Lo spettacolo MAFIA: SINGOLARE FEMMINILE al Campania Teatro Festival 2022. #sponsor

Selezionato dalla direzione artistica di Ruggero Cappuccio, lo spettacolo Mafia: singolare femminile partecipa alla XV edizione del Campania Teatro Festival (https://campaniateatrofestival.it/) e va in scena a Napoli il 19 giugno nella cornice suggestiva del Giardino paesaggistico di Porta Miano, Capodimonte.

L’opera teatrale – scritta dalla drammaturga Cetta Brancato e dalla magistrata Marzia Sabella, per la regia di Enrico Stassi – approda al prestigioso festival campano, dopo essere stata rappresentata con successo a Palermo nel 2020 nella Chiesa di Santa Maria dello Spasimo e a Gibellina per le Orestiadi 2021.

Lo spettacolo, prodotto dall’Associazione Fontarò di Palermo, vede in scena le attrici Stefania Blandeburgo, Maria Teresa Coraci, Giuditta Perriera, Francesca Picciurro, si avvale degli oggetti scenici di Elisabetta Giacone e dei suoni di Emanuele Sutera.

Il testo comprende otto monologhi di donne, l’altra metà del cielo del fenomeno mafioso.

I personaggi escono dalle carte processuali e incarnano gli aspetti femminili di un mondo funesto in cui la donna compie la propria condizione, sempre in rapporto con il lutto e il dolore e, a volte, con accenti comici che sottolineano per contrasto la tragicità delle esistenze.

La messa in scena è affidata a tre attrici che si dividono l’interpretazione delle otto donne. Una quarta attrice veste i panni di una Prefica. Assumendo quasi la funzione di coro greco o di una Cassandra, la Prefica interviene in maniera visionaria tra un monologo e un altro, commenta o predice, segna l’evolversi del repertorio tragico – e talora tragicomico – che fa della scena un teatro-inferno, luogo non-luogo i cui interpreti sono condannati senza redenzione a recitare sempre lo stesso copione di ciò che è stata la propria esistenza.

I personaggi sono pertanto “eroi tragici”, interpreti di una tragedia moderna. Moderna perché, a differenza del teatro classico, non vi è catarsi né intervento di un qualche deus ex machina che giungerà a ripristinare la giustizia o un ordine superiore.

L’unica redenzione possibile – non scontata, né applicabile ai personaggi – è la crudeltà dello specchio: la coscienza di quanto potente, antropologicamente radicata, sia la cultura mafiosa, con tutto il suo sostrato di familismo amorale e di religiosità arcaico-patriarcale.

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