Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 26
ConTatto di Federica Dauri visto a Le Alleanze dei Corpi 2026 nella Palestra Pontano di Milano è un lungo, lento, sommesso, anche impercettibile climax. È una intensa coreografia dello sguardo, una negoziazione continua con ciò che nella relazione resta invisibile, tra i due performer in scena: «una coppia reale in cui uno dei due vive con una disabilità acquisita dopo un ictus spinale». Non brigano né si dànnano l’anima, non avanzano alcuna richiesta, non hanno nessuna pretesa, non incarnano nessun protagonismo narrativo: solo una intensa intimità impersonale che dilaga nello spazio. E tocca davvero ognuno. Sono seduti a terra distanti tra loro, su un largo quadrato bianco, ma si cercano, si avvicinano, anche si contemplano, a volte distratti con gli occhi sugli spettatori (anche noi siamo a terra, sui quattro lati). A volte nello scoppio improvviso di un abbraccio, che si prepara e accoglie senza retorica, uno nelle braccia dell’altro come una caduta senza alcuna perdita (sia d’equilibrio, o di gravità). Qui non va in scena un legame psicologico di tipo tradizionale basato sull’io e sulla proprietà personale dell’individuo. Queste presenze sono perse nello sguardo dell’altro, e non reclamano alcunché: e noi che guardiamo presenti non siamo che tracce di questa esperienza, nulla di più. Alain Nouchy, ferito dall’ictus, sposta con infinita grazia pragmatica la parte offesa del suo corpo, per assumere pose anche di osservazione o di attesa, ed il suo mantra sembra essere la disposizione (sopra un tappetino nero), mentre Luca Della Corte più mutevole nello spazio, ci sorprende un po’ tutti, davvero: abituati a vederlo interprete eroico e marziale nei più proverbiali lavori di Cosimi, qui invece sfodera una intensa figura pacifica e piena di garbo e di radiosa bellezza, capace di un’intensità antieroica, pacificata e arresa alla negoziazione continua dell’amore con l’altro. Anche nel contatto sembra differirsi e rimandarsi di continuo l’impossibilità di cogliere un “presente” puro, che non sia già intriso di attesa, di malinconia e di rotture, di pieghe,torture. Perché è dell’impuro partecipare così alla costruzione del mondo. (Stefano Tomassini)
Visto alla Palestra Pontano per Le Alleanze dei Corpi 2026, coreografia di Federica Dauri, drammaturgia e camera video, Hanna Schaich, performer Luca Della Corte e Alain Nouchy, con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana, Residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t., Dance on tour project by Tanzquartier Wien in cooperazione con il Federal Ministry for European and International Affairs.













Siete splendidi e bravissimi !!@