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REPLICA (di Panzetti/Ticconi per Abbondanza/Bertoni)

Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 26


Il titolo è davvero ingegnoso. Baltasar Gracián avrebbe apprezzato. Io ci ho messo un quarto d’ora a capire, sul catalogo, del perché soltanto a questo lavoro veniva indicato che si trattava, appunto, di una Replica. (Vabbè non sono un’aquila, però l’equivoco ha prodotto in me una serie dissociativa di squilibrî semantici tra ripetizione e risposta, copia e protesta, riproduzione e obiezione, da cui sono sfilate poi molte immagini). È il nuovo lavoro del duo Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi pensato e ‘donato’ su commissione al duo Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, visto a Rovereto per il Festival Oriente Occidente. Col titolo dunque si parte già dal due, dal secondo, non esiste l’uno né il primo (da qui altra serie di rinunce logiche: debutto, singolarità, individualità, isolamento, ma poi a macchia d’olio anche purezza, confini, egoismo, tempo dell’io…). Le due (per aura, non per stazza) gigantesche presenze in scena sono ‘ridotte’ a una sorta di primati (a terra di spalle, coi lunghi capelli di entrambi a coprire il volto, entrambe con una ingombrante pelliccia grigia a neutralizzare il tutto, come le più incenerite e ricurve figure di Beckett, che non a caso ritorna nella proiezione sulla tela di bocche fiammanti alla Non Io/Not I), e che ossessivamente si pettinano le chiome, per replica di gesti circolari e bellissimi, sempre in un accordo cortese. Lui replica lei, che sta sempre un microsecondo e un microspazio più avanti di lui: ma è una condizione ontologica, per resistere al precipizio, per mantenere viva l’ambiguità di ogni verità, tra i due l’«irriducibile differenza». C’è tutto il campionario compositivo di P&T, messo qui con infinita intelligenza a disposizione di A&B che sono corpi senili, benissimo piantati, per niente aerei (come spesso invece pretendono P&T), eppure aperti a compasso per tutto lo spazio. Fino ai grugniti bestiali che spezzano l’idillio, ai finti applausi che costringono a inchini e rilanciano le forze, e al finale, tremendo e tenerissimo: lui cade a terra, sfinito. Allora lei lo porta fuori la tela di proscenio, in quella realtà che non è meno ambigua, perché mostra dei dolori e delle ferite esposte tutto il loro magico mistero, la loro gloriosa vacuità. Imperdibile. (Stefano Tomassini)

Teatro Zandonai, Oriente Occidente Regia, coreografia Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi Interpreti Michele Abbondanza, Antonella Bertoni Musiche originali Hrvoje Niksic Disegno luci, ingegneria di scena Michele Piazzi Video Valerio Figuccio Direzione tecnica Claudio Modugno Costumi Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi Sartoria Manuela Gober Progettazione Poliedri Studio Doppio – Alessandro Panzetti Organizzazione, strategia e sviluppo Dalia Macii Amministrazione e produzione esecutiva Francesca Leonelli
Comunicazione Erika Parise Ufficio stampa Marilù Ursi Produzione Compagnia Abbondanza/Bertoni Coproduzione ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione Con il sostegno di Mic – Ministero della Cultura, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto In collaborazione con Associazione Van Ets Ringraziamenti Trippen Durata 55’

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini
Insegna studi di danza e coreografici presso l’Università Iuav di Venezia. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar (NYC); nel 2010 Scholar-in-Residence presso l’Archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e nel 2011, Associate Research Scholar presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University (NYC). Dal 2021 è membro onorario dell’Associazione Danzare Cecchetti ANCEC Italia. Nel 2018 ha pubblicato la monografia Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell’impossibile (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi.

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