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U.MANI.TÀ (di Jacopo Tealdi)

Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-agosto 26


La prima occasione in cui vidi Jacopo Tealdi appartiene alla categoria dei miraggi. Era un’ora imprecisata tra le 3 e le 4 del mattino, durante la festa di chiusura della Luna nel pozzo dello scorso anno: dodici ore ininterrotte di spettacoli e concerti all’interno di una masseria vicino a Ostuni. Lui si materializzò nello spazio dietro la cucina tra un monologo su Calvino e un’esibizione di clownerie, portando uno spettacolo generato esclusivamente dalle sue nude mani. Immerso nell’oscurità, Tealdi portava il suo “Teatro manuale” e materializzava alternativamente esclamazioni, elementi atmosferici e due personaggi a cui prestava le voci: l’ingenuo e ridanciano Mr. Piccolino e l’arcigno professor Daimon. Tealdi si è formato intorno al 2010 a Torino, nell’Atelier Teatro Fisico di Philip Radice, elaborando un linguaggio che attraversa le categorie del teatro di figura e del cabaret e che non è facile scovare frequentando le programmazioni più battute. Lo ritrovo, infatti, in un festival dall’identità transmediale come quello dei Luoghi, organizzato dal Teatro Koreja di Lecce, con il suo spettacolo più longevo, U.mani.tà, dove ricompaiono i personaggi e le ambientazioni che mi erano apparsi l’anno scorso. Brevemente: Mr. Piccolino vorrebbe raccontare una fiaba al pubblico, il professor Daimon cerca di distoglierlo e di dimostrargli la profonda natura orrorifica delle fiabe, ma Mr. Piccolino ha la meglio e ci riesce. Il centro dello spettacolo, tuttavia, non è nella trama, né negli apologhi morali un poco semplicistici, né nella struttura drammaturgica non sempre solida: piuttosto, esso sembra trovarsi sia nella potenza icastica delle mani di Tealdi, che diventano un volto, una stella, una scritta, due corpi allacciati in una danza, sia nella relazione con il pubblico, adulto, che gioiosamente interviene ad alta voce, anche quando non sollecitato, trovando sempre un’accoglienza e una replica dal palco. Le possibilità metamorfiche di Tealdi e la semplicità del suo dispositivo scenico ci rapiscono: in modo raramente così intenso, abbiamo l’impressione di poter interagire con il meraviglioso teatrale e, per un istante, di accedere alla sua elementare magia. 

Visto al Festival dei luoghi, Koreja Cantieri Teatrali. Di e con Jacopo Tealdi 

Cordelia, giugno-agosto 2026

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Matteo Valentini
Matteo Valentini
Matteo Valentini ha conseguito una laurea in Letterature moderne e un dottorato in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli studi di Genova. È tra i fondatori dell’Oca – Osservatorio Critico Autogestito, webzine di critica teatrale, e collabora anche con Hystrio e Teatro e Critica. È docente di ruolo di Italiano e Storia presso il Convitto Nazionale Longone di Milano.

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