Oscillazioni: l’asfissiante negazione affettiva di Trevisan-Marini

foto Ufficio Stampa

Le luci crepuscolari di una Roma che ancora non riusciva a scrollarsi di dosso tutta la pioggia di una giornata invernale hanno tracciato il cammino verso la piccola sala di un teatro nel cuore di Trastevere. Al Belli è stata la volta di Oscillazioni, spettacolo in prima con la regia di Giuseppe Marini. Il testo di Vitaliano Trevisan rientra tra i due recentemente pubblicati nella raccolta di Einaudi, il cui primo (Solo RH) fu allestito e realizzato nel 2007 da Roberto Herlitzka.

All’ingresso in sala un uomo è già in palcoscenico con la sigaretta accesa, seduto a un tavolo di legno, davanti un computer. Inizia così questo monologo in bilico tra affresco paranoide e disegno asfittico, lungo la linea consuntiva che segna il ricordo e la rivisitazione della sua figura di padre e marito assente, scappato alle proprie responsabilità. Il testo, che non manca di appoggi ironici, compone una struttura memoriale attorno al realizzarsi di un complesso d’Edipo al contrario, nel quale un’introversione isolante ed emotivamente claustrofobica porta al rifiuto di vedersi come padre e a non riconoscere la propria funzione familiare. Tra le parole, negli schizoidi sbalzi umorali si risolve una fuga anaffettiva e il protagonista costruisce un proprio habitat di solitudine, insofferente alla sterilità matrimoniale agognata e negata, qui diventata percezione di una frode e di una rottura dell’equilibrio di coppia. L’imposizione della paternità sfocia nell’orticaria sentimentale, ai confini dell’odio, traducendosi nell’assunzione concettuale dell’utilitarismo femminile su scala merceologica, ai bordi delle strade periferiche, prostituite in notti inutilmente pruriginose, tutte ugualmente aride, simili nella frustrazione sottesa allo sfogo istintuale.

foto Ufficio Stampa

Giordano De Plano abita il nero spazio immersivo in più direzioni, avvalendosi dell’ausilio di pochi oggetti scenici sotto la guida di una regia che, aggrappandosi alle tematiche descritte, permette di far saltare fuori orsacchiotti di peluche da una botola, una pistola, un coltello o un’accetta pensati come supporti in grado di realizzare la liberazione dalla trappola emozionale. La presenza attoriale, pur avvalendosi di una costruzione che trapela nella gestione di voce e toni calibrata sulle parole, è vittima di una certa caricatura che sembra avere a che fare più con l’idea di ciò che si suppone necessario per restituire lo spirito drammaturgico, che con la ricerca di una resa efficace. Il valore del testo si va così perdendo, sfocato anche da una direzione standardizzata e dall’eccessivo compendio di luci e di inserti musicali sui versi, probabilmente dovuti a una qualche rapidità di finalizzazione del progetto registico in cui pure, in chiusura, sembra sfumare la citazione di un brano del Rinsairoku.

«Una equazione perfettamente impostata, questione di tempo», dice il nostro protagonista come presagendo l’augurio da rivolgere a questa pièce, se volesse davvero mettere a punto il suo vigore performativo.

Marianna Masselli

In scena al Teatro Belli fino al 24 febbraio

Guarda lo spettacolo completo su e-performance.tv

OSCILLAZIONI
di Vitaliano Tevisan
regia Giuseppe Marini
assistente alla regia Fabrizio Romano
disegno luci Michelangelo Vitullo
musiche originali Riccardo Bertini