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THE WIZARD IS NOT REAL (di lisa laurent)

Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26

the wizard is not real è, senza dubbio, uno dei lavori più divisivi intercettati a Santarcangelo festival. Non avevo previsto di scriverne, e anche sul taccuino degli appunti avevo segnalato poche cose. Parole. Eppure, nei giorni seguenti alla visione, sono tornata con la mente a quel pianto. Sì, perché lisa laurent, in scena, piange. All’interno del Teatro Il Lavatoio, laurent, che nel 2025 vince con questo lavoro lo Swiss Performance Art Award, attende il pubblico in collant celesti, felpa e sabot azzurri in stile retrò con cinturino gioiello sul collo del piede. Con gesto deciso, si libera della felpa, esponendo la sua nudità e, insieme, la sua disperazione, costantemente illuminata da una luce piena e amplificata dall’utilizzo di un microfono che pende dall’alto e che, provvisto di un lungo filo, le consente poi di raggiungere la platea. laurent si muove attorno a un tavolo e all’interno dello spazio scenico, percorrendone tutti gli angoli, fino a quello che sembra essere un temporaneo riparo (un luogo alle spalle della platea che accoglie, probabilmente, una cabina di regia) nel quale la performer si rannicchia su sé stessa come in una momentanea resa. Lo spazio performativo si sposta altrove e la scena viene privata della sua luce. Nel porre l’accento sul pianto, che muta per intensità e modulazione, la performer richiama costantemente l’attenzione sul volto, sul primo e sul primissimo piano, attingendo ai codici del linguaggio cinematografico, soprattutto del cinema muto, recuperandone tutta l’enfasi rimossa. Quella esibita in scena non è, dunque, soltanto una nudità del corpo, ma soprattutto dell’anima, oltre che del dispositivo teatrale: laurent, diva scomposta e fragile, persegue, nella reiterazione del pianto, una logica emotiva sottesa a una stratificazione drammaturgica che mette in campo un’indagine sull’idea stessa di stereotipo e sul rapporto tra verità e finzione, tra realtà e sogno. Della femme fatale, iconico personaggio del cinema classico, resta solo la vulnerabilità. La maschera è caduta. (Giusi De Santis)

Visto al Teatro Il Lavatoio – Santarcangelo Festival. Ideazione, performance: lisa laurent; Drammaturgia: Baptiste Cazaux; Supporto artistico: Thibault Lac; Coaching del pianto: Piera Bellato; Ricerca musicale: Nelly Schaub; Ricerca styling: Elie Autin; Luci: Sélim Dir Melaïzi, Justine Bouillet; Suono: Gaspard Perdrisat; Supporto editoriale: Pauline Coquart; Coproduzione: Théâtre de l’Usine (Ginevra), Théâtre Sévelin 36 (Losanna); Con il sostegno di: Loterie Romande, Ernst Goehner, SIS; Produzione: l2prod; Produzione, amministrazione, distribuzione durante la creazione: Yamina Pilli / oh la la – performing art production; Ringraziamenti: Maman, Papa, Johan, Nicolas, Antoine Weil, Aude Martino, Mayotte De Saulieu, Giulia Essyad, Morgan Carlier, Pierre Piton, Lucia Gugerli, Gabriella Imrichova, Isabel Lewis, Rares Donca, La Ribot, Trixie & Katya; Progetto realizzato con il supporto di Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia

Cordelia, giugno-luglio 2026

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Giusi De Santis
Giusi De Santis
Giusi De Santis si laurea con lode in Analisi del Film con una tesi su Luis Buñuel, presso la facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma, dove è stata cultrice della materia ‘Teoria e interpretazione del film’ - corso di Laurea in ‘Forme e Tecniche dello Spettacolo’ -, e dove approfondisce gli studi di metodologia e critica sia cinematografica che teatrale. Ha lavorato alla Fondazione Cinema per Roma per quattro edizioni del Rome Film Fest e per la Compagnia Leone Cinematografica nell’ambito del coordinamento della produzione e, successivamente, come story editor e responsabile editoriale. Svolge attività di consulenza artistica e di editing per la realizzazione di podcast e collabora, come membro del comitato scientifico, chair e discussant, alla progettazione e realizzazione di convegni nazionali e internazionali. Ha scritto di cinema e teatro per diverse riviste online, tra cui Frame e Paper Street e, al lavoro di critica cinematografica e teatrale, affianca quello di dramaturg. Dal 2017 collabora con la rivista Left, dove cura anche la rubrica di cinema. Autrice di saggi e racconti, per L’Asino d’oro edizioni ha curato i volumi Infinito Antonioni. Una ricerca rivoluzionaria sulle immagini (insieme a E. Amalfitano, 2024), Fine serie mai (2023), Il cielo della luna (2020).

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