Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26

Mehdi Dahkan, coreografo, danzatore e filmmaker marocchino — autore del documentario Hna, hna, sulla vita quotidiana dei giovani artisti urbani a Tangeri — è a terra, a petto nudo, al centro della Sala dei Giuristi nel Palazzo Podestà di Bergamo. Mentre il pubblico si dispone attorno sembra già che qualcosa sia accaduto: un copro respira a fatica, resiste a qualcosa, si piega sulle ginocchia, si muove lentamente carponi. Poi il respiro prende possesso del corpo, lo anima, lo scuote e la danza si accorda a quel respiro esasperato, continuo, insostenibile. KMS of Resistance si ispira all’Aïta, tradizione orale marocchina nata nel contesto di dominazione coloniale quando le donne iniziarono a comunicare con i lamenti per trasmettere messaggi e incitare alla resistenza superando la censura e le differenze linguistiche. Nella performance — conclusione di una trilogia avviata nel 2020 sulle forme non convenzionali di resistenza nel mondo arabo — la resistenza arriva come una condizione fisica. Prima ancora di capire, si ascolta, ci si chiede quanta aria c’è, chi respira per chi. Visto all’interno del Festival Up To You, progetto di direzione partecipata under 30 che quest’anno ha scelto come claim “Up to us”, in un festival che insiste quindi sulla comunità, sulla partecipazione e sulla possibilità di abitare la scena come luogo di responsabilità condivisa, KMS of Resistance risponde portando la sua domanda: che cosa resta della comunità quando non c’è più la parola? Quando il linguaggio è censurato, frainteso, insufficiente, o semplicemente esausto? E proprio quando tra le sequenze coreografiche non sembra esserci alcuna speranza, il respiro di Dahkan torna regolare, vitale, e diventa un invito rivolto al pubblico. Accordiamo il nostro respiro al suo e a quello delle altre persone, ed è il nostro respiro a guidare il corpo del performer in un finale che torna a essere comunicazione, che torna a essere Aïta. Da una parte, una profondissima pratica di connessione collettiva, quasi un ritorno a una possibilità primaria di relazione. Dall’altra, l’inquietudine di sapere che anche respirare può diventare un privilegio, un rischio, una prova. KMS of Resistance è una performance che si rivolge prima di tutto al diaframma di chi guarda. E da lì, lentamente, chiede a chi guarda di riconoscere che prima della parola, prima delle bandiere, prima dei discorsi, ci sono corpi che insieme chiedono aria. (Luca Lotano)
Visto a Bergamo per Up To You Festival. Di Cie JIL Z / Mehdi Dahkan, con Mehdi Dahkan













