se annoia ci si alza in piedi, ma non per andarsene, per cambiare direzione.

“Questa è acqua, questa è acqua”, pensiamo per risolvere l’aneddoto dello scrittore. Il tessuto dell’esistenza sta nell’economia dell’attenzione, nella scrematura di quelli che paiono brusii irrilevanti. Ma di quella beffa verso se stessi, di quella illusione di coinvolgimento nell’informazione per accumulo, ognuno è consapevole: non si può essere attenti – nella vita o in una boccia – senza essere distratti.

Francesca Pierri

Visto al Teatro delle Passioni, Vie Festival, Modena – ottobre 2017

OVERLOAD
concept e regia Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini
scrittura Daniele Villa
luci Marco Santambrogio
costumi Laura Dondoli
sound design Mattia Tuliozi
props Francesco Silei
grafiche Isabella Ahmadzadeh
promozione estera Giulia Messia
produzione Sotterraneo
coproduzione Teatro Nacional D. Maria II nell’ambito di APAP – Performing Europe 2020, Programma Europa Creativa dell’Unione Europea
contributo Centrale Fies_art work space, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana, Mibact, Funder 35, Sillumina – copia privata per i giovani, per la cultura
residenze artistiche Associazione Teatrale Pistoiese, Tram – Attodue, Teatro Metastasio di Prato, Centrale Fies_art work space, Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin, La Corte Ospitale – progetto residenziale 2017, Teatro Studio/Teatro della Toscana, Teatro Cantiere Florida/Multiresidenza FLOW

Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory, del network europeo Apap ed è residente presso l’Associazione Teatrale Pistoiese

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