Pergola 2012 – 2013: il vecchio che avanza

fonte www.corrierenazionale.it

FIRENZE – Che tutto cambi perché niente cambi. Gattopardesca la nuova stagione del Teatro della Pergola. Un cartellone presentato con aggettivi quali “nuovo” e “innovativo” e che invece propone gli stessi nomi sul palco, Gabriele Lavia, Monica Guerritore, Geppy Gleijeses, Lello Arena, Luca De Filippo, Tullio Solenghi, Mariano Rigillo, e le solite firme polverose sul versante testi e drammaturgie, Pirandello, Scarpetta, Ruzante, Eduardo. Pare una stagione di venti e più anni fa. Eppure Marco Giorgetti, direttore del teatro massimo fiorentino bocciato da Bondi, insieme all’Eti due anni fa, e fatto risorgere e rilevato dal comune di Firenze (il sindaco Matteo Renzi è il presidente della Fondazione del Teatro della Pergola), parla di “futuro”, e soprattutto di “Europa”. Intanto gli abbonati calano di anno in anno: tremila la scorsa stagione. Nel mentre la prima pomposa produzione pergoliana, “Il gioco dell’amore e del caso” di Marivaux, drammaturgia del 1730 ma fatta passare anche questa per attuale, con cast cinematografico e televisivo da fiction, premi oscar e artisti internazionali, ha visto cinquecento spettatori in media nelle repliche effettuate. Peccato che la capienza del teatro omonimo della via sulla quale sorge sia di oltre mille poltroncine. Anche la fotografia in primo piano nel cartellone che pubblicizza la nuova stagione non è particolarmente felice: una sedia vellutata rosso sangue con un’architettura, alla maniera del pittore cinquecentesco Arcimboldo che miscelando frutta e verdura faceva apparire volti e lineamenti umani, che raffigura un Re grazie a pezzi e macchinerie teatrali lignei e artigianali. Purtroppo il Re è nudo, anche se qui ci si ostina ancora a mettergli grandi costumi vintage e calzamaglie retrò, forse per camuffarlo un po’. Infatti le molte corde arrotolate e nodi stretti formano i baffi e la barba del Re ritratto, corde annodate che tanto assomigliano a cappi, e, in queste fase sociale e politica, il riferimento ai continui suicidi è quantomeno lampante.

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Ma andiamo al cartellone con nomi assodati e consolatori. Parliamo del salvabile, che nella quantità stanno anche stille di qualità, non fosse altro che per un semplice calcolo delle probabilità. Da difendere, dall’intingolo sugoso e dal brodo impantanante, “Il discorso del Re” (6-11 novembre), con Luca Barbareschi, piece dalla quale è stata tratta la pellicola premiata con quattro premi Oscar, il “Furioso Orlando” (20-25 novembre) con Stefano Accorsi per la regia di Marco Baliani, “Amleto 02” (8-13 gennaio) di e con Filippo Timi, “La torre d’avorio” (dal 29 gennaio al 3 febbraio) con Luca Zingaretti. Per il resto tutto tace. Niente di nuovo sotto il sole. Quel che resta del giorno. Tutto il resto noia. Diciassette titoli, mentre nella scorsa stagione erano venti (dovevano essere ventuno ma saltò “Occidente Solitario” con Claudio Santamaria) che hanno totalizzato 53.000 presenze in 125 recite. Però i volti sono allegri, i sorrisi distesi e rilassati: “Questo è un calendario qualificato, un’occasione per la città – s’affretta a dire il sindaco – la Pergola deve tornare ad essere la quotidianità dei fiorentini”. Ma i tempi sono cambiati e sembra che nessuno nelle stanze del potere se ne sia accorto. “Dobbiamo recuperare un’anima, il nostro tentativo con il Teatro della Pergola non è solamente aprire un sipario ma una prospettiva”. Intanto nel bilancio comunale i contributi alla cultura, dichiara Renzi, sono aumentati di due milioni che principalmente saranno divisi tra Pergola, appunto, e Maggio Musicale. “E’ una stagione che afferma l’identità del teatro italiano”, spiega invece Giorgetti. E poi rincara la dose: “Un cartellone che offre il meglio che c’è in giro”. Sospiri in platea. Qualche dubbio ce l’abbiamo. Sorgono spontanei, come funghi nella boscaglia dopo la pioggia. Si inarcano le sopracciglia. Si storcono le bocche. Si sottolinea molto la vena “d’alleggerimento” della prossima stagione. Sa molto di disimpegno. E dà un po’ i brividi. Sa di non ci resta che ridere. Non preoccupiamoci. E poi, ancora più inquietante: “Il teatro è un antidepressivo”, come dichiara il maestro Maurizio Scaparro (che avrà due titoli in stagione: “La governante” di Brancati e “Viviani varietà” con Massimo Ranieri che chiuderà l’annata ad aprile 2013). Noi speriamo invece che il teatro torni ad essere fonte di riflessione, di analisi, e non di semplice divertissement, di futile intrattenimento, di passatempo. Che il tempo non va perso, ma preso. Che abbiamo ancora bisogno di pensare. Anzi, oggi più che mai.

Tommaso Chimenti

articolo apparso il 16 maggio 2012 su www.corrierenazionale.it

Vi al cartellone del Teatro della Pergola per la stagione 2012/2013