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CADUTA LA NEVE_DA SARAH MOON (Alessandra Cristiani/PinDoc)

Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 26

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Se l’immagine fotografica esprime fragilità, di conseguenza questa si rispecchia anche nella danza che la rappresenta. In scena un unico corpo, presentato nella propria totale e disarmata vulnerabilità: la completa nudità, insieme all’articolazione dei gesti, si fa motivo d’indagine su un linguaggio intermediale, fugace, intimo. Una sensazione di sospensione accompagna lo sguardo della platea grazie alla partitura musicale realizzata e all’unica performer in scena che, con raffinata sensibilità, muove i propri passi. I capelli, lunghissimi e sciolti, sono quasi materiale coreografico, attivo, libero, comunicativo. In questa dimensione, contemplativa e quasi indefinita, risuonano le parole di Ariel: «solo il tempo che batte nel quadrante dell’orologio sembra mantenere il contatto con una misura, con l’inizio e la fine di qualcosa». Ma distrutta la mera cronologia dei momenti tramite il gesto di scagliarsi contro l’oggetto presente in scena, la danza si fa poi decisa, ariosa, fieramente liberatoria. Il pubblico è allora forse chiamato a cogliere l’importanza di scandire istanti oltre il ticchettio assillante del tempo. Studentessa di disegno, modella e poi affermata fotografa, Sarah Moon da soggetto creatore diviene oggetto coreografico per Alessandra Cristiani, impegnata nel portare a compimento la propria trilogia: La questione del linguaggio corporeo e l’arte. Cristiani sottolinea che la dimensione di estrema solitudine vissuta dalla fotografa francese – a causa di un particolare vissuto personale che l’ha indotta a comprendere «cosa catturare con lo sguardo» – trae linfa per guidare il proprio modo di abitare la scena. Priva d’abiti si muove dapprima su questo sgabello, poi al suolo, successivamente la si osserva vestita di un nero delicato e ancora di un rosso-sangue più sfarzoso. Significativi gli spostamenti dinamici nello spazio, quando la sua figura si copre e poi risulta nascosta, a tratti, dai pannelli posti in fondo e al centro della scena. Alla fine osserva le tracce lasciate dal suo agire e in penombra assimila quanto accaduto in questo luogo di sacra debolezza. (Sara Raia)

Visto al Teatro Astra, Torino, nell’ambito di NID Platform 2026 Crediti: Progetto e performance Alessandra Cristiani / musica e suono Gianluca Misiti / luci Gianni Staropoli / oggetti di scena Francesca Innocenzi / produzione PinDoc / coproduzione Teatro Akropolis, Triangolo Scaleno Teatro / con il sostegno del Festival Danae, Teatro delle Moire, Associazione Culturale Le Decadi / con il contributo di MiC, Regione Siciliana / durata 45 min

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