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ZUGZWANG (Elisabetta Lauro e Gennaro Andrea Lauro)

Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26

C’è una mossa, negli scacchi, che si gioca già sapendo di perdere, si chiama Zugzwang. Il giocatore smette di credersi conduttore della partita e scopre di esserne anche lui una pedina. È da questa condizione — in cui il gioco si rivela giogo e rimanere fermi non è permesso — che i fratelli Elisabetta e Gennaro Lauro costruiscono la loro prima creazione a due.

Sessantaquattro mosse, come le caselle del gioco, declinate in «una sorta di albero genealogico» di legami ereditati in figure — pedine, alfieri, un padre, una madre, una famiglia — dove nessuna mossa è mai davvero la prima, perché la partita della vita era già in corso quando siamo arrivati a giocarla. In scena, una simmetrica economia del gesto e l’evidenza fisica di un’origine comune che la coreografia sceglie, ostinatamente, di non lasciare incontrare, tra traiettorie in linea retta, sguardi negati di proposito, l’asincronia del botta e risposta, in un infinito incastro di combinazioni senza via d’uscita né vincitori che potrebbe proseguire per sempre. La scacchiera si fa presto labirinto asfissiante e ragnatela, e a tesserla, isolata in un cono di luce, è la consolle di Amedeo Monda. Eppure, negli interstizi coreografici dell’attesa di una nuova mossa di risposta, si intravede dalla seconda metà del lavoro, in tentativi timidamente sparsi, la necessità di non sopravvivere alla propria posizione, evitare la frattura, per ricercare una personale convivenza con quanto ci precede. L’armonia del gesto, che all’inizio i due si negavano, si realizza solo negli ultimi minuti in una sincronia minima e definitiva, sciogliendo forse con troppa grazia e celerità la tensione di una coreografia che fino a quel momento aveva fatto dello stallo e della sua durata la propria condizione di esistenza. Che lo zugzwang si sia fatto aiutomatto o siamo di fronte a una patta? Sulle note di Andrea Laszlo De Simone, i due fratelli tradiscono la scacchiera e il suo meccanismo, e lo stallo, con le sue posture e i legami ereditati, diventa così la prima mossa di una vita libera, da giocare altrove. (Serena Spanò)

Visto al Teatro Sociale di Fasano – Puglia Showcase 2026. Di e con Elisabetta Lauro e Gennaro Andrea Lauro; musica Amedeo Monda; luci Tea Primiterra; produzione Sosta Palmizi, Compagnie Meta (Francia), Cuenca/Lauro (Germania); coproduzione FESTIVAL DANZA IN RETE – Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza; realizzato con il contributo di ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche azione della Rete Anticorpi XL – Network Giovane Danza D’autore coordinata da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino – Coordinamento azione ResiDance XL per il Network AnticorpiXL in collaborazione con Teatro Akropolis, Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura, Comune di San Vito dei Normanni,TEX – Il Teatro dell’ExFadda con il sostegno del CSC di Bassano del Grappa; il progetto è stato inoltre accolto presso Festa di Teatro Ecologico di Stromboli, Teatro in-folio / Residenza Carte Vive, Invito alla Danza – Barletta, Ménagerie de Verre – Paris, CND – Paris, CENTQUATRE- Paris

Cordelia, giugno-luglio 2026

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