HomeCordelia - le RecensioniBACH DANCE CONCERT (coreografia di Roberto Zappalà)

BACH DANCE CONCERT (coreografia di Roberto Zappalà)

Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-agosto 26


È un concerto di musica dal vivo (tutto Bach!) e di danza (Compagnia Zappalà) eppure parte subito una musica registrata. Per di più l’arcinoto (e compromesso, un po’ jingle, un po’ mot à casser) inizio della Toccata BWV 565, con tanto d’organo clericale, sanfedista, insomma domenicale. Penso sùbito: la solita zappalata, mi sa che mi alzo e me ne vado. Poi, invece, dal nero della scena emerge la figura e il suono di Ramin Bahrami, al pianoforte che riceve in coda questo avvio registrato, e prosegue sui tasti viventi del suo incantato Yamaha. Da qui prende corpo una performance che ci inchioda alle poltrone. È Bach Dance Concert visto in anteprima nazionale a Operaestate Festival. Per la prima volta a Bassano, per la prima volta su un palco con quinte (Zappalà dixit). L’intuizione più sana e più bella è questo accordo dei brani, scelti per il programma, a partire dal flusso della scena, più spesso dai corpi dei danzatori, che Bahrami guarda continuamente, tiene sempre in gioco e sembra dirigerli o esserne diretto, sembra sostenerli ed esserne sostenuto. Maggior coincidenza coreografica con la prassi musicale bachiana non sarebbe stata possibile. Zappalà è un vero artigiano della coreografia, sa il fatto suo. E in scena le prova davvero tutte: duetti assoli terzetti e tanti gruppi (sono in sei, tutti in mini-gorgiera e lamé, stratosferici: Samuele Arisci, Loïc Ayme, Faile Sol Bakker, Anna Forzutti, Silvia Rossi, Alessandra Verona), molto efficaci quando hanno i piedi ben piazzati a terra, meno quando in mezza punta con l’assetto e l’estetica del movimento parodiata pretendono deformità. Gruppi ossessivamente determinati da sequenze che anche molto si ripetono (e soprattutto questo ritorno frequente del sincrono, che ottiene di certo immediati effetti scenici, di ordine e di coordinamento, ma che porta con sé un senso di uniformità, in genere imputabile soltanto alla pigrizia del coreografo quando rinuncia all’invenzione). Ramin Bahrami sembra perfettamente a suo agio in questo ruolo comprimario che partecipa (ha un tocco mirabile) con un infinito sapere bachiano: un repertorio che interpreta senza retorica alcuna, come un fratello di pianerottolo, un fidatissimo vicino di casa. (Stefano Tomassini)
Visto al Teatro Remondini di Bassano per Operaestate Festival, con Compagnia Zappalà Danza, coreografia Roberto Zappalà, pianoforte Ramin Bahrami, musica Johann Sebastian Bach, danzatori Samuele Arisci, Loïc Ayme, Faile Sol Bakker, Anna Forzutti, Silvia Rossi, Alessandra Verona

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini
Insegna studi di danza e coreografici presso l’Università Iuav di Venezia. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar (NYC); nel 2010 Scholar-in-Residence presso l’Archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e nel 2011, Associate Research Scholar presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University (NYC). Dal 2021 è membro onorario dell’Associazione Danzare Cecchetti ANCEC Italia. Nel 2018 ha pubblicato la monografia Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell’impossibile (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi.

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