Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 26

Il folto pubblico disposto su tre lati dello spazio del Progetto Manifattura, alla periferia di Rovereto, si guarda e si sventola in attesa della prima assoluta della nuova creazione de La Veronal, fondata nel 2005 dal coreografo catalano Marcos Morau, nel 2020 e dal 2025 curatore artistico associato del festival Oriente Occidente. Dal fondale emerge una figura maschile (Fabio Calvisi) che arranca sotto il peso, ben raffigurato, di un gigantesco zaino. Lontano dal barocco di altri allestimenti, stavolta la creazione Living & Leaving, prima tappa della Trilogia de la vida, è un passo a due minimale e fortemente suggestivo per il modo in cui le luci incorniciano le tonalità sabbiose e sporche di abiti che rimandano alla povertà del vivere per strada e al contempo all’emergenza delle zone bombardate. L’ingresso di una figura femminile (Marina Rodriguez), simile per abbigliamento ma con una qualità del movimento ancor più fluida nello snodo delle giunture, innesca un dialogo per corpi muti che oscilla tra protezione, sostegno e diffidenza. Proprio la fiducia e la capacità di riconoscersi micro-comunità in un mondo di macerie sembrano essere il filo che unisce questi segmenti coreografici, lembi di espressività corporea a tratti disperati e a tratti clowneschi. È lo stesso coreografo a rimandare alla desolazione di Beckett, alla «attesa interminabile e inutile» che prova a risolvere una «insensatezza dell’esistenza» nello sforzo di tenersi, nonostante tutto, in piedi. Partner di relazione sono i costumi, da cui i performer sgusciano via come da una muta di pelle, e gli oggetti scenici, un inventario di reperti di archeologia del futuro. Se si avverte in più di un momento una certa stanchezza creativa, senza dubbio granitica è la disciplina dei corpi, consueto e cercato il virtuosismo coreografico e interpretativo, con alcune punte d’eccellenza nella gestione delle durate di sequenza, tra un incipit che davvero rende l’idea di un mondo esploso e un finale che commuove per la visione poetica di un’umanità eviscerata in una scomparsa del senso di compiutezza. (Sergio Lo Gatto)
Visto a Progetto Manifattura per Oriente Occidente 2026, Rovereto – Idea e direzione artistica Marcos Morau; Direzione di produzione Juanma G. Galindo; Coreografia Marcos Morau in collaborazione con gli interpreti Interpreti Fabio Calvisi, Marina Rodríguez; Luci Bernat Jansà; Direttore di scena e oggetti di scena David Pascual; Suono Uriel Ireland; Ideazione costumi Marcos Morau; Logistica e produzione Cristina Goñi Adot, Àngela Boix; Coproduzione La Veronal, Oriente Occidente, Mercat de les Flors, Temporada Alta – Festival de tardor de Catalunya; Con il supporto del Ministerio de Cultura de España












